Diritto e Fisco | Articoli

Quando posso non pagare il conto al ristorante?

14 Luglio 2019 | Autore:
Quando posso non pagare il conto al ristorante?

Servizio scadente, menù assente, ingredienti non previsti ma anche offrirsi a lavare i piatti: quando si può mangiare gratis. Cosa si rischia a fare il furbo.

Qual è la massima aspirazione dello scroccone? Ma certo: mangiare bene e gratis ovunque sia. E non in quest’ordine, si capisce: rinuncia volentieri alla qualità pur di non toccare il portafoglio, ammesso che ce l’abbia addosso. L’unico problema che può avere è quello di trovarsi a tavola da solo, senza nessuno con cui mangiare a sbaffo. Sarà quello in momento in cui si chiederà: «Quando posso non pagare il conto al ristorante?»

Pretendere di mangiare gratis in un locale, sgattaiolando via dopo il caffè e l’amaro, è reato. Ma, come tutte le regole, anche questa ha le sue eccezioni. Ci sono dei casi in cui il ristoratore non può obiettare. Altre in cui è possibile trovare un accordo se – guarda un po’ che coincidenza – si va alla cassa e si scopre di avere il portafoglio vuoto. In nessun caso, comunque, è possibile bloccare il cliente e non permettergli di raggiungere l’uscita: che piaccia o no, si tratterebbe di sequestro di persona. E non ne varrebbe la pena di incorrere in quel reato per recuperare il costo di un pranzo completo, acqua, vino, caffè e ammazzacaffè: il conto (per il ristoratore) sarebbe molto più salato.

Allora quando posso non pagare il conto al ristorante? Solo quando il titolare non adempie ad uno degli obblighi del contratto con il cliente o quando non rispetta le norme sancite dalla legge. Vediamo quali sono.

Il contratto ristoratore-cliente

Avresti mai pensato che andare al ristorante a mangiare anche un semplice menù lavoro prevedesse un contratto formale? Infatti, è così. Il rapporto tra il ristoratore ed il cliente si basa su un contratto atipico che ha proprio loro come parti coinvolte. L’oggetto è la somministrazione di beni (in questo caso cibo e bevande) e di servizi (il cuoco che cucina, il cameriere che ti porta i piatti al tavolo, ecc.) in cambio di un corrispettivo in denaro.

La trattativa per il perfezionamento di questo contratto inizia nel momento in cui ti viene consegnato il menù, che non può essere fatto (o non dovrebbe) in qualche modo. Affinché il ristoratore non sia inadempiente, il menù deve riportare i beni che vengono somministrati (cioè i piatti e le bevande proposti) ed il loro prezzo. Ci sarebbe un’eccezione: sul menù consegnato alle signore potrebbero non esserci i prezzi. Il motivo? Questioni di galateo. Se porti un’amica al ristorante, non è carino che lei sappia quanto spendi.

Inoltre, devono essere segnalati obbligatoriamente i prodotti che non sono freschi ma surgelati o congelati.

Il titolare del ristorante è tenuto ad esporre il menù con i relativi prezzi all’esterno del locale e a consegnarlo al cliente se quest’ultimo ne facesse richiesta.

Il contratto si perfeziona nel momento in cui il cliente accetta le condizioni esposte nel menù ed ordina ciò che desidera consumare.

Quindi, in sintesi: tra ristoratore e cliente si perfeziona un contratto:

  • bilaterale, perché coinvolge due parti: il ristoratore ed il cliente;
  • consensuale, in quanto entrambi concludono il contratto di comune accordo;
  • a titolo oneroso;
  • a prestazione corrispettiva (si paga per avere i beni ed il servizio).

Quando non pagare il conto al ristorante

Va da sé che quando una delle parti non rispetta gli obblighi imposti dalla legge e dal contratto stipulato con la controparte, questa non è tenuta, a sua volta, ad onorare il suo impegno (in questo caso, pagare il conto al ristorante). Quando può succedere?

