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Accertamento con adesione

17 Luglio 2019
Accertamento con adesione

Il concordato con l’Agenzia delle Entrate: pagamento e conseguenze su eventuali successivi controlli.

Se ti è arrivata una lettera di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate e ritieni che la tua posizione sia indifendibile, tramite l’accertamento con adesione hai la possibilità di ridurre i danni ed evitare pesanti sanzioni. Di che si tratta?

L’accertamento con adesione, anche detto concordato, è una procedura di accertamento effettuata “a tu per tu” tra il contribuente e il funzionario dell’ufficio delle imposte. Grazie ad essa, il primo può concordare con l’ufficio una maggiore imposta dovuta rispetto a quella dichiarata (ma generalmente inferiore a quella accertata dagli Uffici). L’accertamento con adesione è, pertanto, l’espressione di una collaborazione fra contribuente e Uffici. 

Contrariamente a quanto potrebbe apparire e a dispetto del nome stesso (“concordato”), l’accertamento con adesione non è una transazione, un accordo bonario. Esso confluisce pur sempre in un atto unilaterale dell’Agenzia delle Entrate, la quale esercita una tipica funzione pubblica, rispetto al quale non ha potere di scendere a trattative. 

Grazie all’accertamento con adesione, il contribuente può definire la lite prima ancora di doversi rivolgere al giudice. Dall’altro lato, l’amministrazione finanziaria raggiunge l’obbiettivo di ottenere il pagamento senza ostacoli di carattere giudiziario. 

Quando si applica l’accertamento con adesione?

In generale, l’accertamento con adesione è applicabile alla generalità delle imposte di competenza dello Stato, sia alle imposte dirette (ad esempio Irpef, Ires, Irap) che a quelle indirette (ad esempio Iva).

L’accertamento con adesione: 

  • è applicabile a tutti i contribuenti, tra i quali vi rientrano, società di persone e di capitali, sostituti d’imposta;
  • si applica a tutte le categorie di redditi e a qualsiasi modalità di determinazione del reddito e accertativa;
  • consente la definizione dell’accertamento sia per quanto riguarda le imposte dirette, l’Irap, l’Iva nonché per le altre imposte indirette.

Benefici per il contribuente

Con l’accertamento per adesione, il contribuente evita di dover affrontare un contenzioso basato su una richiesta del fisco per importi superiori rispetto a quelli concordati, con tutti i rischi che ne conseguono nel caso in cui l’azione giudiziaria lo veda soccombente. Inoltre egli può usufruire di sanzioni ridotte ad 1/3 del minimo editale irrogabile.

Come si chiede l’accertamento con adesione?

L’accertamento con adesione può scaturire sia da una proposta dell’Ufficio sia da un’istanza presentata dal contribuente. 

Nel primo caso, l’Ufficio presenta un invito a comparire per affrontare un contraddittorio. Il procedimento non è obbligatorio, ma è lasciata alla valutazione dell’ufficio. 

Nel secondo caso, l’istanza può essere prodotta dal contribuente sia prima sia dopo l’avviso di accertamento. In quest’ultima ipotesi non bisogna lasciar scadere i termini per fare ricorso contro l’atto. Quindi, il fatto di aver ricevuto già la lettera di contestazione dell’Agenzia delle Entrate non preclude la possibilità di tentare il concordato. Non si può presentare la domanda dopo aver fatto ricorso in commissione tributaria. 

Procedimento

L’Ufficio, ricevuta l’istanza, può formulare un invito a comparire entro i 15 giorni successivi al ricevimento della stessa (termine non perentorio).

All’incontro, che si svolge senza particolari forme e procedure, può partecipare direttamente il contribuente o il suo consulente fiscale (avvocato, commercialista, ecc.) purché munito di procura speciale. 

Accertamento con adesione tributi locali

Per quanto riguarda i tributi locali, le Province e i Comuni possono con propria delibera approvare degli appositi regolamenti per estendere anche ai tributi locali l’applicazione dell’istituto dell’accertamento con adesione.

Come si conclude l’accertamento con adesione?

Tre sono le possibili modalità con cui si può chiudere l’accertamento con adesione.

Se il contribuente riesce a dimostrare l’errore commesso dall’Ufficio nel calcolare la maggiore imposta, viene effettuata l’archiviazione per non luogo a procedere. L’Ufficio dovrà fornire circostanziata motivazione negli atti relativi alla stessa.

Il contribuente, invece, potrebbe decidere di non aderire alla proposta o di non perfezionare l’adesione secondo le modalità previste dalla legge. In tal caso:

  • se l’adesione era stata proposta dall’Ufficio oppure dal contribuente a seguito di accessi, ispezioni ecc., verrà probabilmente emesso un atto di accertamento fiscale puntualmente motivato;
  • se invece l’accertamento con adesione era stato richiesto dal contribuente a seguito del ricevimento di un atto di accertamento, tale atto mantiene la sua validità originaria.  

