Diritto e Fisco | Editoriale

Mobbing familiare: quando un genitore ostacola il diritto di visita dei figli

9 Maggio 2013 | Autore:
Mobbing familiare: quando un genitore ostacola il diritto di visita dei figli

Si può ostacolare il diritto di un genitore a stare con i propri figli usando molti strumenti: qual è la tutela giuridica del genitore e quale il prezzo da pagare per i figli?

Nell’ambito dei provvedimenti con cui il giudice pronuncia la separazione o il divorzio tra i coniugi, vengono di solito disciplinate anche le modalità di visita dei figli da parte del genitore presso cui non sono stati collocati o – in casi più rari [1] – a cui non sono stati affidati.

Capita spesso, tuttavia, che quest’ultimo faccia fatica a vedere i bambini in quanto l’altro genitore adotta un atteggiamento ostruzionistico, adducendo scuse e giustificazioni ogni qual volta debbono avvenire gli incontri. Si può parlare, in queste situazioni, di una vera e propria forma di mobbing [2], che si caratterizza per un insieme di comportamenti che possono così sintetizzarsi.

Il sabotaggio delle frequentazioni con i figli

Nella maggior parte delle situazioni conflittuali, si utilizzano scuse comuni (“il bambino dorme” o “non si sente bene”) per non consegnare il figlio all’altro genitore; oppure si mette quest’ultimo nella condizione di dover incontrare i figli in circostanze che lo spogliano di qualunque ruolo genitoriale, anche  per la scelta del tempo e dei modi da passare con loro (come quando deve seguire i figli in attività parascolastiche fissate proprio nei suoi giorni di frequentazione).

In altri casi, addirittura, viene illegittimamente operato un allontanamento fisico del minore, giustificato dal  trasferimento del il genitore affidatario in altra località, tale da creare una oggettiva difficoltà alla possibilità degli incontri.

Lisolamento dai processi decisionali

Di frequente, poi, il genitore non affidatario o non collocatario viene tenuto fuori da scelte fondamentali per la vita del figlio (problemi di salute, scelte di indirizzo scolastico, ecc.), venendo informato solo a cose fatte. La giustificazione viene spesso ricondotta all’indole troppo ansiosa o invadente del genitore che potrebbe in qualche modo ledere l’equilibrio psicofisico del minore.

La attività denigratoria

Non di rado, ancora, si finiscono col rivolgere all’ex, accuse e minacce di vario tipo, coinvolgendo la rete amicale e familiare, fino ad arrivare alla sede giudiziaria (ne rappresentano il classico esempio le  denunce di sottrazione di minore per ritardi nella riconsegna del bambino, fino a quelle gravissime di abuso sessuale e/o maltrattamenti, ecc.).

A volte si ottiene il coinvolgimento di terze persone disposte a fare da testimoni: conoscenti, ma anche gli stessi professionisti (si pensi alla produzione di certificati medici attestanti l’indisposizione del bambino).

Non va dimenticato, però, che la conseguenza di tutto questo è di solito un provvedimento di sospensione delle frequentazioni genitore-figlio (recuperabili solo in un luogo “protetto”), che, inevitabilmente, finisce col portare, in ogni caso, ad una umiliante svalutazione della figura genitoriale.

Nei casi di forte conflittualità tra le parti si può arrivare ad una  partecipazione del minore alla campagna di denigrazione contro il genitore  (cosiddetta Sindrome di alienazione parentale o Pas), con il rifiuto di ogni rapporto con questi e alla spontanea scelta, da parte del genitore escluso, di allontanarsi dalla vita del figlio.

Tutela giuridica

Non bisogna, invece, dimenticare che, anche nelle ipotesi – più rare – di affido esclusivo da parte di un genitore, rimane il fatto che le decisioni di maggior interesse spettano ad entrambi i coniugi [3]; pertanto ogni comportamento ostativo sarà di grave ostacolo ai diritti dell’altro genitore. Quest’ultimo potrà rivolgersi al giudice utilizzando una serie di  strumenti.

Se, ad esempio, vi siano degli oggettivi mutamenti nella vita del figlio (riguardanti la salute o le sue scelte di vita quotidiana, un trasferimento improvviso), il genitore non collocatario potrà chiedere una modifica delle condizioni e delle modalità degli incontri programmati stabiliti dal giudice o concordate dalle parti [4].

 

Qualora, nonostante i nuovi accordi, permangano gli atteggiamenti ostativi degli incontri del bambino con l’altro genitore, questi potrà agire in sede penale, con una querela per il mancato rispetto degli ordini del giudice [5], reato in cui rientra il caso del genitore che non osserva il regime di frequentazione stabilito dal magistrato di  competenza.

