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Come uscire dalla bulimia

15 Luglio 2019 | Autore:
Come uscire dalla bulimia

Bulimia: sintomi, cause e cura. Che cos’è la bulimia? Quali sono i rischi per la salute? In che modo è possibile guarire? Scoprilo nel mio articolo.

Hai una voglia irrefrenabile di cibo e non riesci a controllarti a tavola? Il tuo pensiero fisso è legato all’alimentazione? Dopo aver concluso un pasto, pensi a cosa mangerai in quello successivo? Dopo aver ingurgitato grandi quantità di cibo, avverti un profondo senso di colpa e metti in atto alcune condotte compensatorie che possono danneggiare la tua salute (come il vomito autoindotto, l’eccessiva attività fisica, l’assunzione di diuretici e lassativi)? Se ti rivedi in questi comportamenti, potresti soffrire di un disturbo dell’alimentazione e, in particolare, di bulimia nervosa. In questi casi, il cibo può diventare una droga, creare dipendenza, rappresentare l’unica fonte di soddisfazione e di piacere. Il rapporto con il cibo può ritenersi completamente alterato.

I disturbi dell’alimentazione (Da), in generale, sono patologie complesse, caratterizzate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo. In chi ne è affetto, si rileva un’attenzione ossessiva verso il proprio peso e l’esigenza di controllo della propria forma fisica. C’è da dire che anche le persone che hanno un normale peso corporeo possono essere affette dalla bulimia nervosa.

Qual è il grado di incidenza nella popolazione? Ne sono maggiormente colpiti gli uomini o le donne? In genere, tutti i disturbi dell’alimentazione hanno maggiore incidenza nella popolazione femminile. Sul sito del ministero della Salute, è possibile constatare che negli studi condotti sulle popolazioni cliniche, per quanto riguarda la bulimia nervosa, ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini.

La persona che soffre di bulimia nervosa giudica sé stessa in termini di controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del proprio corpo; di conseguenza, adotta regole dietetiche molto rigide e particolarmente estreme che richiedono un impegno costante. Le trasgressioni a tavola e le abbuffate sono vissute come un’irrimediabile perdita di controllo.

Dopo le abbuffate, subentrano emozioni negative come il disgusto verso se stessi, la vergogna, la paura di ingrassare, il senso di colpa, la volontà di eliminare la smisurata quantità di calorie ingerita. Sentimenti che, a loro volta, possono scatenare nuove abbuffate. Si crea così un circolo vizioso. Dunque, se soffri di questo disturbo, con molta probabilità ti stai chiedendo come uscire dalla bulimia.

Per avere maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato il dr. Furio Ravera, autore di numerose pubblicazioni,  come “Un fiume di cocaina” e “Le regole e la manutenzione della vespa. Ponte alle grazie”. Dal 1980, è psichiatra presso la Casa di Cura le Betulle ed è direttore dei reparti “Abuso e Dipendenze da Sostanze Stupefacenti e Farmaci” e “Disturbi di Personalità e Disturbi Psicotici”. Insieme a Roberto Bertolli, ha fondato le comunità terapeutiche “Crest” e “La Ginestra” e la Società di studio per i disturbi della personalità (Sdp). Inoltre, ha dato vita alla Comunità terapeutica psichiatrica “Cima”.

Bulimia: cos’è?

La bulimia è un disturbo della condotta alimentare caratterizzato dall’assunzione di ingenti quantità di cibo in un tempo significativamente breve, talora accompagnato da uno stato di “appannamento” della coscienza fino ad uno stato dissociativo, vale a dire, una sorta di personalità separata, scissa dal resto della persona.

Quali sono i sintomi della bulimia?

I sintomi della bulimia sono, insieme alla condotta sopradescritta che è il sintomo principale, le condotte compensatorie, per esempio digiuni, vomito autoindotto, clismi, abuso di lassativi e diuretici, esercizio fisico esasperato.

Bulimia nervosa: quali sono le cause?

Le cause della bulimia sono multiple. Con una certa frequenza, nel passato di una persona bulimica, si riscontrano: traumi infantili, abbandoni, separazioni, incuria, indisponibilità o inadeguatezza psicologica materna, molestie e abusi.

Sostanzialmente, il ciclo bulimico rappresenta una manovra che segnala, in modo simbolico e non sempre comprensibile da parte del paziente, un conflitto fra intensi bisogni di dipendenza (le abbuffate) ed il rifiuto di tale dipendenza (il vomito).

Può rappresentare la materializzazione attraverso il vomito, che talvolta è la condotta preferita, del tentativo di liberarsi di qualcosa che è “dentro”: emozioni, sentimenti, ricordi. Tutti pensieri ricorrenti circa i quali non si hanno risorse di contenimento.

Perché si parla di abbuffate? Come resistere alle abbuffate?

Si parla di abbuffate proprio perché lo stile di assunzione del cibo è quello, per qualità e velocità. È molto difficile resistere alle abbuffate perché sono un sintomo, vale a dire qualcosa che accade al di là della volontà del paziente di non farlo.

La volontà ha poca efficacia perché occorre ridurre la forza di questo impulso agendo alla radice di esso. Quindi, non si tratta di resistere, ma di ridurre l’impulso.

Bulimia: quali sono i rischi per la salute?

I rischi della salute sono in parte legati al sovrappeso, in parte alla malnutrizione ed al vomito.

Si possono avere alterazioni metaboliche che conducono al diabete, alterazioni elettrolitiche, Na, K, Cl, Ca, che conducono a disturbi e sofferenza cardiaca.

