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Lavoratore: obblighi

11 Agosto 2019 | Autore:
Lavoratore: obblighi

Fedeltà, obbedienza, riservatezza: il lavoratore ha tanti diritti, ma anche doverosi obblighi che, se violati, portano all’applicazione di sanzioni disciplinari e al licenziamento.

Sei dipendente di un’azienda e, parlando con alcuni colleghi di imprese concorrenti, hai svelato loro determinate strategie aziendali, pensando che questo non fosse un problema; oppure hai svolto le tue mansioni senza rispettare le direttive aziendali, prendendo iniziative personali, o ancora senza utilizzare i dispositivi di sicurezza che ti erano stati messi a disposizione. In realtà, non hai creato alcun danno al datore, ma hai ricevuto una contestazione disciplinare, oppure ti chiedi se il tuo comportamento abbia violato qualche dovere e possa essere sanzionabile.

La legge prevede molti diritti a favore del lavoratore, in quanto considerato parte debole nel rapporto con l’azienda, ma disciplina anche alcuni obblighi che il lavoratore è tenuto ad osservare per svolgere al meglio e in sicurezza le proprie mansioni. Vediamo allora, in concreto, il lavoratore quali obblighi ha nei confronti del datore e cosa può accadere in caso di violazione.

I diritti del lavoratore

Come detto, il lavoratore è sempre stato considerato il soggetto più debole nel rapporto con l’azienda, quello che più facilmente potrebbe essere sfruttato o condizionato; dunque, la legge lo ha sempre tutelato, prevedendo una serie di garanzie e diritti in capo al dipendente.

In particolare, tra i diritti principali del lavoratore, si ricordano:

  • la retribuzione, che deve essere proporzionale alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurargli un’esistenza libera e dignitosa;
  • l’orario di lavoro che non può superare le 13 ore al giorno, avendo diritto il dipendente ad almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24 ore e le 48 ore settimanali, compreso il lavoro straordinario;
  • il riposo settimanale garantito al lavoratore ogni sette giorni,
  • le ferie, garantite con lo scopo di consentire il recupero delle energie psico-fisiche e stare in famiglia
  • il congedo per maternità o paternità, per garantire la salute della madre gravida e l’accudimento del nascituro; per matrimonio, nell’ottica di promuovere la costituzione della famiglia;
  • il diritto alla malattia e le garanzie in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali: in caso di malattia, infortunio sul lavoro e malattie professionali viene garantita la conservazione del posto di lavoro per il tempo stabilito dai Ccnl (cosiddetto periodo di comporto) e la retribuzione.
  • le norme in materia di sicurezza sul lavoro: il datore di lavoro deve tutelare la salute psico-fisica del dipendente, facendo quanto possibile per evitare che si infortuni.
  • i diritti sindacali: il lavoratore ha diritto di aderire ad associazioni sindacali, di manifestare il proprio pensiero e di svolgere attività sindacale;
  • la parità uomo – donna, consistente nel divieto di discriminazione basata sul sesso.

Gli obblighi del lavoratore

Il lavoratore, per quanto tutelato e titolare di una serie di importantissimi diritti, garantiti anche dalla nostra Costituzione, è tenuto al rispetto di alcuni fondamentali obblighi, la cui violazione lo espone a possibili richiami e sanzioni disciplinari.

In particolare, rivestono fondamentale importanza i doveri di obbedienza, fedeltà e riservatezza, nonché l’obbligo di rispettare le norme e le prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Dovere di obbedienza

Il lavoratore deve, innanzitutto, svolgere le proprie mansioni secondo le indicazioni che gli vengono fornite dal datore.

Ad esempio, il dipendente deve rispettare l’orario di lavoro assegnato, evitando ritardi; deve svolgere i propri incarichi seguendo le modalità che gli sono state imposte, senza prendere iniziative personali non richieste e senza compiere atti che non gli siano stati autorizzati; deve portare rispetto ai propri superiori, comportandosi in modo educato e diligente.

Dovere di fedeltà

Il dovere di fedeltà investe diversi aspetti del rapporto di lavoro.

