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Imu prima casa e residenza diversa dei coniugi

12 Luglio 2019
Imu prima casa e residenza diversa dei coniugi

Abitazione principale e coniugi separati residenti in luoghi diversi: spetta la detrazione fiscale?

I furbetti pagano l’Imu sulla prima casa. Difatti, ai fini dell’esenzione dell’imposta, non basta che, nell’abitazione, sia stabilita la residenza del proprietario dell’immobile, ma è necessaria anche quella degli altri componenti il nucleo familiare. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Il principio è assai importante e merita di essere approfondito se non si vuole subire un accertamento fiscale per gli ultimi cinque anni. Più in particolare, la Corte ha spiegato quali sono i rischi per marito e moglie che decidono di avere una dimora e una residenza diversa. Una semplice separazione di fatto non è sufficiente a giustificare il beneficio fiscale. 

Ma procediamo con ordine e vediamo tutto ciò che c’è da sapere sull’Imu prima casa e residenza diversa dei coniugi.

Quando non si paga l’Imu sulla prima casa

Per non pagare l’Imu sulla prima casa (la cosiddetta abitazione principale) è necessario che tanto il proprietario dell’immobile quanto il suo nucleo familiare, posseggano «residenza» e «dimora abituale» all’interno dell’appartamento in questione. Cerchiamo di comprendere meglio cosa significa tutto ciò.

Residenza e dimora abituale

Residenza e dimora sono le due condizioni essenziali per ottenere l’esenzione fiscale. In termini pratici, non basta spostare formalmente, all’ufficio anagrafe, la propria residenza nell’abitazione da sottoporre ad agevolazione, ma è necessario anche vivervi e abitarvi per gran parte dell’anno (da qui il concetto di «dimora abituale»). Non può essere, quindi, mai considerata «abitazione principale» la casa al mare. 

La dimora abituale è un dato di fatto che può risultare solo a seguito di un sopralluogo della polizia municipale. La residenza è, invece, un dato formale che può essere verificato dai registri dell’anagrafe civile.

Il doppio requisito (residenza + dimora) è stato previsto per evitare che i consueti furbetti spostassero, a proprio piacimento, la residenza nelle seconde case, in modo da non pagare l’Imu.

Nucleo familiare

Non basta però – come chiarito dalla Cassazione – il requisito della residenza e della dimora da parte del titolare dell’immobile, ma deve ricorrere anche quello del restante nucleo familiare. Il concetto di «abitazione principale» richiama quello tradizionale di «residenza della famiglia». Spiega, infatti, la Corte nella sentenza in commento: «In tema d’imposta comunale sugli immobili [oggi Imu], ai fini della spettanza della detrazione prevista per le abitazioni principali, occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale [e a anche luogo di residenza, ndr] non solo propria, ma anche dei suoi familiari; non può sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo».

Questo significa che se il nucleo familiare si scompone per ragioni fiscali, si finisce per pagare l’Imu su tutte le case, anche la prima. Approfondiamo questo aspetto.

Coniugi con residenza o dimora diversa

Immaginiamo marito e moglie con due case di proprietà. Per non pagare l’Imu su entrambe, il primo decide di lasciare residenza e dimora abituale nella casa in città, mentre la seconda in quella al mare. Si tratta, però, di una scelta sbagliata. Difatti, secondo la Cassazione, non basta sostenere che i coniugi si sono “separati di fatto” per dimostrare lo spostamento della residenza e della dimora in due immobili diversi. Sarebbe necessaria una separazione legale, fatta cioè con un provvedimento del giudice. È alquanto sospetto che due persone, per quanto vivano separate, non abbiano intrapreso il normale procedimento di cessazione del matrimonio. 

Ecco che allora, poiché nell’abitazione principale ove risiede il marito non vi è fissata anche la residenza e la dimora abituale della moglie (ossia del nucleo familiare, così come vuole la legge), il primo – e altrettanto la seconda – dovrà pagare l’Imu sulla prima casa di sua proprietà. 

Insomma, per non pagare l’imposta sulla seconda casa, i due finiscono per doverla versare anche sulla prima. E non solo per l’anno in cui avviene l’accertamento, ma anche per i cinque precedenti, essendo quinquennale la prescrizione delle imposte locali. 

La separazione dei coniugi deve essere legale

Non è il venir meno della convivenza tra i coniugi a consentire l’esenzione Imu sull’abitazione principale sulle case di entrambi. È necessario dimostrare l’effettiva rottura del rapporto coniugale.

La questione va focalizzata all’interno del vasto campionario di escamotage che i contribuenti scovano pur di sottrarsi all’imposizione fiscale. In questo caso, marito e moglie decidono di fissare la residenza in abitazioni diverse pur di non pagare l’Imu. Li scopre il Comune che, non rilevando la presenza del requisito della residenza/dimora dell’intero nucleo familiare all’interno dell’abitazione principale, pretende l’imposta sulla prima e sulla seconda casa. I coniugi si difendono sostenendo di aver deciso di vivere separati per divorziarsi. Il Comune replica esigendo una carta che attesti la separazione legale. I due, a loro volta, sostengono di non aver ancora intrapreso il procedimento in tribunale perché sono ancora in una “fase di riflessione”, con separazione di fatto. Ma tanto non basta: è necessaria una sentenza.

In definitiva, la differente dimora/residenza dei coniugi non implica in automatico che detto distacco sia causato dalla rottura del rapporto familiare, ben potendo derivare da altre cause.

