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I presupposti della separazione giudiziale

16 Agosto 2019 | Autore:
I presupposti della separazione giudiziale

Separazione personale dei coniugi: cos’è? Quando si può chiedere la separazione giudiziale? Qual è la procedura? Cos’è l’addebito della separazione?

Quando due persone innamorate si sposano non penserebbero mai che la loro unione potrebbe un giorno finire. L’ordinamento giuridico, al contrario, in maniera lungimirante ha predisposto un istituto specifico destinato a far fronte alla crisi coniugale: sto parlando della separazione personale. La separazione ha come effetto quello di liberare i coniugi da una serie di doveri che erano tenuti a rispettare per via del matrimonio: pensa alla coabitazione oppure alla fedeltà. Con la separazione, però, essi non riacquistano la libertà di stato, cioè quella condizione che permetterebbe loro di contrarre nuove nozze: quest’ultima viene restituita solamente con il divorzio. Devi sapere che esistono due tipi di separazione personale: la separazione consensuale e quella giudiziale. Con questo articolo vorrei soffermarmi sui presupposti della separazione giudiziale.

Come si intuisce già dalla denominazione, la separazione giudiziale deve essere chiesta direttamente al giudice: si contrappone dunque a quella consensuale che, pur dovendo essere vagliata dal magistrato, si basa sulla regolamentazione pattuita bonariamente tra le parti. Insomma: si ricorre alla separazione giudiziale quando non c’è altro modo di potersi “liberare” dell’altro coniuge. Se sei in procinto di separarti e ne vuoi sapere di più, oppure semplicemente ti appassionano le questioni giuridiche, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme quali sono i presupposti della separazione giudiziale.

Separazione personale dei coniugi: cos’è?

La legge [1] prevede espressamente che i coniugi possano chiedere la separazione personale. Di cosa si tratta? La separazione personale dei coniugi è quell’istituto giuridico che consente a due persone unite in matrimonio di poter affievolire il vincolo che c’è tra di loro: con la separazione, infatti, marito e moglie continuano a restare tali, solamente che la gran parte dei doveri nascenti dal matrimonio (coabitazione, fedeltà, assistenza morale, ecc.) viene meno oppure si trasforma in qualcosa di diverso.

Ad esempio, con la separazione personale dei coniugi cessa l’obbligo di fedeltà che impone ai coniugi di astenersi dall’avere rapporti sessuali con altre persone; questo obbligo si trasforma in un generico dovere di rispettare la reputazione del coniuge. Ugualmente, viene meno il dovere di coabitazione: prima della separazione personale, infatti, a meno che non sussistano gravi ragioni, è vietato abbandonare il tetto coniugale.

Insomma: la separazione personale mette in stand-by il matrimonio, in attesa che la coppia ricomponga la crisi e torni insieme oppure, come succede spesso, si decida a chiedere il divorzio, il quale scioglie definitivamente il vincolo coniugale.

Separazione e divorzio: differenze

Come appena detto sul finire del precedente paragrafo, solamente il divorzio scioglie definitivamente il vincolo matrimoniale, restituendo la libertà di stato che è presupposto fondamentale per contrarre nuove nozze. Devi sapere che, in Italia, la bigamia è un reato: se ti sposi prima di aver divorziato, commetti un vero e proprio crimine.

È questa la principale differenza tra separazione e divorzio: la separazione non rompe il vincolo coniugale, mentre è questo ciò che fa il divorzio. La separazione personale, inoltre, è uno dei presupposti per ottenere lo scioglimento del matrimonio: in Italia, infatti, il divorzio immediato, cioè quello che si può chiedere senza passare per la separazione, costituisce l’eccezione. Ad esempio, è possibile divorziare senza separarsi quando il coniuge si è macchiato di un grave delitto, oppure ha cambiato sesso.

Separazione giudiziale: cos’è?

La legge dice che la separazione personale dei coniugi può essere giudiziale o consensuale. La separazione giudiziale presuppone una situazione di conflitto tra i coniugi che, non avendo raggiunto un accordo, si rivolgono al giudice. Come vedremo meglio nei prossimi paragrafi, può essere domandata da uno o da entrambi i coniugi quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

Separazione consensuale: cos’è?

La separazione consensuale presuppone un accordo dei coniugi, accordo che ha ad oggetto non solo l’opportunità di procedere a separazione, ma anche la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali e le decisioni relative all’affidamento dei figli e al loro mantenimento.

Tale accordo, per diventare efficace, deve essere sottoposto alla valutazione del giudice: nello specifico, deve essere omologato dal tribunale. Una separazione non omologata non ha conseguenze legali e rimane una semplice separazione di fatto.

Quindi, anche se i coniugi vogliono separarsi di comune accordo, è necessario che la pattuizione venga valutata dal giudice il quale, se ritiene che sia tutto conforme a legge, omologa l’accordo, altrimenti lo restituisce alle parti.

Quando si può chiedere la separazione giudiziale?

La separazione giudiziale può essere chiesta da ciascun coniuge quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole [2].

In pratica, i coniugi possono rivolgersi al giudice per chiedere ed ottenere la separazione giudiziale solamente se la vita matrimoniale è divenuta impossibile, nel senso che non si può più vivere serenamente sotto lo stesso tetto, oppure che la situazione è divenuta insostenibile per il bene dei figli. Pensa a marito e moglie che non fanno che litigare dalla mattina alla sera, oppure, al contrario, all’atteggiamento totalmente apatico della coppia, i quali sono diventati due estranei separati in casa.

La legge, molto saggiamente, specifica che si può ricorrere alla separazione giudiziale anche quando la fine della relazione non sia imputabile a nessuno dei coniugi. Non occorre, pertanto, il classico tradimento che rompe l’idillio d’amore per giustificare la separazione, essendo sufficiente che entrambe le parti non provino più nulla l’uno per l’altra per il semplice decorso del tempo: pensa alla coppia che è insieme da decenni (periodo di fidanzamento compreso) e che, dopo tanti anni, sono stufi della vita insieme.

Presupposti della separazione giudiziale nella giurisprudenza

Anche la giurisprudenza avalla quanto detto sinora a proposito dei presupposti della separazione giudiziale. Secondo la Suprema Corte, al fine di accertare una situazione di intollerabilità della convivenza oggettivamente apprezzabile, non è necessaria una conflittualità determinata da entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e di distacco spirituale di una sola delle parti [3].

Sempre la Corte di Cassazione, nel sottolineare che ciascuno dei coniugi ha un vero e proprio diritto di ottenere la separazione personale e interrompere la convivenza, ove tale convivenza sia divenuta intollerabile, ha stabilito che il concetto di intollerabilità è di tipo soggettivo, costituendo un fatto psicologico squisitamente individuale, riferibile alla formazione culturale, alla sensibilità e al contesto interno alla vita dei coniugi [4].

Secondo la giurisprudenza di merito, il fallimento del tentativo di conciliazione tentato dal presidente (di cui ti parlerò a breve), la natura delle doglianze esposte dalle parti con istanze reciproche di addebito e la elevata conflittualità tra di esse costituiscono elementi idonei a rivelare la presenza di una situazione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale [5].

Chi può chiedere la separazione giudiziale?

Il diritto di chiedere la separazione personale spetta solamente ai coniugi: nessuno può sostituirsi ad essi, nemmeno il legale rappresentante (ad esempio, il tutore) nel caso in cui uno di loro sia divenuto incapace di intendere e di volere.

Il diritto di chiedere la separazione è dunque considerato dalla giurisprudenza un diritto indisponibile, per cui non è esercitabile da altri, non è rinunciabile e su di esso non è ammessa né la confessione né il giuramento.

Separazione giudiziale: come funziona?

Abbiamo spiegato cos’è la separazione giudiziale, quali sono i presupposti e chi può richiederla; vediamo ora come funziona la procedura. Il procedimento di separazione giudiziale si sviluppa, nel contraddittorio tra le parti, in due fasi:

  • la prima fase si svolge dinanzi al presidente del tribunale (è la cosiddetta udienza presidenziale) del luogo in cui ha la residenza o il domicilio il coniuge convenuto. Nella prima udienza il presidente deve tentare la conciliazione tra i coniugi: se questa non riesce o il convenuto non compare, il presidente detta i provvedimenti temporanei e urgenti (ad esempio, quelli destinati a far cessare la coabitazione, oppure a stabilire l’affido della prole);
  • la seconda fase si svolge, invece, dinanzi al tribunale secondo le normali regole del processo ordinario di cognizione, con l’intervento obbligatorio del magistrato del pubblico ministero.

Il procedimento di separazione giudiziale termina con la sentenza emessa dal tribunale in composizione collegiale, soggetta ai normali mezzi di impugnazione, cioè ad appello e ricorso per Cassazione.

Separazione giudiziale con addebito: cos’è?

Una caratteristica della separazione giudiziale è la possibilità che il giudice riconosca l’addebito della separazione. Di cosa si tratta? Il codice civile dice che il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

I presupposti affinché venga riconosciuto l’addebito della separazione sono:

  • l’espressa richiesta da parte di uno dei coniugi;
  • la violazione, da parte dell’altro, dei principali doveri derivanti dal matrimonio, come ad esempio quello di fedeltà o di coabitazione.

In cosa consiste l’addebito? Si tratta di una sorta di riconoscimento di responsabilità che il giudice fa quando uno dei coniugi sia evidentemente colpevole della fine del matrimonio. L’addebito comporta due conseguenze giuridiche fondamentali:

  • la perdita del diritto al mantenimento, anche nel caso in cui ricorrano astrattamente le condizioni economiche per la sua concessione (non si perde, invece, il diritto agli alimenti, che rappresentano quel sostegno economico minimo per vivere);
  • la perdita dei diritti successori nei confronti dell’altro coniuge. Nel caso di separazione tra i coniugi, al coniuge (separato, non divorziato) cui non è stata addebitata la separazione con sentenza definitiva, spettano gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Al coniuge cui invece è stata addebitata la separazione con sentenza definitiva spetta solo un assegno vitalizio se, al momento dell’apertura della successione, godeva degli alimenti a carico del defunto.

note

[1] Art. 150 cod. civ.

[2] Art. 151 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 7148/1992.

[4] Cass., sent. n. 21099/2007.

[5] Trib. Milano, sent. del 24.01.2012.

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