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Reddito minimo per essere a carico

8 Agosto 2019 | Autore:
Reddito minimo per essere a carico

Sino a quale soglia di reddito è possibile risultare fiscalmente a carico di un proprio familiare?

Chi ha dei familiari fiscalmente a carico ha diritto a una detrazione, cioè a un importo che diminuisce l’Irpef dovuta (l’imposta sul reddito delle persone fisiche). A quanto ammonta questa detrazione? L’importo si calcola con una formula differente a seconda della parentela (figli, coniuge, altri familiari) e del reddito di chi ha il familiare a carico.

Per quanto riguarda i figli, l’ammontare della detrazione cambia a seconda del loro numero, della loro età e dell’eventuale condizione di portatore di handicap.

Ma qual è il reddito minimo per essere a carico, o meglio la soglia di reddito al di sopra della quale non si può più essere considerati fiscalmente a carico del familiare? E quali sono le altre condizioni da soddisfare perché un familiare sia considerato a carico? Sino a che grado di parentela o affinità si può essere considerati a carico.

Per quanto riguarda il limite di reddito al di sopra del quale non si può più essere considerati a carico, bisogna innanzitutto osservare che non esiste un limite unico, ma le soglie di reddito sono due: una valida per i figli sino ai 24 anni di età, un’altra per i figli dai 25 anni in su e per tutti gli altri familiari.

Inoltre, i familiari diversi dal coniuge e dai figli possono essere considerati a carico solo se conviventi. Ma procediamo con ordine.

Quali familiari possono essere considerati a carico?

Non tutti i familiari possono essere considerati a carico, ma soltanto i seguenti:

  • figli e coniuge non legalmente ed effettivamente separato (al coniuge è equiparato il partner dell’unione civile); per figli, coniuge e parte dell’unione civile non è necessario il requisito della convivenza;
  • genitori conviventi;
  • i generi e le nuore conviventi;
  • il suocero e la suocera conviventi;
  • i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, che convivono con il contribuente o che risultano a carico per provvedimenti dell’autorità giudiziaria;
  • i nipoti conviventi con i nonni;
  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato non fruisce della detrazione per coniuge a carico, ma della detrazione per “altri familiari” a carico.

Qual è il reddito massimo per essere a carico?

Perché un familiare sia considerato a carico, il suo reddito massimo non può superare 2.840,51 euro annui. Se il reddito supera questo limite entro l’anno, anche l’ultimo giorno dell’anno, il familiare per l’intera annualità non è considerato a carico.

Franco, il marito di Maria non ha guadagnato nulla per tutto l’anno. Maria ha chiesto al datore di lavoro di fruire della detrazione in busta paga per coniuge a carico. Franco il 31 dicembre incassa un compenso per una prestazione di lavoro autonomo pari a 3mila euro. Maria non può più considerare suo marito come coniuge a carico, quindi deve restituire in un’unica soluzione la detrazione per coniuge a carico di cui ha beneficiato nel corso dell’anno; la detrazione può essere restituita in sede di dichiarazione dei redditi, o direttamente nel conguaglio di fine anno operato dal datore di lavoro.

Qual è il reddito massimo per i figli a carico?

Perché un figlio risulti a carico, si applica la stessa soglia di reddito prevista per gli altri familiari, ossia 2.840,51 euro annui.

Se il figlio, però, ha non più di 24 anni di età, la soglia, dal 2019, è pari a 4mila euro annui.

Il reddito dei familiari a carico è al lordo o al netto?

Il reddito da prendere a riferimento per verificare il requisito del carico fiscale è il reddito complessivo del familiare. Vanno però tolti gli oneri deducibili: ad esempio, i contributi versati dalla persona a carico, le erogazioni liberali, etc.

Se il familiare da considerare a carico ha lavorato come dipendente, bisogna considerare (se non ha altri redditi) l’imponibile fiscale Irpef indicato nel modello di Certificazione unica (ex modello Cud) ricevuto dal datore di lavoro.

Non sono da considerare nel calcolo del reddito complessivo, al fine della verifica della condizione di familiare a carico, i redditi assoggettati a tassazione separata, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate [1], i redditi esenti e i redditi assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta.

Rientrano:

  • i redditi imponibili degli immobili affittati assoggettati alla cedolare secca;
  • le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari, da missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa Cattolica;
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente per chi ha lavorato nelle zone di frontiera e in Paesi limitrofi;
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato al regime dei minimi o forfettario.

La rendita degli immobili entra nel limite di reddito?

Il reddito complessivo del familiare deve essere calcolato:

  • senza tener conto della rendita catastale relativa agli immobili da lui posseduti e non affittati, assoggettati ad Imu e situati in un comune diverso da quello in cui si trova l’abitazione principale; questo, per via dell’effetto sostitutivo dell’Imu nei confronti dell’Irpef;
  • la rendita dell’abitazione principale e delle relative pertinenze, invece, va computata ai fini del calcolo del reddito complessivo del familiare, in quanto si tratta di immobili per i quali non è dovuta l’Imu; tuttavia, ai fini della tassazione Irpef, spetta una deduzione dal reddito pari all’ammontare della rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze [3];
  • infine, se l’immobile adibito ad abitazione principale è classificato nelle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (appartamenti di lusso, castelli, ville, ecc.), l’Imu continua ad essere dovuta e, quindi, il relativo reddito non confluisce nel reddito complessivo del familiare grazie all’effetto sostitutivo dell’Imu.

I redditi assoggettati a cedolare secca sono considerati nel reddito complessivo del familiare.

A quanto ammontano le detrazioni per i familiari a carico

Le detrazioni per familiari a carico possono consistere in importi fissi o essere calcolate tramite apposite formule, a seconda della parentela col contribuente o del reddito del contribuente stesso.

Per quanto riguarda i figli a carico, si applicano formule differenti che dipendono:

  • dal numero dei figli;
  • dall’età del figlio, sino ai 3 anni o oltre;
  • dall’eventuale condizione di portatore di handicap del figlio;
  • dal reddito complessivo del contribuente che ha il figlio a carico.

La formula di calcolo della detrazione differisce per ogni figlio, non si applica una formula unica.

La detrazione è ripartita, normalmente, al 50% tra padre e madre; può spettare a un solo genitore al 100% se questi ha l’altro genitore a carico, se risulta unico affidatario o su accordo. Non è possibile avere a carico uno o più figli con percentuali diverse. Se un figlio o compie tre anni nel corso dell’anno, devono essere calcolate due detrazioni diverse. Per l’anno della nascita, del decesso o del matrimonio del figlio, la detrazione spetta solo parzialmente.

Per chi ha dai 4 figli in su, oltre alle detrazioni per ogni figlio a carico, spetta un’ulteriore detrazione, unica per tutti i figli, nota col nome “Bonus famiglie numerose”. La detrazione ammonta a 1.200 euro annui indipendentemente dal reddito, a prescindere dal numero di mesi nei quali ciascun figlio risulta a carico: ad esempio, se in una famiglia nasce il 4° figlio il 31 dicembre, il bonus famiglie numerose spetta per intero.

Per quanto riguarda il coniuge a carico, la detrazione può corrispondere a un importo fisso, oppure essere calcolata con una formula, a seconda del reddito complessivo del contribuente. Per l’anno della separazione, del decesso o del matrimonio, la detrazione spetta solo parzialmente.

Per quanto riguarda gli altri familiari a carico, la detrazione è calcolata sulla base di una formula che varia a seconda del reddito complessivo del contribuente. Questa detrazione spetta nella stessa misura a chi ha contribuito a mantenere il familiare: a tal fine bisogna dimostrare che il carico sia stato effettivamente sostenuto in quanto risultante:

  • dalla convivenza;
  • dall’erogazione di un assegno alimentare non risultante da un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Per approfondire: Come calcolare le detrazioni per familiari a carico.


note

[1] Circ. n. 55/E/2002.

[2] Circ. 26/E/2015.

[3] art. 10, co.3 bis, Tuir.


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