Una cosa è la situazione in cui i due coniugi hanno la propria abitazione in due differenti immobili, un’altra è quella in cui il trasferimento della dimora abituale di uno dei coniugi sia avvenuto per la rottura del rapporto di convivenza, cioè per l’intollerabilità della convivenza sotto lo stesso tetto.

Nel primo caso, infatti, il nucleo familiare resta unico, ed unica, pertanto, dovrà essere anche l’abitazione principale ad esso riferibile.

Nel secondo caso, invece, l’abitazione principale non potrà essere più identificata con la casa coniugale.

L’effettivo distacco dal nucleo familiare, che in caso di separazione legale è attestato dalla sentenza del giudice, nel caso di semplice separazione di fatto deve essere dimostrato dal contribuente.

Prova in sé peraltro abbastanza complicata, dato che la separazione di fatto, è una situazione passeggera, suscettibile di essere revocata in qualsiasi momento dagli stessi coniugi. 

note

[1] Cass. sent. n. 18367/19 del 9.07.2019.

Corte di Cassazione, sez. V Civile, sentenza 6 marzo – 9 luglio 2019, n. 18367

Presidente Zoso – Relatore Taddei

Rilevato che

Con la sentenza n. 1454/22/14 del 03 luglio 2014 la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in accoglimento dell’appello del Comune di Borca di Cadore ed in riforma della sentenza n.11.02. 2013 della CTP di Padova del 21.02.2013, confermava l’avviso di accertamento ICI 2006 del predetto Comune a carico di Ve. Ma..

La CTR accoglieva l’appello del Comune di Borca di Cadore reputando insussistenti i presupposti per riconoscere alla Ve. l’agevolazione ICI a norma dell’art.8 secondo comma D.P.R, n.504 del 30.12.1992, non avendo la contribuente dimostrato di utilizzare l’abitazione sita in Borea di Cadore come abitazione principale qualifica che spetta solo all’abitazione, goduta a titolo di proprietà o altro diritto reale, utilizzata dai componenti il nucleo familiare come dimora abituale, posto che il nucleo familiare della contribuente, costituito solo dal marito,, risiedeva nel comune di Battaglia Terme e la Ve. non aveva provato che l’intero nucleo familiare abitualmente dimorava in Borea di Cadore.

Considerato che

Con il ricorso per cassazione la contribuente deduce due motivi di ricorso: 1) Violazione e /o falsa applicazione dell’art.8 comma 2, del D.Lgs. n.504/1992 D.Lgs. e 360 n.3 c.p.c. .Lamenta la ricorrente che si sia data per scontata l’irrilevanza della separazione di fatto dei coniugi/m assenza di separazione legale, avendo ella dichiarato, al fine della dimostrazione del nucleo familiare residente, di essere separata di fatto dal coniuge e di aver fissato, in solitudine, la propria residenza in Borea di Cadore. 2) Violazione e/o falsa applicazione dell’art.8 comma 2, del D.Lgs. n.504/1992, dell’art.144 cod.civ. e dell’art.360 n.3 cod.proc.civ. Lamenta la ricorrente che il giudice di appello abbia dato, immotivatamente, per scontato che la residenza della famiglia sia quella anagrafica del marito e non quella anagrafica della moglie. A tal proposito prospetta la questione di legittimità costituzionale dell’art.8 comma 2, del D.Lgs. n.504/1992 D.Lgs. che non può essere applicato al caso di coniugi separati di fatto, con abitazioni poste in luoghi diversi. Ciò comporta violazione degli artt.3 e 53 della Costituzione attesa la palese disparità di trattamento di medesime capacità contributive.

La ricorrente ha ribadito i contenuti del ricorso con tempestiva memoria Il Comune non si è costituito.

Il P.G. ha concluso come da intestazione

Il due motivi possono essere esaminati congiuntamente essendo connessi e vertendo entrambi sulla interpretazione dei concetti di abitazione principale e di dimora abituale anche in presenza di una separazione di fatto dei coniugi.

Premesso che l’art. 8, comma 2, D.Lgs. 504/92 prescrive che : <> e che l’art. 1, comma 173, lett. b), della L. n. 296 del 2006, con decorrenza dall’1 gennaio 2007 ha previsto che << dopo le parole: “adibita ad abitazione principale del soggetto passivo” sono inserite le seguenti: “, intendendosi per tale, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica,”>>,tenuto conto di tali imprescindibili parametri normativi, questa Corte ha già deciso che < Anche l’eccezione di incostituzionalità è formulata in termini generici e non giuridicamente circostanziati con riferimento agli articoli denunciati ed al relativo quesito.

Da tanto consegue che il ricorso della contribuente va rigettato.

Alla soccombenza consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese che si liquidano secondo dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in Euro 450,00 oltre rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge. Ai sensi dell’art.13 comma 1 quater del D.P.R. n.115 del 2002, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.


2 Commenti

    1. Addio residenza nella casa delle vacanze perché può iscriversi all’anagrafe del Comune solo chi abita in modo stabile in quello stesso luogo. Ti consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Residenza nella seconda casa: possibile? https://www.laleggepertutti.it/210111_residenza-nella-seconda-casa-possibile
      -Imu prima casa e residenza diversa dei coniugi. Abitazione principale e coniugi separati residenti in luoghi diversi: spetta la detrazione fiscale? I furbetti pagano l’Imu sulla prima casa. Difatti, ai fini dell’esenzione dell’imposta, non basta che, nell’abitazione, sia stabilita la residenza del proprietario dell’immobile, ma è necessaria anche quella degli altri componenti il nucleo familiare. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza https://www.laleggepertutti.it/292557_imu-prima-casa-e-residenza-diversa-dei-coniugi

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