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Quanto costa licenziare un dipendente?

14 febbraio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 14 febbraio 2018



Quanto costa al datore di lavoro licenziare un dipendente? Vediamo costi e disciplina

Tra i costi economici gravanti sul datore di lavoro vi è certamente anche il cosiddetto contributo per il licenziamento, ossia quel contributo dovuto in tutti i casi in cui c’è un’interruzione del rapporto di lavoro per volontà del datore di lavoro. Fino alla fine del 2016 i datori di lavoro dovevano versare il contributo alla mobilità. Successivamente, a partire dal gennaio 2017, la mobilità è stata sostituita da un contributo che andava a finanziare la Naspi. Da gennaio 2018, per effetto della legge di bilancio 2018, inoltre, è previsto un aumento dell’aliquota contributiva a carico dei datori di lavoro per finanziare il ticket di licenziamento.

Ma cerchiamo di comprendere meglio quanto costa licenziare un dipendente partendo proprio da cos’è il ticket di licenziamento.

Ticket licenziamento: cos’è?

Il ticket licenziamento è quel contributo a carico delle aziende e dei datori di lavoro introdotto dalla cosiddetta Riforma Fornero [1] in tutti i casi di interruzione del rapporto di lavoro ad esclusione del caso in cui è il lavoratore a presentare le dimissioni o nel caso di risoluzione consensuale del contratto di lavoro. Il contributo si applica a tutte le interruzioni del rapporto a tempo indeterminato che danno diritto alla Naspi, compresi, dunque, gli apprendisti nei casi di recesso alla fine del periodo di apprendistato.

L’introduzione del ticket licenziamento è derivata dall’abrogazione dell’indennità di mobilità: così il contributo d’ingresso alla mobilità per i licenziamenti collettivi, dal 1° gennaio 2017 è stato sostituito dal ticket di licenziamento ed ha una duplice finalità:

  • finanziare la Naspi, ossia l’indennità di disoccupazione che l’Inps riconosce a chi perde il lavoro;
  • scoraggiare i licenziamenti.

Il datore di lavoro, dunque, a seguito del licenziamento, è tenuto a versare il contributo commisurato al massimale mensile di Naspi.

Quando va pagato il contributo per il licenziamento?

Il contributo per il licenziamento, in tutti i casi in cui è dovuto, va pagato in un’unica soluzione entro il 16° giorno del secondo mese successivo all’interruzione del rapporto lavorativo con un importo che varia in base all’anzianità di servizio del dipendente. Non è previsto il versamento rateale. Infine, il contributo per il licenziamento è dovuto nella stessa misura sia per il licenziamento di un lavoratore a tempo pieno sia per quello a tempo parziale.

Quando il contributo non è dovuto

Il contributo per il licenziamento non è dovuto nel caso di licenziamento di un collaboratore domestico, operaio agricolo o un operaio extracomunitario stagionale. Il datore di lavoro non è tenuto al pagamento del ticket se il rapporto di lavoro cessa per scadenza del termine di un contratto a tempo determinato, né nel caso di decesso del dipendente.

Licenziamenti collettivi: novità 2018

Dal 1° gennaio 2018 il ticket di licenziamento è stato raddoppiato per le sole imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinari e fanno ricorso ai licenziamenti collettivi. Le modifiche apportate alla disciplina del contributo dovuto per il licenziamento del lavoratore a tempo indeterminato hanno disposto che a decorrere dal 1º gennaio 2018, per il datore di lavoro tenuto alla contribuzione, l’aliquota percentuale dovuta è innalzata all’82%. La stessa legge dispone che l’aliquota rimane al 42% nel caso di licenziamento collettivo le cui procedure sono state avviate entro il 20 ottobre 2017. L’importo può essere addirittura triplicato nel caso in cui il licenziamento sia avvenuto senza il previo raggiungimento di un accordo sindacale. Non rientrano nell’aumento indicato i licenziamenti collettivi avviati entro il 20 ottobre 2017 [2].

Per i licenziamenti individuali, invece, il ticket di licenziamento continua ad avere un importo pari al 41% del massimale mensile Naspi (1195 euro).

note

[1] Legge n. 92/2012.

[2] In base all’art. 4 della legge n. 223/1991.


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