Diritto e Fisco | Articoli

Lavoro autonomo occasionale: differenze col lavoro accessorio

3 Agosto 2019
Lavoro autonomo occasionale: differenze col lavoro accessorio

Si consideri un professionista con partita Iva che si vuole avvalere di una persona non titolare di partita Iva, che è già lavoratrice dipendente part-time, per la riorganizzazione e gestione dell’archivio informatico dello studio con creazione e associazione di file in modalità online e quindi non all’interno dei locali dello studio. L’attività verrebbe svolta a casa della lavoratrice tramite l’uso del suo pc personale nei tempi e nelle modalità da lei decise. Il periodo dell’eventuale rapporto di lavoro dovrebbe essere di circa 30-40 giorni per un corrispettivo pari a 1200-1500 euro.

Lo si può inquadrare nell’ambito del lavoro autonomo occasionale articolo 2222 codice civile? Se si, quali adempimenti devono essere effettuati rispettivamente dal committente e dalla lavoratrice? Esistono limiti di durata e di importo del corrispettivo perché il rapporto di lavoro rientri nell’ambito del lavoro autonomo occasionale? Nel caso in cui il professionista-committente avesse ulteriori servizi da far svolgere durante l’anno può di nuovo avvalersi della suddetta lavoratrice ed instaurare un nuovo rapporto di lavoro autonomo occasionale? Si possono versare i contributi alla Gestione Separata Inps anche se al di sotto dei 5.000 euro di reddito da lavoro autonomo occasionale? Esistono dei facsimili di contratto standard ed una ricevuta standard da utilizzare per questa tipologia di contratto? 

Il lavoro autonomo occasionale – quello disciplinato dall’art. 2222 cod. civ. – è un tipo di rapporto lavorativo tutt’oggi pienamente valido che non va confuso con il lavoro accessorio (ex voucher), ora retribuito per mezzo del “Libretto Famiglia” o “Contratto di prestazione occasionale”, disciplinato dal D.L. n. 50/2017, convertito in L. n. 96/2017. 

La disciplina del lavoro autonomo occasionale riguarda i soggetti che svolgono esclusivamente attività professionali di carattere intellettuale. Si tratta di soggetti che non hanno obbligo di iscrizione ad albi o elenchi professionali che svolgono occasionalmente l’attività. 

Il lavoro accessorio, invece, rispetta una normativa totalmente differente e riguarda esclusivamente le attività non abituali legate ad attività di tipo subordinato, quindi con un committente stabilito. In quest’ultimo caso l’attività di lavoro non è autonoma, come nel caso precedente, ma alle dipendenze di un committente. 

Nel caso di specie, quindi, deve essere utilizzato il lavoro autonomo occasionale (art. 2222 cod. civ.), ossia “colui che si obbliga a compiere dietro corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente, e in via del tutto occasionale”. 

Tale tipologia di contratto, infatti, si distingue per: 

  • completa autonomia del lavoratore circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro, mancando il potere di coordinamento del committente; 
  • mancanza del requisito di continuità, essendo tale collaborazione solamente episodica; 
  • mancanza di inserimento funzionale del lavoratore nell’organizzazione aziendale. 

Asserito quale strumento utilizzare per retribuire il prestatore di lavoro, occorre soffermarsi sugli adempimenti da espletare. Si parta dal presupposto che il lavoratore non deve emettere fattura, in quanto non ha la partita Iva, ma basta una ricevuta. 

La ricevuta di compenso per lavoro autonomo occasionale deve contenere: 

  • nome, cognome, data di nascita, codice fiscale, indirizzo di residenza del lavoratore; 
  • nome, cognome, o ragione sociale (se si tratta di società o altro ente), eventuale data di nascita, codice fiscale, partita Iva, domicilio del committente; 
  • tipologia di prestazione effettuata (è consigliabile indicare che la prestazione ha carattere del tutto occasionale, non svolgendo il lavoratore prestazioni di lavoro autonomo con carattere di abitualità); 
  • importo lordo del compenso (cioè al lordo della ritenuta d’acconto); 
  • ritenuta d’acconto (pari al 20% del compenso); 
  • importo netto percepito (compenso lordo meno ritenuta); 
  • assoggettamento o meno del compenso alla contribuzione Inps (contributi previdenziali da accreditare nella Gestione Separata), per superamento del limite pari a 5mila euro annui dei compensi ricevuti a titolo di collaborazione occasionale;
  • data, luogo e firma del lavoratore e del ricevente. 

Sulla ricevuta deve essere apposta una marca da bollo da 2 euro (se limporto del compenso – come caso di specie – supera i 77,47 euro). La marca deve essere applicata soltanto nella ricevuta originale, che va al cliente; sulla copia del lavoratore è sufficiente indicare: “Imposta di bollo assolta sull’originale”. 

Quanto trattenuto dal compenso (il 20% dello stesso) deve essere versato dal cliente tramite F24, con codice 1040, entro il 16 del mese successivo a quello in cui la ricevuta è stata liquidata. Il professionista deve poi rilasciare al lavoratore autonomo occasionale la certificazione unica (modello CU), con l’indicazione dei compensi versati e delle ritenute effettuate, che dovranno anche essere esposte nel modello 770. 

Il lavoratore, ricevuta la certificazione delle ritenute, potrà scomputare quanto trattenuto dalle imposte, in sede di dichiarazione dei redditi. 

In risposta alla domanda n. 3, non esiste un limite di durata massimo di 30gg contrariamente a quanto si pensa, né un limite massimo di reddito pari a 5.000 euro annui (questo limite obbliga soltanto all’iscrizione presso la Gestione Separata Inps). Chiaramente l’attività, però, deve essere svolta in modo non continuativo. Quindi, rispondendo alla domanda n. 4, a parere di chi scrive è possibile incaricare lo stesso prestatore di lavoro, purché il rapporto non diviene poi abituale nel tempo, conservando le caratteristiche previste dalla legge come descritto in precedenza. 

Nel caso in cui il prestatore di lavoro occasionale raggiunga nell’anno la soglia di 5.000 euro lordi di prestazioni c’è l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps. Con il contestuale obbligo del versamento contributivo. Questo in base all’art. 44,del D.L. n. 269/2003, vonvertito dalla Legge n. 326/2003, a decorrere dal 1 gennaio 2004. 

La soglia di 5.000 euro lordi deve essere così conteggiata: 

  • prendendo a riferimento solo le prestazioni occasionali; 
  • sommando tutti gli importi lordi incassati nell’anno fino a quel momento; 
  • considerando tutti i committenti; 
  • escludendo tutti i redditi di altre categorie (es. lavoro dipendente). 

I contributi devono essere versati solamente sulla quota di reddito eccedente la soglia dei 5.000 euro. In pratica tale soglia funge da franchigia per i contributi previdenziali. 

Non sono previsti, e non sono dovuti quindi, i contributi previdenziali per importi che non superano i 5.000 euro lordi. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube