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Pensione: riscatto dei periodi di lavoro autonomo

16 Agosto 2019
Pensione: riscatto dei periodi di lavoro autonomo

Sono dipendente pubblica, inizialmente avventizia, dall’aprile 80 al  dicembre 82 contratto d’opera (fittizio di fatto lavoro subordinato) con ritenuta d’acconto Irpef, dal 21.12.82 in ruolo con lo stesso ente. L’ente nega il lavoro subordinato. Come posso procedere per recuperare i contributi previdenziali pensionistici del periodo di lavoro autonomo, all’epoca non previsti nemmeno in forma volontaria per non perdere quasi tre anni di lavoro? Non iscritta all’albo dei geometri né alla gestione separata, solo Inpdap/Inps.

In base a quanto da lei riferito, nel periodo aprile 1980- dicembre 1982, lei ha svolto un contratto di lavoro autonomo, in realtà fittizio in quanto si trattava di un rapporto subordinato mascherato.

La strada più semplice, per evitare un eventuale giudizio di accertamento dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, sarebbe il riconoscimento della possibilità di riscattare questi contributi, anche se derivanti da lavoro autonomo, mediante costituzione della rendita vitalizia o un istituto similare, che comunque consenta la copertura dei periodi, pur se a titolo oneroso.

I periodi di lavoro autonomo possono essere recuperati mediante riscatto se si tratta di:

  • periodi di attività lavorativa, fino ad un massimo di 5 annualità, svolti sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa precedentemente all’istituzione della gestione Separata Inps (1° aprile 1996); è richiesta l’iscrizione presso la gestione Separata;
  • periodi omessi e prescritti, per i lavoratori non obbligati al versamento diretto della contribuzione, ma per i quali la quota di contributi è trattenuta e versata dal committente; in questo caso è possibile la costituzione della rendita vitalizia; in quest’ipotesi è richiesto l’assoggettamento al regime di assicurazione obbligatorio nella gestione Separata;
  • periodi prescritti di contribuzione derivanti dall’esercizio di un’attività commerciale, per i soggetti obbligati all’assicurazione (gestione speciale Commercianti Inps) dal 1° gennaio 1997;
  • periodi di lavoro in qualità di coltivatori diretti, coloni e mezzadri, se prescritti e non coperti da contribuzione oppure di iscrizione negli elenchi per un numero di giornate inferiori (Circolare Inps 32/2002);
  • periodi prescritti di contribuzione derivanti dall’esercizio di un’attività di lavoro autonomo, per i familiari coadiuvanti del titolare (Circ. Inps n. 31/2002).

Lei non specifica se il suo contratto d’opera fosse inquadrato come lavoro autonomo occasionale o meno. Sul punto si è pronunciato l’Inps, con la circolare 101/2010. L’Istituto estende la possibilità di avvalersi della rendita vitalizia anche ai lavoratori autonomi occasionali.

Per la precisione, la facoltà di costituzione di rendita vitalizia è estensibile a tutti coloro che, essendo soggetti al regime di assicurazione obbligatoria nella gestione Separata Inps, non siano però obbligati al versamento diretto della contribuzione, essendo la propria quota trattenuta dal committente/associante e versata direttamente da quest’ultimo.

Tale situazione si verifica:

  • per le attività di collaborazione;
  • per tutte le altre attività soggette al regime di assicurazione obbligatoria nella gestione Separata, anche in forza di successive disposizioni, per le quali l’onere del versamento della contribuzione sia a carico del committente/associante: questa situazione si verifica, ad esempio, anche per il lavoro autonomo occasionale, in forza di quanto previsto dall’art. 44, co. 2, DL 269/2003.

Al contrario, il beneficio non può essere concesso, analogamente a quanto previsto per i titolari d’impresa, se il destinatario della tutela previdenziale era tenuto, all’epoca, personalmente al versamento contributivo, come accade per i professionisti senza cassa.

Per poter presentare la domanda di costituzione della rendita vitalizia in qualità di lavoratore autonomo occasionale, tra l’altro, è necessario che il periodo sia successivo alla data di inizio dell’obbligo contributivo alla gestione Separata (30 giugno 1996 per i soggetti che risultassero alla data già pensionati o iscritti a forme pensionistiche obbligatorie e dal 1° aprile 1996 per i non iscritti ad alcuna forma pensionistica obbligatoria).

Questo, in quanto la costituzione della rendita vitalizia ha la finalità di sanare un’omissione contributiva nell’assicurazione I.V.S. in relazione alla quale si sia verificata la prescrizione dei contributi e, quindi, ha quale presupposto l’inadempimento di un obbligo contributivo da parte del soggetto tenuto al pagamento, diverso dal lavoratore interessato: per questo motivo, i periodi di lavoro autonomo occasionale che possono essere recuperati devono essere successivi al 1° aprile o al 30 giugno 1996.

Sfortunatamente, dunque, il suo caso non rientra in alcuna delle ipotesi elencate, in quanto lei ha svolto lavoro autonomo, non commerciale o imprenditoriale o agricolo, e non sotto forma di contratto di collaborazione coordinata e continuativa; se il Suo contratto fosse anche risultato di lavoro autonomo occasionale, essendo svolto precedentemente al 1996 non sarebbe stato comunque recuperabile. Inoltre, vi sarebbero stati notevoli problemi nel riconoscimento del requisito dell’occasionalità, dato che, in base a quanto da Lei descritto, l’attività è stata svolta continuativamente per quasi 3 anni.

Il periodo nel quale lei ha lavorato col contratto d’opera non potrebbe nemmeno considerarsi quale periodo d’inserimento nel mercato del lavoro, formazione professionale, studio o ricerca, finalizzato all’acquisizione di titoli o attestati o delle competenze professionali richieste per l’assunzione o per la progressione in carriera.

Né, sfortunatamente, può essere trattato alla stregua di semplice “buco contributivo”, per rientrare nella cosiddetta “pace contributiva” (Dl 4/2019): possono formare oggetto di questo particolare tipo di riscatto, infatti, soltanto i periodi successivi al 31 dicembre 1995, e possono aderire all’istituto solamente gli iscritti dal 1996 in poi a una delle gestioni amministrate dall’Inps.

L’unica soluzione teoricamente prospettabile resterebbe dunque l’accertamento giudiziale del rapporto di lavoro subordinato, per poi procedere alla costituzione di rendita vitalizia. Ma si rivelerebbe una strada utile? Alla luce degli ultimi chiarimenti Inps, forniti con la circolare 78/2019, e basandomi su quanto da lei riferito, allo stato attuale intraprendere una causa per accertare la subordinazione del periodo appare una strada incerta e difficilmente percorribile.

Difatti, come specificato dall’Istituto:

  • l’esistenza del rapporto di lavoro e del vincolo di subordinazione deve essere provata da un documento scritto, salvo l’accertamento della data dello stesso, che può essere provata anche per testimoni o con altri mezzi;
  • non è richiesta documentazione scritta di data certa, invece, per provare la durata del rapporto di lavoro e ammontare della retribuzione, fermo restando quanto appena osservato in merito all’esistenza del rapporto di lavoro;
  • le prove testimoniali non possono comunque essere utilizzate per anticipare o posticipare l’esistenza di un rapporto di lavoro non controverso, le cui date di inizio e fine siano accertate da appositi documenti.

La sentenza che accerta l’esistenza del rapporto di lavoro subordinato può essere assimilata a un documento scritto di data certa, quindi può essere la base sulla quale richiedere la costituzione della rendita vitalizia?

Il regime probatorio imposto dall’art. 13 della legge n. 1338 del 1962 (la norma che regolamenta l’istituto della rendita vitalizia) vincola anche il giudice chiamato a decidere sulla sussistenza del rapporto di lavoro ai fini della costituzione della rendita vitalizia.

In questo caso, infatti, il giudice non può verificare l’esistenza del rapporto di lavoro con ogni mezzo di prova, ma può basarsi solo su prove documentali di data certa, dalle quali possa evincersi con sicurezza l’effettiva esistenza del rapporto di lavoro ai fini della costituzione della rendita. Se l’esistenza del rapporto di lavoro è stata accertata in un precedente giudizio, instaurato per fini diversi dalla costituzione di rendita vitalizia, con prove testimoniali, la sentenza, passata in giudicato o meno, non è idonea a provare la sussistenza del rapporto ai fini della rendita, anche nell’ipotesi in cui l’Inps fosse parte in causa (Cass. sent. n. 5239/1988).

Potrebbe essere utile un’eventuale dichiarazione scritta di data certa della sua Amministrazione, nella quale dichiari la sussistenza di un rapporto subordinato nei periodi scoperti? Lo sarebbe soltanto se si trattasse di una dichiarazione risalente nel tempo. Difatti, la documentazione a riprova della sussistenza del rapporto subordinato:

  • deve essere redatta all’epoca dello svolgimento del rapporto di lavoro;
  • può essere redatta anche in epoca successiva, purché risalente rispetto all’epoca della domanda di rendita vitalizia, tale da far escludere che sussistano elementi che facciano ritenere la documentazione costituita allo specifico scopo di usufruire del beneficio.

Quale “ultima spiaggia”, avrebbe potuto essere d’aiuto l’iscrizione all’Albo dei Geometri, nel suo caso. È in effetti prevista la possibilità di riscattare le annualità di iscrizione al solo albo e non alla Cassa Geometri  versando la corrispondente riserva matematica calcolata ai sensi dell’art.13 L. 1338/1962. Si tratta delle cosiddette annualità di solidarietà: la figura dell’iscritto di solidarietà è stata introdotta nel 1982 e poi soppressa nel 2002, ed era rappresentata da coloro che, pur iscritti all’albo, non erano tenuti all’iscrizione alla Cassa Geometri in quanto iscritti ad altre forme di previdenza o beneficiari di altra pensione.

In buona sostanza, se lei all’epoca fosse stata iscritta all’Albo dei geometri, avrebbe potuto, iscrivendosi alla Cipag, coprire con riscatto le annualità di lavoro autonomo in qualità di geometra.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del Lavoro.



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