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Pignoramento stipendio prima dell’udienza

12 Luglio 2019
Pignoramento stipendio prima dell’udienza

Può il datore di lavoro bloccare il quinto dello stipendio senza l’autorizzazione del giudice e, quindi, prima dell’udienza in tribunale?

Un creditore a cui non hai pagato alcune somme ha attivato nei tuoi confronti un pignoramento presso terzi. In particolare, è andato a colpire il tuo stipendio. Una copia dell’atto è stata notificata all’azienda dove lavori e un’altra ti è stata recapitata a casa. Da quel giorno, ricevi una busta paga con un quinto in meno. A fare il calcolo delle somme da trattenere è stato in autonomia il datore di lavoro senza alcuna autorizzazione del giudice. 

Ciò che ti lascia però maggiormente stupito è il fatto che lo stipendio sia stato pignorato ancor prima dell’udienza che lo stesso creditore ha indicato nel proprio atto. Perché mai tanto anticipo? Può già farlo anche se non c’è stato un provvedimento del tribunale? È legittimo il pignoramento dello stipendio prima dell’udienza? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Come avviene il pignoramento dello stipendio

Il pignoramento dello stipendio, in forma non diversa da tutte le altre procedure di pignoramento presso terzi, inizia con un atto di pignoramento che l’ufficiale giudiziario – su richiesta del creditore – notifica sia al datore di lavoro che al dipendente-debitore. 

In quest’atto, viene intimato al datore di lavoro di accantonare il quinto dello stipendio in attesa dell’udienza davanti al giudice il quale confermerà o meno la regolarità della procedura. 

Una volta ricevuto l’atto di pignoramento presso terzi dall’ufficiale giudiziario, il datore di lavoro ha quindi il dovere – e non il semplice potere – di trattenere dallo stipendio del proprio dipendente le somme indicate dall’ufficiale giudiziario. Egli non può disporne senza ordine del giudice. Il che significa che deve, in questa fase, limitarsi ad accantonare i soldi non potendo ancora versarli al creditore. Soldi che restano, quindi, nella disponibilità dell’azienda in attesa di quella che sarà la decisione del tribunale.

Questo significa che, se il debitore e il creditore, in questa fase – ossia prima dell’udienza – dovessero trovare un accordo sulle modalità di pagamento e sull’estinzione del debito, i vari “quinti” dello stipendio nel frattempo trattenuti dall’azienda potranno essere restituiti al lavoratore (è necessario, a tal fine, un formale atto di rinuncia al pignoramento da depositare in cancelleria e da sottoporre alla convalida del giudice dell’esecuzione).

All’udienza indicata nell’atto di pignoramento, il giudice accerta la regolarità della procedura e, se non ci sono opposizioni delle parti, autorizza il datore di lavoro a versare le somme accantonate al creditore procedente. È proprio in questo momento che il pignoramento dello stipendio viene eseguito materialmente, con il trasferimento del denaro pignorato dall’azienda al creditore.

Cosa avviene dopo l’udienza del pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento dello stipendio ha una particolarità che lo contraddistingue dagli altri tipi di pignoramento. Esso prosegue anche dopo l’udienza di assegnazione delle somme. Questo perché la busta paga è un credito che mensilmente si rinnova e può, quindi, essere pignorata – sempre nei limiti del quinto – finché il debito non è stato completamente estinto. 

Dunque, per sintetizzare, dal momento della notifica dell’atto di pignoramento al datore di lavoro fino a quando non è avvenuta la completa soddisfazione del creditore, il dipendente-debitore si vedrà accreditare solo l’80% della busta paga, mentre il 20% è accreditato di volta in volta al creditore procedente. 

Il pignoramento viene eseguito sullo stipendio netto, dopo cioè le ritenute fiscali e le trattenute contributive. In più, non si tiene conto di eventuali cessioni del quinto sullo stipendio (che non vanno a diminuire la quota del quinto pignorabile).

Se il debito è elevato

Se il debito da pagare è eccessivo, tale da non poter essere ripagato neanche con una vita di stipendio, il debitore potrà valutare di eseguire una procedura di “sovraindebitamento”, con chiusura di tutte le posizioni debitorie mediante un accordo con i creditori (per i debiti di natura lavorativa o imprenditoriale) o con l’autorizzazione del giudice (per i debiti di natura privata).

Pignoramento del Tfr

Il creditore potrebbe valutare di estendere il pignoramento anche al Tfr non appena il debitore avrà cessato il rapporto di lavoro. Anche in questo caso il limite massimo è di un quinto. 

Il pignoramento del Tfr non può avvenire quando ancora il rapporto di lavoro è in corso, trattandosi di somme non ancora effettivamente maturate. 

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