Blocco mestruale con conseguente danno al metabolismo osseo che conduce ad una precoce osteoporosi irreversibile. Disturbi intestinali da abuso di lassativi.

Quali sono le conseguenze del vomito autoindotto?

Il vomito è una pratica pericolosa per la perdita, non solo di alimenti, ma di elettroliti essenziali, K, Na, Cl, Ca e valenze acide, con conseguenti disturbi dell’attività cardiaca, versamenti pericardici inclusi.

Danni dentali, danni all’esofago, ernia esofagea, danni alle corde vocali.

Quali sono i criteri per diagnosticare la bulimia?

I criteri diagnostici sono quelli indicati dal DSM:

  • mangiare in un definito periodo di tempo, più breve della media, grandi quantità di cibo;
  • sensazione di perdere il controllo (es.: sensazione di non riuscire a smettere, né di controllare cosa si sta mangiando);
  • ricorrenti e inappropriate condotte compensatrici (es.: vomito, lassativi, ginnastica, enteroclismi, digiuno):
  • le condotte si verificano in media almeno 2 volte la settimana;
  • i livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e peso corporeo;
  • l’alterazione non si manifesta esclusivamente nel caso di anoressia nervosa.

Falsi miti sulla bulimia?

Su tutte le forme di disagio psichico ci sono falsi miti. La madre di tutti i falsi miti è l’idea che tutto dipenda dalla buona volontà.

Su un altro versante, ci sono le credenze che si originano ponendo attenzione sulla sola sintomatologia senza comprendere che dietro ogni comportamento impulsivo o ingovernabile vi sono condizioni emotive che fanno sentire il paziente in pericolo, in grave stato di angoscia.

In tali condizioni, i sintomi, l’abbuffata o il vomito, rappresentano espedienti disperati ed illusori per ottenere una sensazione di controllo.

Esiste la bulimia senza vomito? Di che si tratta?

Esistono forme di bulimia senza vomito caratterizzate da abbuffate seguite da condotte compensatorie come l’esercizio fisico intenso, abuso di diuretici e lassativi.

Esiste il Disturbo da alimentazione incontrollata caratterizzato dall’assenza di condotte compensatorie evitanti in genere in stati di obesità di cui il paziente non si cura.

Bulimia nervosa senza vomito: come si guarisce?

La prima condizione per una guarigione è una sincera motivazione da parte del/della paziente perché insieme ad una accurata indagine psicologica – per individuare stati depressivi o tratti di disturbo di personalità correlati al disturbo alimentare – necessaria per sviluppare un adeguato piano di trattamento sia farmacologico che psicoterapeutico, è necessario riportare ordine nell’alimentazione per mezzo di una dieta resa tollerabile dal supporto psicologico mirato.

Bulimia e Binge Eating Disorder: quali sono le differenze?

Il Binge Eating Disorder è sinonimo di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Bulimia nervosa e anoressia nervosa: che differenza c’è?

L’anoressia nervosa si distingue dalla bulimia per la grave restrizione nell’assunzione di cibo.

Come guarire dalla bulimia senza ingrassare?

È possibile guarire senza ingrassare, proprio perché si tratta di ottenere in modo regolare stati emotivi destabilizzanti (senso di vuoto interno, rabbia, insoddisfazione, disgusto di sé, depressione, ansia) con strategie più efficaci che rendono meno importanti il ricorso al cibo.

Bulimia: è possibile guarire da soli?

Come in tutte le situazioni che hanno alla base un disagio psichico, è pressoché impossibile guarire da soli.

Bulimia: ci sono farmaci per curarla?

Non ci sono farmaci strettamente specifici per la bulimia, bensì farmaci atti a correggere le condizioni psichiche che sono alla base della bulimia, come: antidepressivi, ansiolitici, stabilizzanti del tono dell’umore, in alcuni casi antipsicotici di ultima generazione.

Patologie alimentari: quali sono le percentuali d’invalidità?

Dopo aver approfondito tutti gli aspetti legati alla bulimia nervosa nell’intervista al dr. Furio Ravera, a seguire ti indicherò quali sono le percentuali d’invalidità riconosciute alle patologie alimentari e, in particolare, alla bulimia nervosa e all’anoressia.

Innanzitutto, partiamo dalla definizione di invalidità. L’invalidità consiste nella riduzione della capacità lavorativa della persona, condizione che può derivare da un’infermità o da una menomazione. Nel caso in cui la persona che soffre di una patologia non è in età lavorativa (come minorenni e over 65), per la valutazione dell’invalidità non si parla più di capacità lavorativa, ma della capacità di svolgere i compiti e le funzioni legati alla propria età.

Leggendo le Linee guida dell’Inps sugli accertamenti degli stati invalidanti, è possibile notare che tra le patologie alimentari solo l’anoressia e la bulimia sono collegate a specifiche percentuali d’invalidità o di riduzione della capacità lavorativa.

In particolare:

  • è riconosciuto il 20% d’invalidità per la bulimia nervosa non complicata;
  • è riconosciuto il 35% d’invalidità per l’anoressia nervosa, qualora sia stato riscontrato un deficit lieve;
  • il 45% d’invalidità per l’anoressia nervosa, se è stato riscontrato un deficit moderato;
  • è riconosciuto dal 75% al 100% d’invalidità per l’anoressia nervosa, nel caso di un deficit grave.

Se vuoi sapere come chiedere l’invalidità e la Legge 104 per le patologie alimentari, ti consiglio la lettura di questo articolo Guida alla domanda d’invalidità, Legge 104 e accompagno.

note

Autore immagine: 123rf com.


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