Quanti soldi incassa la chiesa con l’8 per mille?

16 Luglio 2019 | Autore:
Quanti soldi incassa la chiesa con l’8 per mille?

La quota dell’8 per mille destinata alla chiesa cattolica raggiunge una cifra astronomica. La scelgono meno persone ma l’importo cresce: perché?

Il ministero Economia e Finanze ha reso noti i dati 2019 della ripartizione dell’8 per mille, la quota Irpef che lo stato distribuisce alle confessioni religiose in base alle scelte espresse dai cittadini in dichiarazione dei redditi. Si può così verificare quanti soldi incassa la chiesa con l’8 per mille ed anche confrontare questo dato con il numero di contribuenti che hanno deciso di destinare alla chiesa la loro quota dell’8 per mille. Dal raffronto emergono dati interessanti: 13 milioni e mezzo di persone hanno optato per la chiesa e ad essa lo Stato ha erogato un miliardo e 71 milioni di euro (più altri 59 milioni di conguaglio). Però i contribuenti erano più di 40 milioni ed il gettito complessivo ammontava ad un miliardo e 400 mila euro: quindi, solo un contribuente su tre ha scelto la chiesa, ma ad essa sono andati oltre due terzi del gettito. Vediamo perché.

La quota di italiani che decidono di destinare alla chiesa il loro 8 per mille è in calo costante negli ultimi anni: due milioni di persone in meno rispetto a qualche anno fa. Analizzando i dati del Dipartimento Finanze (puoi leggerli qui) emerge che, su oltre 40 milioni di contribuenti, meno la metà ha espresso la propria preferenza per una confessione religiosa, tutti gli altri hanno lasciato la casella vuota. Tra coloro che hanno scelto, i cattolici sono 13,5 milioni ma l’importo di 1.071.518.621 euro ammonta all’80% del totale erogato, pari ad 1.401.255.936 euro.

La chiesa cattolica fa la parte del leone non tanto nel numero delle preferenze quanto nell’assegnazione della fetta più grossa della torta: questo avviene perché in termini percentuali il numero delle scelte espresse in suo favore è appunto pari all’80% del totale dei contribuenti che hanno effettuato una scelta valida (17 milioni e mezzo di persone) ed è da qui che si parte per calcolare la sua quota di assegnazione. Però la chiesa – a differenza delle altre confessioni religiose – si è legittimamente avvalsa della facoltà di ricevere anche la quota dell’8 per mille di Irpef di tutti gli altri contribuenti che non hanno espresso alcuna preferenza. Così, in pratica, riesce a prendere anche l’8 per mille dell’Irpef dei cittadini che non avevano compiuto alcuna scelta.

Ecco allora spiegato perché l’importo destinato alla chiesa è così elevato: considerando anche i contribuenti che non hanno scelto affatto, la torta diventa ben più ampia perché comprende l’intero gettito Irpef di tutti i contribuenti italiani, ma in termini monetari viene poi ripartita in quote che sono determinate in base alle indicazioni date dai soli contribuenti che hanno esercitato la loro opzione. In questo modo, la scelta operata da alcuni in favore della chiesa condiziona, di fatto, l’attribuzione delle risorse complessive, facendo in modo che le venga destinata la corrispondente quota dell’8 per mille di tutti i contribuenti. Con questo meccanismo, l’ammontare destinato alla chiesa “pesa” molto di più del numero dei contribuenti che la hanno effettivamente scelta.



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3 Commenti

  1. Questo modo di regalare soldi alla chiesa pensando di non darglieli, e una furbata che ci regalato il Pd, questo modo di aggire sui redditi dei cittadini deve essere cambiato in modo che se non c’è l’affermazione con una precisa marcatura nella casella di affermazione tutto resta in custodia dello stato.

  2. Come cittadino mi sento indignato. Ero convinto, come logica vorrebbe, che non barrando alcuna casella l’importo dell’otto per mille rimanesse allo Stato. Invece no! Va alla chiesa cattolica, contro la mia volontà. Credo che milioni di cittadini non siano chiaramente informati su questa procedura, alla faccia della trasparenza..

    1. Ci son stati ricorsi e relativa sentenza. Il principio e’ che lo 0,8% lo Stato lo deve utilizzare tutto per le motivazioni previste anche se non tutti i cittadini indicano espressamente una scelta. Pertanto l’importo totale va suddiviso proporzionalmente fra le indicazioni espresse. Chi vuole che non vada a confessioni religiose deve “barrare la casella STATO”.

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