Non c’è il listino dei prezzi

Puoi non pagare il conto al ristorante, ad esempio, quando hai mangiato «alla cieca», cioè quando nonostante la tua richiesta non ti sia stato consegnato il menù con i prezzi di pasti e bevande e, contemporaneamente, il listino non è stato esposto all’esterno del locale.

Non è così raro che questo avvenga. Non mancano le trattorie in cui, a mezzogiorno, viene proposto il cosiddetto menù di lavoro, che comprende una serie di portate più acqua e/o vino e caffè. Molti ristoratori ti fanno trovare il menù con le varie proposte di cibo, bevande e prezzi. Ad esempio, un tot per primo e contorno, un tot per secondo e contorno, un certo prezzo per il menù completo a cui aggiungere acqua e vino. Altri, invece, si limitano a mettere fuori dal locale un cartello con la scritta «menù prezzo fisso» o «menù lavoro», un elenco di primi, secondi e contorni ed un prezzo che si intende complessivo. Si intende, perché poi non si paga mai quella cifra: tocca aggiungere acqua, vino o bibita e caffè e, in qualche caso, pure il coperto.

In altri casi, nemmeno questo. Arriva il cameriere con il quadernetto e la biro, ti dice a voce quello che c’è da mangiare (ma non quanto costa) e via. Sanno che praticamente nessuno chiederà il costo di quello che sta elencando oppure il menù. Sappi che ne avresti diritto e che il cameriere non può rifiutarsi di soddisfare la tua richiesta.

È ancora in vigore, infatti (pensa un po’) un Regio decreto del 1940 [1] che obbliga i ristoratori ad esporre il listino dei prezzi. Chi non rispetta questa norma, rischia 308 euro di multa per tenere i prezzi nascosti ai clienti. Oltre a veder andar via il cliente a pancia piena e senza incassare il pasto: se il titolare del locale è stato inadempiente, il cliente può non pagare il conto al ristorante.

I piatti serviti o i prezzi non sono quelli del menù

Che succede se chiedo una bistecca di manzo e, a mia insaputa, mi viene servita una bistecca di vitello? O se mi danno del tacchino al posto del pollo? Può darsi che sia può buono di quella che avevo ordinato, ma non è quello che volevo.

La legge dice che «le derrate riportate in menù devono essere quelle effettivamente consumate» e che, in caso contrario, il ristoratore incorre nel reato di frode in commercio [2]. Altro motivo per non pagare il conto al ristorante.

Allo stesso modo, i prezzi applicati devono essere quelli riportati sul menù. Non vale, dunque, scrivere sul listino che un piatto di spaghetti alla carbonara costa 12 euro e poi renderti conto che lo paghi 14 per un supplemento di qua e uno di là. Le eventuali maggiorazioni devono essere riportare chiaramente e ben visibili sul menù (pensa, ad esempio, a chi vuole la doppia mozzarella sulla pizza o a chi chiede che vengano aggiungi determinati ingredienti all’insalatona).  Anche in questo caso, puoi rifiutarti di pagare il conto al ristorante (oltre a chiamare i vigili urbani).

Il servizio è scadente

Non vale arrivare alla cassa e pretendere di non pagare il conto al ristorante perché il sugo degli spaghetti non era buono o perché il pesce era troppo cotto per i tuoi gusti. Questo non è un motivo valido per mangiare gratis. Lo può essere, invece, il fatto che ordini una cosa e te ne arrivi un’altra o che, volutamente, il ristoratore inserisca degli ingredienti diversi da quelli previsti nel menù (una carbonara con la salsiccia al posto del guanciale, per dire) o di qualità inferiore (la spalla cotta al posto del prosciutto di Praga).

Allo stesso modo, il personale è tenuto a servirti con correttezza, diligenza e a regola d’arte. Se mancano questi presupposti, il ristoratore sta violando i princìpi alla base del contratto stipulato con te e, quindi, puoi contestare il conto e non pagarlo.

Non hai abbastanza soldi

Pensa di essere andato al ristorante, di avere dato un’occhiata al menù e di aver trovato un po’ di pietanze che ti hanno stuzzicato l’appetito più del previsto. Hai anche ordinato una bottiglia di vino senza guardare la lista, fidandoti del tuo istinto. Quando chiedi il conto, però, scopri di avere fatto male i calcoli e di non avere in tasca i soldi necessari. La giornata non è molto fortunata e così, quando pensi di salvarti in corner pagando con la carta di credito, ti senti dire che la carta viene rifiutata dal sistema. Panico?

Fino ad un certo punto. Se hai una certa confidenza con il ristoratore, puoi sempre dirgli che passi il giorno dopo con i contanti. Sarà imbarazzante, ma anche efficace. Ma se sei entrato in quel locale per la prima volta e nessuno ti conosce? Puoi tentare anche in questo caso la mediazione: lasci al titolare un tuo documento di identità (sempre che lui non ritenga che si tratta di un documento falso) e ti impegni a tornare al più presto con i soldi, oppure chiami qualcuno che te li porti.

Dal canto suo, il ristoratore farà bene ad emettere, comunque, la fattura relativa al pasto che hai consumato: solo così avrà la prova del fatto che sei stato lì a mangiare, nel caso volessi fare il furbo, e potrà agire contro di te per via giudiziaria.

Ti offri a lavare i piatti

C’è un ristorante nel New Jersey che si chiama Soul Kitchen, come la canzone dei Doors. È stato aperto dalla rockstar Jon Bon Jovi (che con i Doors non c’entrava nulla, ma si vede che voleva restare in contesto musicale). Perché lo citiamo? Perché dà la possibilità ai clienti di mangiare gratis in cambio di un turno a lavare i piatti, a servire i tavoli oppure pulire la sala.

Occorre, ovviamente, un accordo preventivo con il titolare il quale, a sua volta, deve prevedere questo tipo di soluzione. Pensate all’eventuale pubblicità: «Hai fame ma non hai i soldi? Non girare a pancia vuota e vieni da noi: ti offriamo un pasto in cambio del tuo lavoro». Una cosa del genere, insomma. Ci penseranno i pubblicitari. Ma non sarebbe male importare in Italia non solo i dischi ma anche l’idea di Bon Jovi.

Non pagare il conto al ristorante: cosa si rischia?

Se arrivi al ristorante, ti siedi e ordini tranquillamente, consumi sereno il tuo paso e poi vai a la cassa a dire che non puoi pagare il conto, rischi l’accusa di insolvenza fraudolenta per avere mangiato e bevuto lo stesso pur sapendo di non poter pagare il conto. Un conto che sarà piuttosto salato: 2 anni di carcere e fino a 516 euro di multa.

Puoi essere accusato anche di truffa, nel caso in cui rassicuri la controparte sul fatto di poter pagare una bottiglia di champagne e due dozzine di ostriche, tanto per cominciare, anche se tra te e te sai di non riuscire a farlo.

Quello che il ristoratore non può fare è fermarti nel suo locale ed impedirti di andare via: sarebbe questa volta lui a passare dei guai seri perché incorrerebbe nel reato di sequestro di persona. Arrivato il caso, gli converrà optare per lasciarti andare e presentare querela contro ignoti, consegnando alle forze dell’ordine qualsiasi elemento utile a rintracciarti, come ad esempio delle immagini girate dal sistema di sicurezza.

Non potrà nemmeno farsi giustizia da solo strappandoti di mano il portafoglio per vedere se hai dei soldi dentro e, in questo caso, prendere quello che gli spetta. Il Codice penale [3], infatti, punisce chi, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé stesso usando violenza o minaccia alle persone. Si rischia la reclusione fino a un anno, a cui si aggiunge una multa fino a 206 euro se si usa la violenza. La pena aumenta se la minaccia o la violenza viene fatta con le armi.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA