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Come continuare certificato malattia

14 Agosto 2019
Come continuare certificato malattia

Di recente, è stato introdotto il cosiddetto certificato di malattia telematico che consente direttamente al medico di far pervenire in tempo reale il certificato di malattia all’Inps ed al datore di lavoro.

Come noto, il dipendente che si trova in uno stato di malattia ha diritto ad assentarsi dal luogo di lavoro e a ricevere una indennità in denaro da parte dell’Inps. Per poter essere assente giustificato, tuttavia, il dipendente deve munirsi dell’apposito certificato di malattia da parte del proprio medico curante. Quando la malattia è già in corso e si ha bisogno di più giorni di riposo a casa ci si chiede come continuare certificato malattia.

Il medico è, senza dubbio, informato su tutto, visto che, nel nuovo sistema delineato dalla legge, egli assume un ruolo centrale in quanto è proprio il medico di base a compilare il nuovo certificato medico telematico e a consentire un dialogo in tempo reale con l’Inps e con il datore di lavoro del dipendente in stato di malattia.

Certificato di malattia: cos’è?

Il rapporto di lavoro è un rapporto di scambio con il quale il datore di lavoro si impegna a versare al dipendente un certo stipendio a fronte della prestazione di lavoro erogata dal lavoratore.

Se vuole ricevere lo stipendio, dunque, il dipendente deve lavorare. Ci sono, però, dei casi in cui si assiste ad una deroga a questa regola generale ed il lavoratore matura il diritto a ricevere la retribuzione anche se non si reca al lavoro e non produce, dunque, una prestazione di lavoro a favore del datore.

È il caso della malattia del dipendente, ossia, di uno stato di alterazione delle condizioni psico-fisiche che non permette al lavoratore di recarsi al lavoro [1].

Per essere, però, giustificata l’assenza per malattia deve basarsi non su una dichiarazione del dipendente ma su una certificazione medica: il certificato di malattia.

Deve essere, dunque, un professionista, ossia il medico di base, a dichiarare che quel dipendente si trova in uno stato di malattia che gli impedisce di recarsi normalmente al lavoro.

Certificato telematico di malattia

Come abbiamo detto, dunque, in caso di malattia, cioè a dire in ipotesi di infermità che determina incapacità temporanea al lavoro, è il medico di base che redige l’apposito certificato di malattia e lo trasmette all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) in modalità telematica. Questa novità deriva dall’introduzione del certificato telematico di malattia.

Prima, il medico redigeva il certificato in carta semplice ed era il dipendente a doverlo far pervenire al datore di lavoro e all’Inps. Oggi, al contrario, l’invio avviene o immediatamente o, al massimo, il giorno successivo nei casi in cui la visita è avvenuta al domicilio del lavoratore.

Una volta che il medico curante ha redatto il certificato di malattia telematico, il lavoratore deve sempre prendere nota del numero di protocollo del certificato (cosiddetto puc). Inoltre, se lo richiede, il dipendente ha diritto a farsi inviare dal medico copia del certificato telematico di malattia anche sulla sua casella di posta elettronica personale [2].

Occorre, comunque, sottolineare che il dipendente resta sempre e comunque il responsabile della correttezza dei dati obbligatori che sono inseriti nel certificato e in particolare dei seguenti dati:

  • dati anagrafici del lavoratore;
  • indirizzo di reperibilità del lavoratore durante la malattia nel quale verranno effettuate eventuali visite fiscali.

Per questo, il lavoratore deve sempre verificare con attenzione l’esattezza di questi dati altrimenti rischia di esserne responsabile. Inoltre, il dipendente deve verificare la corretta trasmissione telematica del certificato. Per agevolare questa verifica, ogni lavoratore può collegarsi al sito web dell’Inps e verificare il certificato telematico di malattia facendo il login con le proprie credenziali nell’area “servizi on line”.

In generale, l’avvento del certificato telematico di malattia esonera il lavoratore dall’obbligo di inviare il documento al proprio datore di lavoro. Ciò in quanto, come detto, una volta che il medico invia il documento, arriva in automatico una notifica al datore di lavoro che può visualizzare il certificato medico tramite i servizi presenti sul portale dell’Inps.

Questa regola, però, è smentita nella gran parte dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Per capire, dunque, quali obblighi di comunicazione incombono sul dipendente in malattia è necessario visualizzare le regole dettate dal Ccnl applicato al proprio rapporto di lavoro.

Molti Ccnl prevedono, ad esempio, che il dipendente invii via mail o sms o fax al datore di lavoro il codice puc del proprio certificato medico di malattia.

È, dunque, fondamentale rispettare le regole previste nel proprio contratto altrimenti l’assenza per malattia, non debitamente comunicata con le modalità prescritte, potrebbe essere ritenuta una assenza non giustificata e potrebbe, quindi, esporre il lavoratore a conseguenze sanzionatorie sul piano disciplinare.

