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Consorzio: precetto e procedure esecutive

3 Agosto 2019
Consorzio: precetto e procedure esecutive

Con sentenza del Tribunale Civile il Consorzio veniva condannato a risarcire ai miei assistiti ex art. 2043 c.c. i danni causati ai loro terreni dalle concrete modalità di esecuzione dei lavori posti in essere dalla società consorziata e quest’ultima veniva condannata a rifondere il Consorzio.

Devo fare il precetto al Consorzio, ma non so se lo stesso nel caso di specie (in cui il danno è stato cagionato dalla cattiva esecuzione dei lavori e quindi sganciato dall’esercizio della funzione pubblica) è equiparato ad un Ente pubblico.

Devo aspettare 120 giorni dalla notifica della sentenza per notificare l’atto di precetto? Posso fare  pignoramento presso terzi al tesoriere o in alternativa cosa si può aggredire ad un Consorzio?

Ad avviso di chi scrive, la procedura esecutiva nei confronti del Consorzio in questione deve rispettare il termine di 120 giorni dalla notifica della sentenza prima di avviarsi.

Questo perché, a prescindere dall’oggetto del debito maturato nei confronti dei clienti del lettore, il Consorzio – la cui natura si sostanzia nell’esplicazione di atti amministrativi, o di pubblico interesse – non perde la sua natura pubblicistica, anche se ci si ritrova dinanzi ad una questione prettamente civilistica.

È quanto succede, ad esempio, con le azioni esecutive da intraprendere nei confronti di Inps non solo per gli arretrati riconosciuti in giudizio e derivati da indennità previdenziali, piuttosto che assistenziali, ma anche per il semplice recupero delle spese legali (questione prettamente civilistica).

Anche qui, per quanto si tratti di somme non collegate alla natura previdenziale dell’istituto, l’azione del recupero del credito in questione – prettamente civilistica – non potrà essere avviata se non decorsi i 120 giorni dalla notifica del titolo.

Con riguardo alle modalità di recupero, il lettore potrebbe provare sin da subito un pignoramento nei confronti della tesoreria, posto che – se il consorzio è in bonis – non dovrebbero esserci problemi di fruttuosità della procedura.

Diversamente, si potrebbe fare una visura camerale e verificare la possibilità di intentare un pignoramento delle quote di partecipazione.

Inoltre, alla luce della natura pubblica del Consorzio, è probabile che possa essere “tentato” anche un eventuale giudizio di ottemperanza.

In questo modo, la condanna del TAR e la susseguente nomina di un Commissario ad acta porterebbe – con buona probabilità – al recupero delle somme vantate dagli assistiti del lettore.

Anche perché, le società collegate al Consorzio, potrebbero non essere aggredibili, alla luce dell’orientamento mutevole della giurisprudenza.

Di certo, le soluzioni di recupero sono differenti e le possibilità di recupero non dovrebbero essere limitate.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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