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Copisteria e multa per libri fotocopiati

20 Luglio 2019
Copisteria e multa per libri fotocopiati

Ho una copisteria. Nel 2014, durante un controllo della Guardia di Finanza, sono stati trovati in fotocopie dei libri che superavano il 15 % dell’intero testo e sono stato sanzionato con una somma di circa 8500 €. Abbiamo richiesto tramite avvocato la sospensiva in attesa di sentenza del processo penale, che è in fase di udienza in questi mesi , e a parere dell’avvocato sta andando molto bene. I ragazzi fermati con i testi dalla Guardia di Finanza hanno dichiarato che le fotocopie gli sono state date dalla loro professoressa nonchè autrice del libro perchè lei stessa visto che il libro era fuori produzione aveva consigliato di fare le copie. Ieri ho ricevuto una lettera che allego in pdf . Cosa posso fare? La multa non era sospesa? Possono bloccarmi il conto corrente? Se non pago cosa succede? 

Non potendosi avere cognizione degli atti processuali o dell’istanza di sospensione, è possibile basarsi soltanto sull’ingiunzione del prefetto che il lettore ha allegato alla sua richiesta di consulenza. Probabilmente la sospensiva è stata rigettata perché l’illecito amministrativo non è strettamente collegato con quello penale, nel senso che, anche se in sede penale venisse assolto, continuerebbe a sussistere l’illecito amministrativo. 

Ed infatti, l’art. 174-bis della legge sul diritto d’autore dice che «Ferme le sanzioni penali applicabili, la violazione delle disposizioni previste nella presente sezione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del prezzo di mercato dell’opera o del supporto oggetto della violazione, in misura comunque non inferiore a euro 103,00. Se il prezzo non è facilmente determinabile, la violazione è punita con la sanzione amministrativa da euro 103,00 a euro 1032,00. La sanzione amministrativa si applica nella misura stabilita per ogni violazione e per ogni esemplare abusivamente duplicato o riprodotto». 

Mentre la sanzione amministrativa può essere comminata indifferentemente dal fatto che l’illecito sia commesso a titolo di dolo o di colpa (art. 3, legge n. 689/81), il reato che è stato contestato al lettore è punito solamente a titolo di dolo. Ciò significa che, anche se questi dovesse essere assolto per mancanza dell’elemento soggettivo, continuerebbe a sussistere l’illecito amministrativo. 

Il consiglio al lettore è quello di fare ricorso al giudice di pace se ritiene di potersi discolpare totalmente, cioè se ritiene di poter dimostrare di essere totalmente estraneo all’illecito: ed infatti, come appena detto sopra, anche se lo stesso dimostrasse di non essere stato consapevole della propria condotta (assenza di dolo), risponderebbe comunque dal punto di vista amministrativo. 

Inoltre, il ricorso al giudice di pace consentirebbe al lettore di contestare anche il quantum della sanzione, cioè il suo importo: come detto sopra quando si è riportato il testo della norma, la sanzione amministrativa si applica nella misura stabilita per ogni violazione e per ogni esemplare abusivamente duplicato o riprodotto, secondo i criteri forniti. Pertanto, se il lettore ritiene che il calcolo sia stato errato, può contestare anche quello. 

Con il ricorso quest’ultimo può fare comunque presente che è pendente un giudizio penale; inoltre, se il fatto è antecedente al 10 maggio 2014 (ma mi sembra di no, poiché leggo che il verbale è del 15 maggio 2014), può anche contestare la prescrizione. 

Con il ricorso può far valere anche vizi formali: ad esempio, controllare che il firmatario del provvedimento sia effettivamente competente alla sua emanazione (Cass. 10 maggio 2010 n. 11283: «L’opponente ad ordinanza-ingiunzione di pagamento di somme a titolo di sanzione amministrativa, il quale ne deduca l’illegittimità per insussistenza della delega di firma in capo al funzionario che, in sostituzione del prefetto o del vice-prefetto vicario, ha emesso il provvedimento, ha l’onere di provare detto fatto negativo, con la conseguenza che, nel caso in cui non riesca a procurarsi la pertinente relativa attestazione da parte dell’Amministrazione, è tenuto comunque a sollecitare il giudice ad acquisire informazioni ex art. 213 c.p.c. ovvero ad avvalersi dei poteri istruttori di cui all’art. 23, comma 6, l. 24 novembre 1989 n. 689, presso l’Amministrazione medesima, la quale non può esimersi dalla relativa risposta»). 

Se il lettore non fa ricorso e non paga l’importo, l’ordinanza diventa titolo esecutivo e l’amministrazione può procedere contro di lui con esecuzione forzata, eventualmente anche pignorando il conto corrente o altri beni mobili o perfino immobili (ipotesi, quest’ultima, tendenzialmente da escludere, vista l’esiguità dell’importo a fronte del valore di un qualsiasi bene immobile). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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