Certificato di malattia: guardia medica e pronto soccorso

Cosa fare se la malattia insorge nei giorni festivi o prefestivi? In questi giorni, come noto, il proprio medico di base non è operativo. Il dipendente deve dunque rivolgersi ad un medico di continuità assistenziale (il cosiddetto medico di guardia o guardia medica) affinché gli rilasci il certificato di malattia. Ciò vale sia quando al medico di guardia viene richiesto di certificare una malattia insorta proprio nei giorni di festa, sia quando gli viene richiesto di certificare la continuazione di una malattia già insorta in precedenza.

In alcuni casi, inoltre, l’assenza dal lavoro è determinata dall’accesso ad un pronto soccorso o dal ricovero presso una struttura ospedaliera. In questi casi, il rilascio del certificato telematico di malattia deve essere richiesto alla struttura di pronto soccorso o all’ospedale che ha effettuato il ricovero o gestito l’accesso. Queste strutture, al pari dei medici di base, sono collegate al sistema telematico e possono quindi emettere e inoltrare all’Inps ed ai datori di lavoro i certificati telematici di malattia.

Può succedere, però, che la struttura sia momentaneamente impossibilitata a produrre il certificato telematico e rilasci un certificato cartaceo. In questo caso, il dipendente deve verificare la correttezza e la completezza dei dati inseriti e in particolare:

  • dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore;
  • diagnosi in chiaro;
  • data di dichiarato inizio della malattia;
  • data di rilascio del certificato medico;
  • data di presunta fine malattia (la cosiddetta prognosi);
  • indicazione, se ne ricorrono i presupposti, della continuazione o ricaduta della malattia;
  • visita ambulatoriale o domiciliare;
  • residenza o domicilio abituale del dipendente;
  • domicilio di reperibilità durante la malattia per eventuali visite di controllo.

Come continuare il certificato di malattia?

In alcuni casi, il medico indica nel certificato di malattia una certa data per la fine del periodo coperto poiché presume che, in quella data, la malattia sarà risolta ed il dipendente potrà tornare normalmente al lavoro. Può, però, accadere che ciò non avvenga e che il dipendente abbia bisogno di continuare la malattia oltre la data finale della prognosi per recuperare completamente il proprio benessere psico-fisico.

In caso di continuazione della malattia dopo la data di scadenza della prognosi, il lavoratore deve comunicare e farsi certificare dal medico la continuazione della medesima malattia, rendendosi ovviamente sempre reperibile per ulteriori eventuali visite mediche di controllo.

Il medico curante che redige il certificato di malattia deve specificare all’interno di esso che si tratta di continuazione del precedente evento morboso, barrando la casella “continuazione”.

In altri casi, la malattia sembra finita e, invece, dopo un periodo di ritorno al lavoro, si assiste ad una ricaduta della stessa malattia. Ciò accade quando, entro trenta giorni dalla conclusione della precedente malattia, si verifica un altro evento morboso che può essere considerato consequenziale al primo. Anche in tal caso il medico curante che provvede alla stesura del certificato medico di malattia, deve evidenziare, all’interno dello stesso, tale circostanza barrando la casella “ricaduta”.

Il certificato cartaceo resta comunque valido?

L’introduzione del certificato telematico di malattia rientra in una strategia più generale secondo la quale la pubblica amministrazione deve iniziare a dialogare con i cittadini, le imprese, i professionisti in modalità telematica riducendo così tempi, costi economici ed ambientali.

Per questa ragione, ormai la regola da seguire per certificare la propria malattia è il certificato telematico di malattia.

Tuttavia, i sistemi informatici possono sempre avere dei problemi e dei guasti tecnici e non è dunque possibile immaginare una completa rimozione del certificato cartaceo di malattia, almeno come alternativa in caso di malfunzionamento dei sistemi telematici.

Alla luce di tutto ciò, il certificato medico di malattia e l’attestato redatti su carta semplice restano comunque accettati ma solo laddove, a causa di impedimenti tecnici, non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica del certificato di malattia. In caso di certificato cartaceo, comunque, il certificato prodotto può dirsi valido solo se al suo interno sono correttamente inseriti tutti i dati obbligatori richiesti dalla normativa [3].

Il certificato medico cartaceo deve essere consegnato all’Inps entro due giorni.

Inoltre, deve essere trasmesso al datore di lavoro. Come abbiamo detto, per quanto concerne gli obblighi di comunicazione della malattia al proprio datore di lavoro, è bene che ogni dipendente consulti cosa è previsto in merito dal Ccnl che si applica al proprio rapporto di lavoro al fine di evitare di porre in essere dei comportamenti che possono essere considerati dal contratto collettivo degli inadempimenti sanzionabili con sanzioni disciplinari.

note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Art. 7 L. n. 221 del 17.12.2012.

[3] Art. 8 DPCM 26.03.2008.


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