Altra strada sarà percorribile in sede civile, attraverso un’azione di ammonimento del coniuge [6] che sanzioni la condotta di quest’ultimo, prevedendo – nell’ipotesi di gravi inadempienze o di atti che pregiudichino il minore o siano di ostacolo al corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento – la possibilità da parte del giudice di modificare i provvedimenti in vigore tra le parti, ammonire il genitore inadempiente, disporre il risarcimento dei danni nei confronti del minore e dell’altro genitore, condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria.

Ciò non toglie che tutte queste azioni giudiziarie di fatto si rivelano non rispondenti ai bisogni delle parti coinvolte in quanto:

– i tempi necessari a darvi attuazione non sono quelli brevi di cui hanno bisogno il genitore e soprattutto i bambini per conservare rapporti stabili e continuativi;

– le sanzioni non rispondono ai bisogni delle parti (ammonimento, risarcimento, ammenda);

– la fase relativa all’esecuzione forzata, nel caso di mancato rispetto del provvedimento del giudice, è totalmente inadeguata sul piano pratico.

Effetti sui bambini

Le vere vittime di tutto questo meccanismo giuridico sono i bambini, condotti via come se si trattasse dell’oggetto di una comune procedura esecutiva. L’inadeguatezza del sistema legislativo in materia, costituisce un grave problema, capace di provocare dolorose conseguenze sul piano sociale e umano, specie se si pensa ai problemi psicologici o psichiatrici che ne derivano sui minori.

È per questo motivo che sarebbe importante prevedere una nuova ipotesi di reato: il mobbing familiare, tale da sanzionare più facilmente i comportamenti dolosi tesi ad ostacolare il diritto dell’altro genitore a frequentare i figli e costituire, così, un serio deterrente per i genitori in mala fede. In mancanza, invece, si finisce con l’adottare soluzioni giudiziarie traumatizzanti per i bambini (come appunto il prelievo coatto)[7].

Oggi in Italia possiamo parlare di circa diecimila minori, contesi tra genitori che non riescono a gestire la propria crisi di coppia. Questi bambini, a seconda della loro età e del grado di conflittualità familiare, finiscono spesso col manifestare sintomi importanti quali disturbi alimentari e del sonno, stati d’ansia, sentimenti di aggressività e rabbia, manifestazioni psicosomatiche, alterazioni del comportamento, problemi di identità. Allora, dinanzi a strumenti giudiziari inidonei a fronteggiare il problema, almeno i genitori non dovrebbero dimenticare che quando l’amore tra di loro finisce, i figli continuano ad avere un padre e una madre e, soprattutto, hanno il diritto di non dover scegliere tra uno di loro.

Una separazione può essere molto faticosa, perché comporta la necessità di ricostruire tutto con modalità nuove, ma uno sforzo di pacificazione va portato avanti ad ogni costo per il bene dei propri figli, pensando che non debbano esserci né vincitori né vinti. In tutto questo sarà fondamentale la scelta di un professionista propenso a non alimentare invano percorsi contenziosi che quasi sempre finiscono col  produrre effetti logoranti su tutti i soggetti coinvolti.

Se nei momenti di rabbia e di crisi, le coppie riuscissero a guardare le cose dalla prospettiva dei propri figli, forse verrebbe più naturale fermarsi per cercare insieme delle soluzioni diverse, anche se più faticose per se stessi. Perciò voglio concludere con le parole di chi ha saputo specchiarsi nel cuore di un bambino: “Datemi dei genitori migliori e vi darò un mondo migliore [8]“.


note

[1] La legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso ha introdotto il principio della bigenitorialità in base al quale i figli sono affidati di regola ad entrambi i genitori e l’affido esclusivo è limitato a situazioni eccezionali

[2]  Il concetto di mobbing può applicarsi a qualunque contesto interattivo finalizzato all’estromissione di un individuo da un ambiente cui questi legittimamente vuole o a ha bisogno di appartenere in qualche modo. Un modello che risponde pienamente a tale descrizione è frequentemente individuabile nelle situazioni di separazione coniugale.

[3] Art. 155, c.c. “Il coniuge cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della potestà su di essi ; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Salvo che sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i coniugi. Il coniuge cui i figli non siano affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.”

[4] Art. 710 cod.proc.civ: “modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi”

[5] Art. 388 cod. pen.: “Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”

[6] Art.709 ter del cod. proc. civ.: “soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze e violazioni”

[7] Emblematica in tal senso la pronuncia della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo secondo cui, in situazioni come queste, i tribunali dovrebbero prendere misure più dirette e specifiche per ristabilire i contatti fra genitore e figlio . La  sez. II, con la sent.  29 gennaio 2013, ha condannato l’Italia per non aver protetto una bambina, da 10 anni privata del papà ad opera di madre alienatrice, condannata per calunnia, diffamazione, violazione delle sentenze.  Il tribunale ha accertato la violazione del diritto alla vita privata e familiare del papà e della bambina poiché “è stata resa impossibile la costruzione di una relazione stabile con la figlia” essendo state messe in campo “solo misure automatiche e stereotipate. La Corte ha anche ordinato un risarcimento complessivo di 25mila €.