La terza ipotesi è, infine, quella in cui il contribuente accetti l’accertamento con adesione. Ciò comporta un ricalcolo delle maggiori imposte accertate o accertabili oppure una riduzione della perdita. La definizione degli accertamenti con adesione causa l’estinzione dell’obbligazione tributaria relativa ai rilievi oggetto della stessa ed ha quale benefici lo stralcio di tutte le sanzioni, gli interessi e le spese accessorie. Si deve, pertanto, versare, anche a rate, l’imposta rideterminata in adesione, le sanzioni e le altre somme eventualmente dovute (interessi 3,5% annui, deducibili integralmente ai fini del reddito di impresa Ires o Irpef).

La procedura diventa efficace dopo la sottoscrizione dell’atto da parte del funzionario dell’ufficio e del versamento delle somme dovute o, in caso di pagamento dilazionato, della prima rata.

Con l’accertamento per adesione sto al sicuro da successivi controlli?

Nella maggior parte dei casi, il concordato comporta la definizione di tutto il medesimo periodo d’imposta, anche per importi non oggetto della contestazione immediata del fisco. Tuttavia, la legge prevede dei casi in cui, anche dopo l’accertamento con adesione, l’Ufficio delle imposte possa effettuare un’ulteriore accertamento riguardante sia le imposte dirette sia l’Iva per evasioni particolarmente gravi non individuate al momento della definizione. Ciò succede quando:

  • sopravviene per l’Ufficio la conoscenza di nuovi elementi in base ai quali è possibile accertare un maggior reddito, superiore al 50% del reddito definito e comunque non inferiore ad euro 77.468,53. Detta possibilità sussiste solo se l’elemento nuovo sia stato, al momento della definizione con adesione, non solo non conosciuto, ma anche non conoscibile e, quindi, solo se la sua attitudine a palesare maggiore materia imponibile non fosse stata desumibile dagli elementi già a disposizione dell’Amministrazione finanziaria;
  • se la definizione riguarda accertamenti parziali.

Vi è poi il caso dei redditi derivanti da partecipazione nelle società o nelle associazioni ovvero in aziende coniugali non gestite in forma societaria che, però, non saranno oggetto di valutazione nel presente lavoro.

Pagamento accertamento con adesione

Il pagamento delle somme liquidate con il concordato può essere integrale o rateale (rate trimestrali con gli interessi). 

Per quanto riguarda il numero delle rate:

  • se l’importo supera 50.000 euro, il versamento può essere fatto in un massimo di 16 rate trimestrali di pari importo;
  • negli altri casi, il versamento può essere fatto in un massimo di 8 rate trimestrali di pari importo.

Nel caso in esame, l’accertamento con adesione si perfeziona, e quindi ha effetto, con il pagamento della prima rata, la quale va versata nel termine ordinario di 20 giorni dalla redazione dell’atto di accertamento con adesione. 

Per le imposte dirette e Iva si paga con F24; per le altre imposte indirette con F23.

Si può effettuare il pagamento anche tramite compensazione con i crediti maturati nei confronti dello Stato, enti pubblici, enti locali, del Servizio Sanitario Nazionale ecc. A tal fine, occorre che il creditore presenti un’istanza al debitore affinché questo:

  • certifichi, con documento emesso mediante l’apposita piattaforma elettronica se il relativo credito sia certo, liquido ed esigibile (cioè non sia stato già pagato dalla PA o impiegato per altre finalità);
  • indichi la data prevista per il pagamento.

Effettuato il pagamento, il contribuente deve esibire all’Ufficio competente (anche tramite incaricato), entro 10 giorni, la quietanza di avvenuto pagamento integrale, ovvero di avvenuto pagamento della prima rata. In questa occasione il contribuente ritira la copia dell’atto di accertamento con adesione.

Pagamento non avvenuto

Se il contribuente non paga la prima rata, l’accertamento non ha efficacia e scatta l’accertamento o l’iscrizione a ruolo delle somme risultanti dall’avviso di accertamento eventualmente già notificato. Se, invece, l’inadempimento è minimo (cosiddetto «lieve inadempimento»), l’accertamento ha efficacia e l’ufficio procede a richiedere le sanzioni (15% per il ritardo e 30% per il carente versamento) e gli interessi legali (0,8% annuo).

Per lieve inadempimento si considera:

  • insufficiente versamento della rata, per una  frazione non superiore al 3% e, in ogni caso, a € 10.000;
  • tardivo versamento, non superiore a 7 giorni (considerando la proroga dei termini che scadono di sabato o  festivi e la proroga di ferragosto, dal 1° al 20 agosto).

Se, invece, l’irregolarità nel pagamento riguarda le rate successive alla prima, se il pagamento è inferiore al 3% di quello dovuto, la rateazione prosegue ma l’Agenzia Entrate iscrive a ruolo le somme dovute.

Se invece il pagamento viene effettuato entro 3 mesi dalla scadenza si può usufruire del ravvedimento operoso (mantenendo gli interessi e la sanzione del 15%). 

Invece, il mancato pagamento, anche di una sola rata (diversa dalla prima), o il pagamento effettuato oltre 3 mesi dalla scadenza, determinano l’automatica decadenza dal beneficio della rateazione. 

note

Autore immagine: 123rf com


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