Esso può essere inteso, ad esempio, come divieto di compiere attività in concorrenza, ma anche come salvaguardia dell’immagine e del patrimonio aziendale. Pensiamo al lavoratore titolare di più rapporti di lavoro. Ciascun dipendente privato può svolgere, se lo ritiene e nel rispetto dell’orario di lavoro massimo giornaliero e settimanale imposto dalla legge, più lavori. La cosa importante è che le diverse occupazioni non siano tra loro in concorrenza, che i diversi impieghi non vengano svolti in favore di aziende tra loro concorrenti.

In tali ipotesi, il dipendente potrebbe, da un lato, ledere l’immagine aziendale, la serietà del marchio o del prodotto e, dall’atro, sottrarrebbe lavoro ad uno dei due datori: ad esempio, immaginiamo il venditore che esalti le qualità di un prodotto, screditando quello delle aziende concorrenti, tra cui quella per la quale svolge un secondo impiego; oppure all’operaio che svii clientela da un’azienda all’altra.

Oltre al rispetto del divieto di concorrenza, il dipendente deve altresì, in ossequio al dovere di fedeltà, fare il possibile per salvaguardare l’immagine e il patrimonio aziendale. Ad esempio, non deve rubare in azienda, deve essere onesto e sincero con i propri superiori, deve tenere anche fuori dell’orario di lavoro un comportamento decoroso. In pratica, deve guadagnarsi e mantenere viva la fiducia che l’azienda ripone nei suoi confronti.

Dovere di riservatezza

Il dovere di riservatezza è, invece, volto a tutelare il patrimonio e le strategie aziendali, che il dipendente è tenuto a non rivelare a terze persone e, in modo particolare, a colleghi o aziende concorrenti. Facciamo l’esempio dell’ingegnere che riveli all’azienda concorrente una particolare scoperta tecnica fatta dall’impresa per la quale lavora, oppure una nuova strategia di mercato, una linea di prodotti, sui quali questa intende nell’immediato futuro orientarsi. Una “fuga di notizie” del genere potrebbe ledere economicamente il datore e fargli irrimediabilmente perdere una fetta di mercato.

Osservanza delle norme in materia di sicurezza sul lavoro

Il datore di lavoro è obbligato a formare il lavoratore in materia di sicurezza sul lavoro e a dotarlo di tutti gli strumenti e dispositivi atti ad evitare e prevenire infortuni e malattie professionali.

Da parte propria, però, il dipendente è obbligato a rispettare le prescrizioni in materia di salute e sicurezza, a frequentare i corsi che l’azienda all’uopo organizza e ad utilizzare tutti i dispositivi di prevenzione dei rischi che vengono messi a disposizione, anche se scomodi e poco pratici. Ciò al fine di salvaguardare sé stesso e coloro che lavorano con lui: il mancato rispetto, ad esempio, delle norme antincendio, potrebbe esporre il lavoratore stesso, ma anche i propri colleghi al rischio di infortunio qualora prendesse fuoco il reparto presso cui sono addetti, oltre a creare un notevole danno economico all’azienda e alla produzione.

La violazione degli obblighi da parte del lavoratore: contestazione e sanzioni

Quando il lavoratore viola uno dei predetti obblighi può essere certamente destinatario di contestazioni disciplinari e di conseguenti sanzioni.

Non importa che la violazione abbia creato effettivamente un danno al datore, il lavoratore è punibile anche per il solo fatto di non aver rispettato i propri doveri, rendendosi negligente.

Scoperta la violazione, l’azienda sarà, quindi, tenuta a contestare tempestivamente e specificamente al dipendente la propria mancanza, concedendogli un termine non inferiore a 5 giorni per presentare le proprie giustificazioni, verbali o scritte.

Valutate le ragioni del lavoratore, il datore potrà archiviare il procedimento, oppure irrogare una sanzione disciplinare.

La sanzione disciplinare dovrà essere proporzionata alla gravità della violazione riscontrata e comunque compresa tra quelle previste tassativamente dal Ccnl di categoria.

Se il lavoratore, nei due anni successivi l’irrogazione della sanzione disciplinare, dovesse commettere altre violazioni della stessa specie, potrà essere sanzionato, per fatti analoghi, in modo più grave, anche mediante licenziamento (si tratta della cosiddetta “recidiva”).



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