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Cavi elettrici Enel sulla facciata di casa: che fare

15 febbraio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 15 febbraio 2018



Si possono togliere i cavi elettrici messi dall’Enel sulla facciata della propria casa. Che fare e come difendersi in questi casi? Scopriamolo insieme

Posso rifiutarmi di far installare un filo elettrico sulla parete del mio palazzo? Si possono togliere i cavi elettrici messi dall’Enel sulla mia casa? L’Enel può, dall’oggi al domani, mettere dei cavi elettrici sulla facciata di casa mia senza chiedermi il permesso?

Sono queste (e molte altre) le domande più frequenti che si pone chi si vede piazzare  – magari senza alcun preavviso – una moltitudine di fili e di cavi sui muri della propria abitazione. Cosa fare in questi casi?  Ci si può “difendere” in qualche modo, o si può solo “subire in silenzio”? E se questi cavi creano dei danni, chi ne sarà responsabile? Si può chiedere un risarcimento dei danni provocati dai cavi dell’Enel posti sulla facciata della propria abitazione?

A tali domande cercheremo di rispondere nel presente articolo. Vediamo, dunque, che fare e come difendersi in caso di cavi Enel apposti sui muri del proprio palazzo o sulla facciata della propria casa.

Cavi elettrici sulla facciata: il bilanciamento di interessi

Cominciamo innanzitutto con il dire che i cavi elettrici apposti dall’Enel rientrano nel novero dei cosiddetti impianti di pubblica utilità, in quanto volti a perseguire e soddisfare gli interessi della collettività. Dunque, la tematica in commento implica il bilanciamento di due opposti interessi: da un lato, l’interesse collettivo; dall’altro, l’interesse del singolo proprietario o detentore dell’immobile “aggredito” dall’odiato groviglio di fili e cavi. La domanda allora sorge spontanea: quale tra questi due interessi prevale? La risposta è scontata: prevale l’interesse collettivo. Tuttavia, se è vero che, in caso di cavi elettrici apposti dall’Enel, l’interesse collettivo prevale sempre su quello del singolo proprietario (o titolare del diritto di godimento), non può comunque affermarsi che questi non abbia comunque alcuna “voce in capitolo”. Vediamo in quali casi. Prima, però, cerchiamo di fare ulteriore chiarezza.

Cavi elettrici sulla facciata: la servitù di elettrodo

Sul punto è bene sapere che (purtroppo) gli impianti di pubblica utilità,  i fili ed i cavi possono passare – anche senza il consenso del proprietario – sia sopra, sia davanti che ai lati degli edifici, siano essi pubblici o privati.

Al riguardo, ahinoi (!), la legge dispone che ogni proprietario ha l’obbligo di consentire il passaggio di condutture elettriche nel proprio fondo [1] e ciò in quanto – come anticipato – l’interesse della collettività prevale su quello del privato, il quale è tenuto a sacrificare parte del suo diritto.

Per farla breve, quindi, nel caso vi sia un interesse collettivo (quale ad esempio l’illuminazione di una strada) gli interessi del privato saranno destinati a soccombere. Risultato:  cavi elettrici piazzati sui muri della propria abitazione dall’oggi al domani e senza che nessuno chieda il permesso al proprietario di casa.

Più precisamente, si parla, al riguardo, di cosiddetta servitù di elettrodotto, la quale può essere costituita in modo volontario (l’ente gestore manifesta l’esigenza di far passare cavi elettrici sul fondo e il proprietario vi acconsente) oppure coattivamente. In quest’ultimo caso, vi può essere un provvedimento amministrativo che, in modo autoritativo, imponga la servitù. Se il proprietario si rifiuta può accadere che  l’ente che gestisce il servizio (l’Enel nel nostro caso) adisca l’autorità giudiziaria al fine di ottenere una sentenza costitutiva della servitù.

Cavi elettrici sul muro di casa: che fare e come difendersi

Tuttavia, se vero è che – come anticipato – l’interesse collettivo prevale sempre su quello del singolo proprietario, non può di certo affermarsi che questi non abbia comunque alcuna “voce in capitolo”.

