Diritto e Fisco | Articoli

Lavoratore in malattia per ansia depressiva e viaggio all’estero

27 Luglio 2019
Lavoratore in malattia per ansia depressiva e viaggio all’estero

Sono un dipendente di banca, ho 59 anni, ho 38 anni di anzianità e sono stato assunto nel 1981 come invalido (dal 2016 aggravato al 75% + handicap – art. 1 comma 3 – per ansia, problemi cardiovascolari e cardiopatici). Da 20 giorni sono in malattia per ansia depressiva. Posso prendere l’aereo per recarmi all’estero 3 giorni a trovare un parente?  

Generalmente, l’assenza dal lavoro per malattia deve essere trascorsa nella propria abitazione o comunque nello specifico luogo indicato al datore di lavoro. 

Ciò per due ragioni. Innanzitutto, in quanto deve essere fornito all’azienda un recapito valido in caso di visita medico-fiscale. 

In secondo luogo, in quanto il dipendente in malattia deve fare quanto possibile per accelerare la propria guarigione e dunque dovrebbe restare a casa a trascorrere la propria convalescenza. Quantomeno in specifiche fasce orarie, dunque, il lavoratore ammalato deve essere reperibile e, se raggiunto dal medico fiscale, sottoporsi a visita. In caso di assenza potrà essere sottoposto a procedimento disciplinare e l’Inps potrebbe revocare il pagamento dell’indennità di malattia e chiedere la restituzione di quanto già a tale titolo erogato. 

Quello in esame, tuttavia, è un caso particolare in quanto il lettore soffre di ansia depressiva. 

In caso di depressione e patologie ad essa collegate, la giurisprudenza ritiene che sia possibile allontanarsi dalla propria abitazione anche durante le fasce orarie di reperibilità in quanto uscire all’aria aperta, fare passeggiate ed incontrare altre persone possono considerarsi attività terapeutiche. 

Per essere esenti da contestazione, però, sarebbe opportuno che la necessità di uscire di casa o, come nel caso di specie, recarsi qualche giorno all’estero, sia prescritto dal medico curante come “terapia” per alleviare i sintomi depressivi. 

Oltre a ciò è comunque necessario avvisare il datore di lavoro circa i propri spostamenti, corredando la relativa comunicazione con la certificazione predetta, rilasciata dal medico. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini 



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