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Come gestire i contanti in banca

14 Luglio 2019
Come gestire i contanti in banca

Come evitare i controlli dell’Agenzia delle Entrate, dei creditori o dell’ex moglie: tutti i migliori metodi per rimanere nell’anonimato.

Se anche è legale custodire i contanti in una cassetta di sicurezza della banca, ogni tanto sbuca fuori il tentativo di qualche Governo di tassare il denaro nei caveau, quasi a presumere che si tratti sempre del frutto dell’evasione fiscale. Dall’altro lato, però, chi preferisce depositare i contanti sul conto corrente deve fare i conti con una tassa quasi certa: le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate, sanzioni che scattano tutte le volte in cui viene eseguito un accredito di cui non si può giustificare la provenienza. Ma allora come gestire i contanti in banca? Ecco alcuni importanti chiarimenti che ti serviranno per evitare di passare un brutto guaio con il fisco, i creditori, la tua ex (o attuale) moglie, gli stessi dipendenti della banca.

Perché devo giustificare i contanti che deposito in banca?

In verità, il conto corrente è nato apposta per custodire il denaro contante. Ragion per cui non è mai stato illegale depositare contanti in banca. Tuttavia, nel tempo, le norme fiscali si sono evolute nel tentativo di evitare che i conti correnti divenissero il ricettacolo dei proventi di attività illecite o evasioni fiscali. Così il testo unico delle imposte sui redditi contiene una norma che impone sempre di giustificare, in caso di controllo, la provenienza del denaro.

Ad esempio, se depositi tremila euro in banca in contanti devi poter dire chi te li ha dati e per quale ragione. Non ti basterà allora sostenere che si tratta di soldi risparmiati o ricevuti in regalo, ottenuti come risarcimento o come vincita alle scommesse: dovrai anche provarlo, ma con un documento scritto avente data certa.

Cosa succede se non riesco a dimostrare la provenienza dei contanti versati in banca?

Riceverai un accertamento. Anche se la regola generale vuole che ogni controllo fiscale passi per una fase intermedia di confronto dinanzi all’ufficio delle imposte, per le verifiche sul conto corrente questo non è previsto e il contribuente potrebbe ricevere direttamente un atto impositivo. In pratica, l’Agenzia delle Entrate, presumendo che il contante depositato in banca deriva da reddito non dichiarato, te lo tasserà e vi aggiungerà anche le sanzioni.

Come posso difendermi da un accertamento fiscale sul conto?

Dovrai fare ovviamente ricorso e convincere i giudici della commissione tributaria che il denaro depositato sul conto è costituito da redditi già tassati alla fonte (come una vincita) o esentasse (come un risarcimento o una donazione). Come detto dovrai farlo con documenti scritti aventi data certa.

Come posso versare contanti sul conto senza essere scoperto?

Se hai dei contanti che hai messo da parte, magari il frutto di regali ottenuti dai parenti o di vincite alle scommesse con gli amici, e di cui non potresti mai documentare la provenienza seppur lecita, potresti eseguire versamenti di piccolo “taglio” a più riprese. Ma anche qui non è detto che superi il vaglio dell’Anagrafe dei conti correnti: l’ufficio delle imposte, rilevando un versamento costante e continuo di denaro contante, potrebbe presumere che si tratti comunque di reddito non dichiarato (ad esempio uno stipendio da lavoro in nero, il canone di un affitto non registrato, compensi per prestazioni non fatturate, ecc.) ed allora potrà ugualmente procedere all’accertamento. Spetterà a te difenderti.

Posso nascondere i contanti nelle cassette di sicurezza?

Come abbiamo anticipato, è legale nascondere contanti in una cassetta di sicurezza, sebbene il contratto con la banca venga comunicato all’Agenzia delle Entrate (che tuttavia non è in grado di sapere cosa custodisci nello “scrigno”). Non devi superare il massimale dell’assicurazione prevista sulla cassetta.

Naturalmente, se anche l’atto in sé del deposito di contante in una cassetta di sicurezza non è illegale, cioè che può essere illegale è l’intento. Pensiamo, ad esempio, a una persona che vuol sottrarre ai creditori i soldi ricevuti da un’assicurazione come risarcimento. Oppure pensa al marito che, intravedendo il rischio di una separazione dalla moglie, faccia continui prelievi dal conto per inserirli nella cassetta di sicurezza allo scopo di non dividere i risparmi con l’ex coniuge. Ci sono poi ovviamente tutti i casi di evasione fiscale, traffico illecito e riciclaggio. Ragion per cui l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine, può sempre controllare ciò che custodisci in una cassetta di sicurezza.

Quanti contanti si possono prelevare dal conto corrente?

Se il versamento di contanti deve essere sempre giustificato al Fisco, i prelievi, invece, sono liberi. Ma attenzione: qui subentra un’altra normativa, quella sulla lotta al riciclaggio del denaro. Per cui, per prelievi superiore a 5mila euro, il dipendente allo sportello ti potrà chiedere di dichiarare per iscritto le ragioni di tale movimentazione. La dichiarazione del correntista verrà custodita dalla banca che, in relazione all’entità delle somme prelevate nel corso del mese e della frequenza, potrà valutare se inviare la comunicazione alla Uif, l’ufficio di informazione finanziaria.

Il controllo sui contanti, però, se anche non viene fatto al momento del prelievo, può avvenire all’atto della spesa. Ci sono infatti una serie di acquisti che finiscono inevitabilmente all’Agenzia delle Entrate e che potrebbe, a quel punto, determinare un accertamento fiscale tramite redditometro se non sei in grado di giustificare in che modo sei riuscito a procurarti tale disponibilità finanziaria.

Esiste un modo per prelevare i soldi contanti senza allertare il Fisco? Sicuramente, il metodo migliore è spendere i soldi in modo anonimo, ossia senza farsi rilasciare fatture. Parliamo, cioè, dei comuni scontrini del supermercato per la spesa quotidiana, per i negozi di abbigliamento e per eventuali gioielli.

Leggi anche Limite versamenti contanti su conto corrente.

Tecniche per evitare i creditori

La legge, nel prevedere l’obbligo di pagamento dello stipendio tramite bonifico bancario, si è preoccupata solo di tutelare le ragioni del fisco senza però pensare ai creditori del lavoratore. A questi ultimi, si può fare franca in due modi:

  • o prelevando tutto il deposito sul conto corrente: non è infatti un atto revocabile;
  • o facendosi accreditare lo stipendio sul conto corrente di un familiare: è possibile! Leggi sul punto Bonifico stipendio su conto non intestato.

Posso usare i contanti per ricaricare una carta di credito prepagata?

Sicuramente, lo puoi fare ma ricorda che anche le carte di credito, sia quelle con Iban che senza, sono sottoposte ai controlli del fisco trattandosi di strumenti di pagamento tracciabili.

Come spostare denaro senza allertare il Fisco 

Spostare soldi – sia all’interno dell’Italia che all’estero – non è problema se c’è la prova documentale: la cosa migliore è quindi il bonifico con la relativa causale dello spostamento del denaro.

La causale non è condizione di validità del bonifico né può in automatico generare un accertamento fiscale se non appropriata. Di certo, però, non si può difendersi da un accertamento fiscale sostenendo che un determinato reddito ci è stato donato se la causale indica «pagamento prestazione ricevuta».

Maggiori informazioni in Come spostare soldi senza allertare il fisco.


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