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Infortunio sul lavoro, ricaduta e indennità Inail

3 Agosto 2019
Infortunio sul lavoro, ricaduta e indennità Inail

A seguito di un infortunio da me subito sul lavoro, ho avuto una ricaduta seguita da un’operazione . L’azienda non integra più lo stipendio, sostenendo che la loro assicurazione prevede un solo anno di copertura. Essendo scaduto il termine, ora percepisco solo la quota Inail. Ho fatto 7 mesi la prima volta. Rientrato al lavoro per 3 mesi sono stato poi ricoverato. Ho fatto altri 7 mesi. Gli ultimi 2 mesi l’azienda non ha più pagato. Ho percepito solo la quota Inail. È giusto che l’azienda dove lavoro non paghi più?

A breve, dovrò rioperarmi sempre per lo stesso problema. L’Inail sostiene che posso riaprire l’infortunio. È l’ennesima ricaduta. È giusto che io percepisca solo la quota Inail e l’azienda non integri nulla?

Per poter rispondere in maniera esaustiva al quesito in esame occorrerebbero ulteriori dati. Per quello che si può desumere dallo stesso il suo datore di lavoro non ha intenzione di integrare l’indennità Inail fino al raggiungimento del 100% del suo attuale stipendio. 

L’infortunio sul lavoro è pagato sia dal datore di lavoro che dall’Inail, a partire dal 5° giorno in poi di malattia, tutti i giorni sia feriali che festivi, secondo i seguenti parametri: 

il giorno dell’infortunio, indipendentemente dall’ora dell’accaduto, il datore di lavoro è tenuto a pagare il lavoratore con una retribuzione pari al 100%; 

  • i primi 3 giorni sono a carico del datore di lavoro; 
  • il 60% della retribuzione dal 4° giorno fino al 90°; 
  • il 75% della retribuzione dal 91° giorno fino alla completa guarigione del lavoratore. 

Per quel che riguarda l’integrazione da parte del datore di lavoro del lettore bisognerebbe sapere di cosa si occupa l’azienda e l’inquadramento contrattuale della stessa. 

Questo perché l’integrazione è prevista nella maggior parte dei contratti collettivi di lavoro (ma non in tutti) per consentire la copertura dell’indennità giornaliera fino al 100%. 

Due esempi per essere più chiari possibile: 

  • il CCNL Alimentari – Industria prevede un’integrazione a carico azienda del 100% per tutto il periodo di erogazione dell’indennità INAIL fino alla guarigione;
  • il CCNL Commercio e Terziario – Confcommercio prevede invece un’integrazione del 90% dal 5° al 20° giorno di infortunio, elevata al 100% dal 21° giorno fino a guarigione. 

Come si può notare ogni contratto di lavoro prevede articoli che gestiscono in maniera autonoma l’integrazione datoriale. 

Sempre nel CCNL di categoria si disciplina (o meno) un limite temporale per l’infortunio di lavoro: dopo 180 giorni di astensione dal lavoro il lavoratore non ha diritto a conservare il posto di lavoro. 

L’integrazione del datore di lavoro se è contemplata dal contratto collettivo non ha durata annuale (a meno che non sia specificato nel contratto stesso) ma si protrae, come per l’INAIL, fino al giorno della completa guarigione del dipendente. 

Il datore di lavoro del lettore avrà stipulato un’assicurazione privata in aggiunta ed in corrispondenza con la copertura INAIL che in caso di incidente sul lavoro permetta di usufruire oltre al risarcimento corrisposto dall’INAIL anche di un’ulteriore diaria giornaliera che coprirà, contestualmente all’Istituito assistenziale, l’assenza dal lavoro. 

A seconda del tipo di polizza e delle garanzie accessorie il datore del lettore pagherà un premio all’agenzia di assicurazione e potrà anche decidere di non rinnovare la polizza oltre l’anno ma se nel CCNL di categoria è prevista l’integrazione fino a guarigione è tenuto a pagargliela a prescindere dall’assicurazione privata. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Maria Anna Galimi 



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