Diritto e Fisco | Articoli

Limite pignorabilità assegno mantenimento

15 Luglio 2019 | Autore:
Limite pignorabilità assegno mantenimento

Un giudice può disporre un’esecuzione forzata sulla somma versata all’ex coniuge o ai figli per soddisfare un credito? Ed in quale misura?

Hai contratto un debito mai pagato e ricevi un assegno di mantenimento dal tuo ex coniuge. Temi, però, che proprio a causa di quel debito venga deciso un pignoramento del trattamento economico che ricevi dopo la separazione. È possibile che ciò accada? E, in caso di risposta positiva, c’è un limite per la pignorabilità dell’assegno di mantenimento?

Forse bisogna, prima di tutto, chiarire la differenza tra due concetti su cui spesso di fa un po’ di confusione: i crediti alimentari e l’assegno di mantenimento. Perché è importante distinguerli? Perché la legge vieta il pignoramento dei primi, intesi come le risorse necessarie per soddisfare la sopravvivenza di chi li riceve. Ma permette di mettere le mani sul secondo, cioè sulla somma versata non tanto per garantire la sopravvivenza dell’ex coniuge ma il mantenimento del tenore di vita che aveva prima della separazione. Va da sé, dunque, che, a differenza dei crediti alimentari, l’assegno di mantenimento comprende una parte che serve alle spese superflue del beneficiario. Qual è, però, il limite di pignorabilità?

Altro elemento che può aiutarci a capire come funziona il pignoramento dell’assegno di mantenimento è questo: quando scatta il procedimento, e prima di arrivare all’esecuzione forzata, il bene da pignorare (in questo caso l’assegno di mantenimento entro i limiti che poi vedremo) viene vincolato. Significa che il titolare di quel bene (chi riceve l’assegno) non può utilizzarlo e che, se anche così facesse, il creditore può pretendere, comunque, che il debitore assolva il suo dovere.

Ma vediamo nel dettaglio il limite di pignorabilità dell’assegno di mantenimento.

Pignoramento: quando scatta?

Per pignoramento si intende quel provvedimento emesso da un ufficiale giudiziario con il quale un debitore viene intimato ad astenersi dall’utilizzo del bene oggetto dell’espropriazione al fine di mantenere la garanzia di credito. Lo scopo, dunque, è quello di bloccare la disponibilità della cosa pignorata, poiché da quel momento in poi deve servire a soddisfare il diritto del creditore.

Tuttavia, prima di arrivare al pignoramento di un bene (compreso l’assegno di mantenimento) occorre seguire una determinata procedura, che comincia col dimostrare che hai un diritto di credito. Questo è possibile tramite un titolo esecutivo come un decreto ingiuntivo, una sentenza, ecc.

Ottenuto quel titolo, lo step successivo consiste nel notificare al debitore un atto formale di precetto, vale a dire: devi comunicargli formalmente che ha un massimo di 10 giorni di tempo per pagarti quanto ti è dovuto e che, trascorso quel periodo, se non rispetta quest’obbligo si passerà all’esecuzione forzata. Quest’ultima deve iniziare entro 90 giorni dalla notifica del precetto, altrimenti perde efficacia. A meno che il debitore presenti opposizione al precetto: in questo caso, il termine resta congelato.

Nel caso in cui il debitore continui a fare orecchie da mercante, potrai dire al tuo avvocato di partire con la procedura del pignoramento.

Pignoramento: quali beni non si possono toccare?

Spesso, quando qualcuno si sente di avere un diritto di credito che vuole soddisfare a tutti i costi, si sente dire: «Toglierò al debitore perfino l’aria che respira». Espressione più colorita che reale: in verità, ci sono per legge [1] dei beni che non possono essere pignorati (tra questi, l’aria che respira il debitore). Nel dettaglio:

  • i crediti alimentari dovuti all’ex coniuge o ai figli;
  • i sussidi di maternità, di malattia e di funerali erogati da casse di assicurazioni o enti assistenziali o destinati a persone indigenti;
  • le pensioni, le indennità che tengono luogo di pensione o altri assegni di quiescenza, a meno che non arrivino al massimo mensile dell’assegno sociale aumentato della metà;
  • gli stipendi e le indennità legate ad un rapporto di lavoro, comprese quelle versate a causa di licenziamento, possono essere pignorati per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale se l’accredito di tali somme è anteriore al pignoramento. In caso contrario, possono essere pignorati entro i limiti di legge.

Per quanto riguarda i crediti alimentari, c’è un’eccezione che va segnalata: un giudice può decidere il loro pignoramento se servono a soddisfare altri crediti della stessa natura, cioè se gli alimenti da pignorare entro i limiti che decide il tribunale sono destinati a chi procede sempre per cause di alimenti.

Pignoramento: può colpire l’assegno di mantenimento?

Come spiegato all’inizio, crediti alimentari e assegno di mantenimento non sono la stessa cosa. I primi (che, come abbiamo visto, la legge vieta di pignorare se non con l’eccezione appena riportata) sono quelli volti a soddisfare la sopravvivenza del beneficiario, ovvero le esigenze primarie. Che non si riferiscono soltanto agli alimenti («Non di solo pane vive l’uomo», disse qualcuno molto tempo fa), ma anche l’assistenza sanitaria, le medicine, le bollette, ecc.

Lo scopo dell’assegno, invece, è quello di garantire a chi lo riceve lo stesso tenore di vita che aveva prima della separazione o del divorzio. Questo significa che l’assegno può andare oltre le esigenze di sopravvivenza e comprendere una cifra destinata a riempire ulteriormente l’armadio delle scarpe, al ristorante settimanale con gli amici, al week end al mare o alle terme, se questo era ciò che abitualmente si faceva durante il matrimonio.

Proprio questa sostanziale differenza fa sì che l’assegno di mantenimento possa essere pignorato. Ma entro quali limiti? L’esecuzione forzata può interessare la parte che eccede la somma necessaria a garantire le esigenze primarie di vita del debitore. In altre parole: se per campare ti bastano 1.200 euro (si fa per dire, ma c’è chi è costretto a starci dentro) e ricevi un assegno da 2.500 euro dal tuo benestante ex marito, i 1.300 euro che superano la soglia di ciò che ti serve possono essere pignorati.

Ma chi stabilisce quanto ti serve per campare? La decisione spetta al giudice di merito. È lui ad accertare la tua condizione sociale e a verificare quali possono essere le tue reali esigenze di sopravvivenza, in modo da fissare una soglia oltre la quale intervenire con il pignoramento dell’assegno di mantenimento.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA