Decreti ingiuntivi senza più bisogno del giudice

Sarà l’avvocato del creditore ad emettere il decreto. Rimane al giudice la provvisoria esecutività. Opposizioni con ricorso e Cu a carico del debitore.

Un passaggio in meno dal giudice, un nuovo compito per gli avvocati: il disegno di legge in discussione alla commissione Giustizia del Senato (domani scade il termine per presentare gli emendamenti) prevede che l’avvocato difensore del creditore potrà emettere decreti ingiuntivi senza più bisogno del giudice. Il creditore di una somma liquida di denaro si recherà dal suo avvocato che, verificati i presupposti, emetterà un’ingiunzione di pagamento da notificare al debitore, il quale avrà 20 giorni (non più 40 come oggi) per opporsi.

Con questa riforma salta un’altra intermediazione giudiziaria: la relazione di accompagnamento al disegno di legge [1] parla apertamente di «lentezza e farraginosità» dell’attuale procedura di recupero del credito ed elimina il passaggio dal giudice civile per l’emissione del decreto, ritenuto non necessario in quanto si tratta di «una mera verifica cartolare» che non richiede, almeno in questa fase, il suo intervento giurisdizionale.

Proprio perché sarà un atto di parte, privo di contraddittorio e di verifica del giudice, l’ingiunzione di pagamento emessa dall’avvocato non potrà mai essere provvisoriamente esecutiva.


L’avvocato, munito di procura rilasciata dal suo cliente, farà dunque quello che oggi fa il giudice, cioè accerterà se ci sono le condizioni di legge ed i requisiti per l’emissione del decreto [2]; se non compie questa verifica o salta i passaggi necessari sono previste sanzioni disciplinari a suo carico.

La proposta di legge è ancora in discussione parlamentare, ma sta già suscitando un vespaio di critiche soprattutto per il rischio di decreti ingiuntivi fasulli, basati ad esempio su fatture false o ottenuti attraverso altri tipi di abusi. Molti pensano che questi fenomeni potrebbero essere agevolati dall’eliminazione dell’attuale filtro del giudice: ma a ben vedere il rischio si ritorcerebbe a carico di chi li realizza, perché rimane immutata la procedura di opposizione al decreto ingiuntivo, alla quale il debitore può ricorrere in tutti i casi in cui ritenga infondata la pretesa e voglia contestarla.

Rimane, quindi, il controllo giurisdizionale ed il contraddittorio pieno, anche se posticipato: il debitore potrà opporsi con ricorso (non più con citazione) entro 20 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo, ma l’opponente dovrà pagare il contributo unificato: «è lui che chiede l’intervento del giudice, non certo il creditore, il quale invece ha solo diritto ad essere pagato!», spiega in proposito la relazione di accompagnamento. Inoltre, se la sua opposizione risulterà infondata e temeraria dovrà pagare una somma aggiuntiva [3].


Per agevolare il compito del legale incaricato del recupero del credito, la nuova norma gli consente già in questa fase di procedere direttamente alla ricerca telematica dei beni del debitore da pignorare, saltando il passaggio attuale dove il giudice autorizza l’ufficiale giudiziario a compiere questa attività [4].

Lo scopo dichiarato della riforma, secondo i proponenti (i senatori Ostellari, Romeo, Pillon, E. Pellegrini e Candura) è quello di semplificare le procedure di realizzazione del credito eliminando il filtro preventivo del giudice civile sull’emissione del decreto ingiuntivo. I senatori precisano: «Non vogliamo sostituirci all’autorità giudiziaria, né mettere in discussione il monopolio statale nella gestione delle controversie civili», ma piuttosto eliminare in queste ipotesi quel mero «accertamento notarile» che oggi è svolto dai giudici civili e che rallenta i tempi della giustizia.



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Autore:
Paolo Remer