[8] Aldous Huxley, srittore britannico (1894-1963)


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6 Commenti

  1. Questo testo centra in pieno le problematiche generate da una separazione. Per la mia esperienza personale posso dire di aver fatto sforzi sovrumani (come madre affidataria unica) al fine di evitare di incorrere in una qualsiasi delle situazioni descritte dall’articolo. E’ stato difficilissimo: tutti sappiamo infatti che, in caso di separazione, il genitore affidatario tende ad essere sinceramente convinto (a torto o a ragione) che la frequentazione dell’altro genitore da parte del figlio potrebbe risolversi in un danno, o comunque in una destabilizzazione, per il figlio stesso. Ponendo in atto le più varie strategie ostruzionistiche ritiene dunque di fare il bene non solo proprio, ma anche del bambino. Ci vuole un avvocato veramente consapevole ed equilibrato, o un ottimo psicologo, per aiutare a recuperare un po’ di oggettività. Io – ripeto – l’ho fatto con una fatica incommensurabile, ma credo di poter dire, a nove anni dalla separzione, che a mio figlio (che allora aveva 36 mesi) ne è venuto un gran bene: ama, frequenta e rispetta sia la madre che il padre ed entrambi sono sempre stati per lui un punto di riferimento imprescindibile nella sua vita quotidiana.

  2. grazie per il suo commento lo dico da padre con affidamento condiviso collocataria la madre e un padre distrutto moralmente che ha un bimbo di 3 anni e che me lo sto vedendo sempre di piu’ giorno dopo giorno portare via dalla madre, dalla mia ex suocera e delle mie ex cognate

  3. salve sono un padre che a poco sono divorsiato (da 2 ani) la mia figlia e afidata da mia ex sinora allora la sinora lavora con turni e la figlia sta con le zie e zii , e me come padre sono concluso fori, loro chelane tutti i diriti e io non si po a vicinarsi a vedere la figlia. e ansi sono minacati da zia e i altri persone fine a morte , secondo me io sta facendo il mio parte per evitare il confliti con loro per favore se che un cosulente per aiutarmi e spigare di piu il mio situacione mi ciami al numero (3291170599) GRAZE

  4. Io sono una nonna molto delusa e arrabbiata con mio figlio e mia nuora perche senza un motivo serio impediscono a me di portare mio nipote a casa una casa in cui il bimbo e cresciuto fino a sette anni e non lo portano neanche loro posssiamo vederlo solo in negozio da loro una lavenderia che gia il fatto divederlo li mi fa stare male, quando vado a trovarlo capisco dalle sue timide domande che vorrebbe venire a casa con me ma i genitori fanno finta di niente e cosi soffriamo tutti se protesto rischio di non vederlo piu il bimbo sono 2 anni che ha problemi tutto questo e un vero schifo altro che i diritti ma dove sono

  5. Sono padre vittima di un manipolamento particolare, la madre ha dato da gestire il minore nei trasferimenti e nella vita quotidiana al suo nuovo compagno, al punto che mio figlio chiede a questa nuova figura se può andare con il papà da MC Donald in mia presenza (in presenza del padre che sono io). Sono tentato di chiamare i Carabinieri alla prossima consegna del bambino presso l’abitazione della madre e di questo fetente, non concluderò nulla ma almeno facciamo scendere dalla poltrona la gran Signora della mia ex moglie. Ovviamente qui si tratta di potenziale PAS, il bambino non mi ritiene più l sua figura paterna. Chiedo se qualcuno ha idee in merito sul da farsi perché in Giurisprudenza c’è molto poco 3287675167

  6. Buongiorno, vorrei condividere un fatto grave che riguarda mio nipote di 4 anni(io sono la zia, sorella del padre) I suoi genitori non sono sposati fra loro ma hanno vissuto nella stessa casa fino ai primi mesi di vita del bambino.. (l’affido è condiviso)Da circa 1 anno la madre convive con il nuovo compagno il quale si fa chiamare papà da mio nipote, il tutto senza il consenso del papà del bambino(mio fratello). Dopo le ferie durate 3 settimane trascorse con la madre e il nuovo compagno di lei(sempre senza il consenso del padre)il bambino dice di chiamarsi con un nome diverso da quello usato fino al suo 4°anno d’età; non bastasse, la madre lo ha iscritto in un nuovo asilo con questo nuovo nome. Mio fratello lo ha saputo dalle insegnanti. L’avvocato dice che è possibile solo fare richiesta al giudice ma nei confronti del compagno non si può agire. Io trovo assurdo che un estraneo abusi dell’ingenuità di un bambino e che non si possa agire tempestivamente in maniera legale. Inoltre non vengono tutelati nemmeno i diritti del genitore. Cosa si può fare?

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