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Quale stipendio minimo in Italia?

12 Luglio 2019 | Autore:
Quale stipendio minimo in Italia?

Esiste attualmente una retribuzione minima per i lavoratori dipendenti, sotto la quale non si può scendere?

In queste settimane, il salario minimo è al centro di numerose discussioni: è stato difatti recentemente presentato un disegno di legge sull’argomento, il Ddl Catalfo, che prevede una paga oraria minima di 9 euro per tutti i lavoratori dipendenti.

Ma attualmente, per i lavoratori Italiani, qual è la retribuzione minima? In realtà, non esiste uno stipendio minimo unico: la Costituzione [1] si limita a stabilire che Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Nel concreto, sono i contratti collettivi a prevedere una retribuzione minima, che varia a seconda del livello d’inquadramento del dipendente. Dunque, per rispondere alla domanda «Quale stipendio minimo in Italia?, è importante sottolineare che, ad oggi, non esiste un solo stipendio minimo, ma la retribuzione minima varia in funzione del contratto collettivo applicato e dell’inquadramento del lavoratore (che dipende dalle sue mansioni e dalla sua esperienza).

Di fatto, poi, lo stipendio varia anche a seconda dell’orario di lavoro: non esiste, cioè, un minimo al di sotto del quale non si può scendere anche se le ore lavorate alla settimana sono poche. Fanno eccezione soltanto:

  • il contratto di prestazione occasionale (nuovi voucher), che prevede una paga oraria uguale per tutti, pari a 9 euro, da moltiplicare per un minimo di 4 ore giornaliere: in pratica, se il lavoratore presta la propria opera per un’ora soltanto, viene pagato comunque per 4 ore, cioè 36 euro;
  • alcuni contratti collettivi, che prevedono un orario settimanale part time minimo, al di sotto del quale non si può scendere (il Ccnl Turismo Confcommercio, ad esempio, prevede un minimo di 15 ore settimanali).

Con l’introduzione del salario minimo per tutti, ci sarà una paga oraria uguale per tutti i lavoratori, ma nessun obbligo di pagare un numero minimo di ore al dipendente. Molti aspetti devono però essere ancora chiariti: ad esempio, quali voci sono incluse nella paga oraria? Sono compresi anche i ratei aggiuntivi, come il rateo Tfr e tredicesima?

Ma procediamo con ordine, partendo dalla definizione di paga oraria.

Qual è la paga oraria?

Parlando di paga oraria, bisogna distinguere la retribuzione oraria “teorica” dalla retribuzione oraria globale effettiva, comprensiva della retribuzione oraria indiretta, quindi dei ratei.

Alla “semplice” retribuzione oraria si arriva, difatti:

  • prendendo in considerazione gli elementi che il lavoratore percepisce regolarmente e continuativamente: ad esempio, minimo retribuzione, contingenza, terzo elemento, scatti di anzianità;
  • dividendo la retribuzione mensile teorica per il divisore orario contrattuale: se, ad esempio, il totale della retribuzione, prevista per un lavoratore inquadrato in un determinato livello di un Ccnl, è 1500 euro, ed il divisore contrattuale è 174, il valore della paga oraria è 8,62 euro circa.

Se, però, oltre a questi elementi consideriamo la retribuzione oraria indiretta, che corrisponde alla somma dei ratei aggiuntivi: ferie, rol, permessi ex festività, tredicesima, quattordicesima, Tfr, etc., il valore della paga oraria aumenta notevolmente, come possiamo osservare dalla seguente tabella:

Retribuzione teorica
retribuzione mensile (RM) 1.500
Retribuzione teorica oraria (RTO) [RM/174 (divisore orario contrattuale)] 8,62
Totale RTO 8,62
Retribuzione indiretta (RI)
ferie (ore 170) RTO × 170/1.670 (ore annue lavorabili) 0,88
ex festività (ore 32) RTO × 32/1.670 0,17
Festività infrasettimanali (ore 64) RTO × 64/1.670 0,33
ROL (ore 72) RTO × 72/1.670 0,37
permessi sindacali (ore 8) RTO × 8/1.670 0,04
festività in domenica (ore 16) RTO × 16/1.670 0,08
tredicesima (ore 174) RM/1.670 0,90
quattordicesima (ore 174) (RM – EDR) /1.670 0,89
Totale RI 3,66
TFR-accantonamento annuo (RTO + RI)/13,5 0,91
trattenuta Fondo pensioni (RTO+ RI) × 0,5% 0,06
TFR-rivalutazione fondo anno precedente (ipotizzato) 89,35/1.670 0,05
Totale TFR 1,02
Totale retribuzione oraria globale diretta + indiretta

