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Successione, parentela indiretta col defunto e test del dna

27 Luglio 2019
Successione, parentela indiretta col defunto e test del dna

Come si può dimostrare, con minor costo, che mio padre deceduto era fratello di mia zia vivente ma molto anziana e probabilmente con demenza senile? Io e mio fratello siamo nati figli di n.n. perché mio padre era sposato ma si era separato nel 1950. Abbiamo convissuto tutti assieme come una famiglia per 51 anni. Chiedo questo perché i cugini, sapendo che non portiamo lo stesso cognome, ci vogliono escludere dalla successione. Cosa possiamo fare? 

Purtroppo l’unico modo per provare con ragionevole certezza la parentela tra il padre e la zia dei lettori è il ricorso al test del dna, l’unico scientificamente valido. 

In caso di decesso recente di persona non ancora sepolta, il metodo più semplice è quello di raccogliere dei campioni biologici direttamente dal corpo, come i capelli con la radice ancora attaccata o le unghie. Un’alternativa ai campioni biologici prelevati direttamente dal corpo è l’uso di campioni indiretti, cioè l’uso di oggetti che il defunto ha usato di recente e che potrebbe contenere tracie del suo dna (un fazzoletto, uno spazzolino da denti, una sigaretta, ecc.). 

Nel caso, invece, di decesso avvenuto da tempo, occorrerà procedere alla riesumazione della salma: bisognerà raccogliere un frammento di osso dal corpo, preferibilmente dal femore o dell’omero, oppure i denti. Neanche a dirlo, si tratta di un’operazione piuttosto costosa. 

Ovviamente, una volta fatto ciò, occorrerà confrontare il dna del padre dei lettori con quello della zia. 

In alternativa, se lo scopo dei lettori è quello di far parte della successione di loro zia, potrebbero chiedere al giudice di sottoporre i loro cugini al test del dna per appurarne la parentela: se questi dovessero rifiutare (in quanto nessuno può essere sottoposto contro la propria volontà ad un tale test), il giudice potrebbe desumerne argomenti di prova in favore dei lettori. 

Si sconsiglia però questa strada, perché il test del dna tra cugini è impreciso a causa del modello di ereditarietà dei geni in una famiglia. I figli condividono circa il 50% dei loro geni con la loro madre biologica e con il loro padre. Zie e zii condividono circa il 25% dei loro geni con i loro nipoti. Quando si tratta di cugini di primo grado, essi condividono solo il 12,5% dei loro geni. Questo significa che per l’87,5% il patrimonio genetico di due cugini di primo grado è diverso. 

Lo stesso si dica facendo il test del dna tra zii e nipoti: solo il 25% del patrimonio genetico è in comune, e può essere difficile per il laboratorio determinarne la relazione. Sapendo che i cugini di primo grado condividono solo il 12,5% del dna, il risultato del test sarà poco attendibile. 

In sintesi, quindi, il test del dna va bene solo per dimostrare una parentela diretta, in genere quella tra genitori e figli. 

In definitiva, quindi, l’unico modo più attendibile è il test del dna sulla salma del padre dei lettori, da confrontare con quello della sorella. 

Si noti, però, che anche qualora i lettori venissero riconosciuti come nipoti della loro zia, non gli spetterebbe automaticamente una parte dell’eredità: i nipoti, infatti, non sono legittimari, non sono cioè eredi a cui spetta necessariamente parte del patrimonio, al contrario dei figli naturali. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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