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Polizza assicurativa firmata in banca e truffa aggravata

27 Luglio 2019
Polizza assicurativa firmata in banca e truffa aggravata

Ho stipulato una polizza di assicurazione infortuni in banca e la promessa assicurativa era che mi sarebbero state coperte anche malattia ed invalidità da malattia nonchè la copertura dell’ammanco sul fido bancario retroattivo di sei mesi. Ho dichiarato al venditore fraudolento che ero già assicurato con altre polizze infortuni con altre compagnie e che l’accettavo solo se copriva malattia e invalidità e morte da malattia.

Dopo 2 anni dalla stipula mi è successo il peggio: cancro e invalidità al 100%.  La banca noncurante del fatto mi ha chiesto il rientro del fido immediato ed ho provveduto all’istante. La compagnia assicurativa non si è neanche pronunciata. In pratica sono stato truffato da un assicuratore celato dietro un bancario. Posso fare qualcosa?

Se l’assicurazione è stata realmente stipulata, occorrerà recuperare la polizza al fine di analizzare gli estremi della copertura.

Solo dal contenuto del contratto assicurativo il lettore potrà, infatti, valutare la possibilità di soddisfarsi del premio promesso in polizza.

In questo caso, sarà necessario denunciare i fatti alla compagnia assicuratrice e, quindi, attendere l’evolversi della procedura: eventuali visite mediche e, in caso di esito positivo, pagamento del premio.

Se non dovessero riconoscere al lettore la richiesta, allora sarebbe necessaria un’azione giudiziaria finalizzata ad ottenere una condanna del giudice all’adempimento del contratto assicurativo e, dunque, al pagamento del premio indicato in polizza.

Viceversa, se l’assicurazione promessa non è stata stipulata, occorrerà procedere penalmente nei confronti del finto assicuratore.

Sembrano, infatti, configurati gli estremi della truffa aggravata, consistita nell’aver il soggetto raggirato il lettore, mascherandosi da assicuratore, al fine di trarre un profitto: il pagamento della polizza assicurativa.

In questo caso, occorrerà presentare una querela alla procura, o presso le forze dell’ordine, magari aiutato da un legale.

In questo modo, il lettore potrà costituirsi parte civile nel giudizio penale e approfittare della sentenza di condanna per poi chiedere il risarcimento del danno in sede civile.

In più, se il finto assicuratore risulta essere un dipendente della Banca, il lettore potrebbe intentare un’azione civile di risarcimento nei confronti dell’istituto di credito.

Infatti, il lettore, accedendo nella struttura bancaria, si affida al personale ivi presente e al rapporto di professionalità offerto dalla banca datrice di lavoro.

Se la banca non riesce a monitorare le azioni delittuose dei suoi dipendenti deve essere considerata colpevole, al pari del lavoratore, dei danni causati al lettore, per la cosiddetta culpa in vigilando: in poche parole, per legge, la Banca deve vigilare sulla condotta dei suoi dipendenti e dimostrare che eventuali danni da quest’ultimi commessi non potevano essere evitati, neppure da un diligente controllo.

Pertanto, a seconda della fattispecie, il consiglio al lettore è quello di agire immediatamente, sia con la denuncia all’assicurazione (nel caso di esistenza del contratto), sia con denuncia al soggetto truffatore (in mancanza di contratto), oltre che con l’azione civile nei confronti della Banca (se il truffatore risulta dipendente della stessa).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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