 
13,3

Abbiamo dunque osservato come, aggiungendo i ratei a una retribuzione oraria pari a 8,62 euro, siamo arrivati a una retribuzione oraria pari a 13,30 euro.

Nel salario orario minimo previsto dal Ddl Catalfo sono compresi anche i ratei? In base a quanto reso noto sinora, sarebbe compreso solo il rateo di tredicesima, mentre si sta trattando per il rateo Tfr.

Chi è pagato meno di 9 euro l’ora?

Ad oggi, considerando solo la retribuzione teorica oraria, senza considerare i ratei, sono molto numerosi (2,9 milioni di lavoratori, circa il 21% del totale) i lavoratori pagati meno di 9 euro l’ora.

Considerando i contratti collettivi con divisore orario pari a 174, ad esempio, sono pagati meno di 9 euro l’ora tutti coloro che hanno una paga mensile lorda inferiore a 1566 euro.

Considerando il divisore 172, sono sotto il salario minimo coloro che percepiscono meno di 1548 euro lordi al mese.

Considerando il divisore 169 (presente ad esempio nel Ccnl Commercio, sono sotto il salario minimo i lavoratori che percepiscono meno di 1512 euro al mese lordi).

Di chi si tratta?

In base alle disposizioni dei contratti collettivi, e a seconda dell’inquadramento ricevuto, i dipendenti pagati meno di 9 euro all’ora sono, ad esempio:

  • camerieri, cuochi (inquadrati sino alla qualifica capo partita), barman, pizzaioli e gelatieri, personale di pulizia e fatica, addetto alla sala e alla cucina (Ccnl Turismo);
  • personale di pulizia e fatica, centralinisti, autisti e cameriere ai piani (Ccnl Federalberghi);
  • i lavoratori inquadrati al 1° ed al 2° livello, saldatori, gruisti, col Ccnl Federmeccanica;
  • guardie giurate inquadrate sino al 5° livello;
  • autisti;
  • i lavoratori inquadrati dal 5° livello in giù nel Ccnl Commercio.

Il salario minimo è netto?

Attenzione, poi, a non confondere il salario orario minimo lordo con il netto: la normativa ed i contratti collettivi, difatti, riferendosi alla retribuzione teorica oraria, si riferiscono alla paga al lordo dei contributi e delle eventuali imposte dovute (eventuali in quanto sotto gli 8mila euro annui circa, la detrazione per redditi da lavoro dipendente supera l’imposta). Al netto, dunque, la paga è più bassa.

Solo nel contratto di prestazione occasionale, cioè con i nuovi voucher, si fa riferimento a una paga minima oraria netta pari a 9 euro.

Il Ddl sul salario minimo fa riferimento alla paga lorda.

A chi non si applicherà il salario minimo?

Il salario minimo orario, in base a quanto disposto nel Ddl Catalfo, non dovrebbe essere applicato ai lavoratori del comparto agricolo e del lavoro domestico (colf, badanti, giardinieri, babysitter…).

Sfortunatamente, si tratta proprio dei settori nei quali la paga oraria è più bassa: basti pensare che nel lavoro domestico il livello più basso, A, prevede una paga oraria di 4,62 euro, ed il più alto, DS, una paga oraria di 8,21 euro. Nessuno arriva, dunque, alla paga oraria di 9 euro.

Non si affronta, inoltre, il problema del “part time minimo”, cioè la possibilità di prevedere un numero minimo di ore settimanali sulle quali rapportare la retribuzione del lavoratore. Molte aziende sottopagano difatti i lavoratori, retribuendoli anche per sole 5 ore settimanali.

note

[1] Art. 36 Cost.

Autore immagine: 123rf.com


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