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Diritto e Fisco | Articoli

Elettricista e ditta chiusa subito dopo i lavori: ha diritto al risarcimento?

20 Luglio 2019
Elettricista e ditta chiusa subito dopo i lavori: ha diritto al risarcimento?

Ho ricevuto una richiesta di risarcimento da parte dell’elettricista che nel 2013/14 ha eseguito dei lavori nell’impianto di casa. I lavori erano regolarmente appaltati, con lettera d’incarico e capitolato, ad una ditta rumena con partita iva temporanea, la quale aveva poi stipulato accordi di subappalto con vari professionisti. I pagamenti sono stati tutti regolari e tracciati. Finiti i lavori, la ditta non ha pagato quasi nessuno e ha chiuso. Ora dopo molti anni l’elettricista vuole essere risarcito da me che sono un privato cittadino. Nella richiesta allude ad una fattura mai ricevuta da me, che neanche viene allegata alla comunicazione. So che le norme sulla responsabilità in solido sono cambiate da poco: come devo muovermi?

Se, come emerge dal quesito in esame, non è stato il lettore ad incaricare l’elettricista per l’esecuzione di lavori nella sua proprietà, ma è stata la ditta appaltatrice a farlo (subappaltandogli una parte dei lavori con quella concordati o semplicemente affidandogli quei lavori), è chiaro che non è il lettore il soggetto a cui l’elettricista può e deve rivolgersi per ottenere il corrispettivo dovuto per le sue prestazioni.

Infatti l’articolo 29 del decreto legislativo n. 276 del 2003 (modificato di recente con l’entrata in vigore dei decreti legge n. 76 del 2013 e n. 25 del 2017) stabilisce che, nell’ambito di un contratto di appalto:

– il committente (che sarebbe il lettore nel caso specifico) è obbligato in solido con l’appaltatore, entro il termine di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori dipendenti i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, e a pagare i compensi ai lavoratori autonomi, oltre che i trattamenti previdenziali e assicurativi (comma 2 dell’articolo 29 del d.lgs. n. 76 del 2003 integrato dall’articolo 9 del decreto legge n. 76 del 2013);

– non è invece obbligato in solido con l’appaltatore, il committente che sia una semplice persona fisica che non eserciti attività di impresa o professionale (comma 3 ter dell’articolo 29 del d.lgs. n. 76 del 2003).

In definitiva, se il lettore non è un imprenditore e non è un soggetto che esercita attività professionale, a questi non si applica la norma che obbliga il committente di un appalto a pagare (insieme con l’appaltatore) i lavoratori dipendenti dell’appaltatore o legati da un rapporto di lavoro autonomo con l’appaltatore o con il subappaltatore.

Per di più, ammesso per assurdo che questa norma possa essere applicata al caso specifico (ipotizzando che il lettore fosse un imprenditore), essa obbliga il committente a pagare i dipendenti dell’appaltatore o coloro i quali furono legati da un rapporto di lavoro autonomo con l’appaltatore (come era l’elettricista nel caso specifico) solo fino ai due anni successivi alla cessazione dell’appalto (e nel caso di specie questo termine sembra comunque già decorso prima che l’elettricista reclamasse al lettore il pagamento dei suoi compensi).

In aggiunta, occorre anche dire che l’articolo 1676 del Codice civile consente solo ai dipendenti dell’appaltatore (e non anche a soggetti legati da altro tipo di vincolo con l’appaltatore, come un elettricista lavoratore autonomo) di agire direttamente nei confronti del committente per ottenere il pagamento di quanto a loro dovuto per aver contribuito nell’esecuzione dell’opera.

Riassumendo:

non esiste una norma che autorizzi l’elettricista a reclamare direttamente al lettore quanto gli spetta come compenso per la sua attività di lavoratore autonomo (per svolgere la quale fu incaricato non dal lettore, ma dalla ditta appaltatrice) e pertanto il lettore può sostenere con valide ragioni, in risposta alla richiesta di risarcimento, che non è tenuto a pagare nulla all’elettricista che gliel’ha spedita.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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