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Assegno di mantenimento: prescrizione e rivalutazione Istat

20 Luglio 2019
Assegno di mantenimento: prescrizione e rivalutazione Istat

Nel giugno del 2002 il tribunale ha stabilito che il mio ex marito versasse per nostra figlia euro 750,00 mensili rivalutabili annualmente secondo l’indice Istat. Tale rivalutazione non è mai stata calcolata , né tantomeno erogata. È possibile avere anno per anno tale importo del 2002?

In virtù del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Assegno di mantenimento: la prescrizione

In Italia è riconosciuto valore alla cosiddetta prescrizione. Secondo la legge, infatti, il trascorrere del tempo, senza che il titolare di un diritto lo abbia esercitato, è considerato rilevante ai fini dell’estinzione del medesimo.

In pratica, ad esempio, se mi è dovuta una certa somma di denaro a seguito di un contratto, ma nonostante ciò non la chiedo al debitore, trascorso un certo periodo non posso più pretenderla, poiché il predetto debitore potrebbe oppormi l’avvenuto decorso della prescrizione del mio diritto.

Il descritto meccanismo opera anche per il cosiddetto diritto all’assegno di mantenimento e, conseguenzialmente, anche per le prestazioni accessorie quali la rivalutazione del medesimo.

In particolare, secondo l’opinione corrente giurisprudenziale, la prescrizione dell’assegno di mantenimento riguarda i singoli ratei dovuti [1] ed è di natura quinquennale [2].

In pratica, facendo un esempio, se il marito non versa alla moglie i ratei dal 2012, ella potrebbe pretendere gli arretrati, ma soltanto a partire dal mese di maggio del 2014: ove mai, infatti, avanzasse richiesta anche di quelli precedenti, il marito potrebbe opporre l’avvenuta prescrizione.

Caso concreto

È nelle possibilità della lettrice richiedere la rivalutazione, mai pagata, dell’assegno di mantenimento indicato in quesito, ma essendo trascorso un determinato lasso di tempo, appare evidente che per un periodo sia maturata la prescrizione.

Pertanto, la lettrice ha diritto di pretendere gli arretrati/rivalutazione, ma soltanto a partire dal mese di maggio del 2014 (per avere anche gli importi relativi agli anni 2002 – 2014, dovrebbe dimostrare di aver interrotto la prescrizione, ad esempio, mediante formale lettera di messa in mora inviata al suo ex, nel 2006 e nel 2010, nella quale gli intimava il pagamento della predetta rivalutazione).

Per agire la lettrice deve rivolgersi ad un legale affinché questi, munito del titolo esecutivo (cioè il provvedimento del Tribunale con il quale è stato disposto l’assegno in questione), possa intimare il pagamento della rivalutazione non corrisposta, entro il termine massimo di 10 giorni.

In pratica, si tratterebbe per la lettrice di notificare a suo marito il cosiddetto atto di precetto, disatteso il quale sarebbe possibile procedere all’esecuzione forzata nei riguardi del suo ex (ad esempio, pignorandogli il conto corrente).

Non è improbabile, inoltre, che il marito della lettrice, ricevuta una diffida dall’avvocato, possa decidere di evitare la notifica dei predetti atti, anche allo scopo di evitare spese legali e di procedura che aggraverebbero la sua posizione.

Per questo motivo, una comunicazione preventiva potrebbe risultare molto utile per ottenere soddisfazione del suo diritto. In mancanza, la procedura, precedentemente e sommariamente descritta, sarebbe inevitabile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Cass. sent. n.18097/2005; n. 336/2004; n. 6975/2005; n. 13414/2010.

[2] Art. 2948 cod. civ.


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