Ciò detto, la prima cosa da fare in questi casi è esaminare l’atto costitutivo della servitù, al fine di rilevare quali sono gli oneri posti a carico dell’Enel e quali, invece, quelli che gravano sul proprietario del fondo. Il concreto esercizio del diritto di servitù e la ripartizione delle spese, infatti, possono variare da caso a caso, fermo restando che la legge pone dei principi sempre validi a livello generale. Vediamo quali.

Cavi elettrici: i diritti del proprietario di casa

Cominciamo innanzitutto con il dire che se, da un lato, il proprietario dell’appartamento è obbligato a sopportare i cavi piazzati dall’Enel sui muri o le pareti della propria abitazione; dall’altro, ciò non significa che questi possano creare un intollerabile ingombro.

La legge, infatti, stabilisce che una volta costituita la servitù (nel nostro caso la citata servitù di elettrodo), il suo esercizio deve avvenire con il minor aggravio per l’immobile dove si istallano i cavi [2]. In sostanza, se è vero che prevale l’interesse pubblico e il proprietario non può rifiutare che i cavi elettrici vengano posti nella sua proprietà, è vero anche che gli stessi cavi non possono danneggiarlo o comportare pericoli per la sua sicurezza o l’incolumità personale.

In proposito, infatti, va detto che la manutenzione delle condutture elettriche che transitano all’interno delle proprietà private spetta all’ente gestore del servizio, che dovrà quindi provvedervi a sue spese. Se,inoltre, la cattiva conservazione dei cavi produce dei danni per l’immobile sul quale gli stessi siano stati apposti, l’Enel dovrà risarcire il pregiudizio subito. Può sempre essere richiesto, inoltre, un intervento volto a mettere in sicurezza l’impianto, scongiurando così l’insorgere di eventuali pericoli.

Cavi elettrici: quando si può chiedere lo spostamento

Se il proprietario intende effettuare innovazioni o nuove costruzioni sul proprio fondo, ha diritto di chiedere all’Enel lo spostamento delle condutture, suggerendo, per quanto possibile, un diverso luogo adeguato all’esercizio della servitù. Il tutto a spese dell’ente, salve, anche in questo caso, differenti pattuizioni presenti nell’atto costitutivo. La domanda di spostamento dei cavi, però, deve essere sorretta da adeguata motivazione: occorre cioè che si prospetti un’esigenza concreta per il privato; non possono essere fatte valere, ad esempio, ragioni meramente estetiche.

Cavi elettrici: quando si può chiedere la rimozione

Anche la domanda di rimozione dei cavi elettrici è ammessa, a condizione – però – che non vi sia un divieto di rimozione degli impianti espressamente stabilito nell’autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che ha costituito la servitù (ecco perché la prima cosa da fare, in questi casi, è sempre quella di visionare l’atto costitutivo della servitù).

Ulteriore condizione per l’accoglimento di detta richiesta è che la stessa sia adeguatamente motivata. Validi motivi sono, ad esempio:

  • la necessità di dover eseguire lavori (non meramente estetici, ma di evidente utilità nella propria abitazione);
  • la dimostrazione della mancata utilizzazione da parte dell’ente gestore dei cavi elettrici o degli altri manufatti;
  • la dimostrazione che la presenza dei cavi sia estremamente dannosa.

Cavi elettrici: chi paga le spese per spostamento o rimozione?

Come anticipato la manutenzione delle condutture elettriche che transitano all’interno delle proprietà private spetta all’ente gestore del servizio, che dovrà quindi provvedervi a sue spese. Tuttavia, ciò non è così scontato in caso di spostamento o rimozione dei cavi su richiesta del proprietario dell’abitazione sulla quale gli stessi siano stati collocati.

Anche in tali casi, la prima fonte alla quale fare riferimento è l’atto costituitivo della servitù di elettrodo. La ripartizione delle spese, inoltre, potrebbe variare a seconda delle esigenze sottese alla rimozione o allo spostamento dei cavi: così, ad esempio, se il proprietario di casa chiede lo spostamento nell’ambito di una ristrutturazione urgente ed inevitabile, l’ente gestore dovrà provvedere a proprie spese; se, invece, il proprietario chiede la rimozione o lo spostamento per motivi puramente estetici o comunque in assenza di una reale necessità o ragione, allora il costo dei lavori graverà su di lui.

note

[1] Art. 1056 Cod. Civ.; R.d. n. 1775 del 11.12.1933.

[2] Art. 1065 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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