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Rischio decreti ingiuntivi fasulli?

17 Luglio 2019
Rischio decreti ingiuntivi fasulli?

Decreti ingiuntivi emessi dagli avvocati senza controllo del giudice: c’è pericolo di abusi?

La nuova proposta di legge sui decreti ingiuntivi fatti direttamente dagli avvocati, sta già suscitando numerosi dubbi e polemiche. Sui social è una pioggia di critiche (non che questo sia una novità). A detta di alcuni, l’assenza di un controllo dei giudici comporterebbe il rischio di decreti ingiuntivi fasulli. Ma è un rischio fondato? Vediamo cosa dice la legge.

Il Codice di procedura civile stabilisce che il giudice possa emettere un decreto ingiuntivo dietro semplice presentazione di una prova scritta da parte del creditore, prova che può essere costituita anche da una semplice fattura o da un contratto. Il magistrato però non fa, almeno in questa sede, un controllo sulla fondatezza del diritto, ma solo di forma. Egli verifica, cioè, che la documentazione prodotta integri gli estremi della “prova scritta” richiesta dal Codice. Si tratta quindi di una supervisione (spesso lasciata di fatto allo stesso cancelliere) che non tocca il merito del diritto di credito. Detto controllo più approfondito viene riservato ad una fase successiva ed eventuale: quella della opposizione al decreto ingiuntivo (la cui attivazione è rimessa alla scelta del debitore).

Il rischio di decreti ingiuntivi fasulli, qualora emessi direttamente dagli avvocati senza tribunali, è evidentemente legato alla creazione, da parte del creditore, di prove “false”, fatture per importi non dovuti o magari contratti con una firma falsa. Ma queste verifiche non vengono eseguite neanche oggi atteso che, come detto, il giudice si limita a controllare solo il rispetto delle regole di procedura al momento dell’emissione del decreto.

La possibilità che un creditore emetta una fattura falsa per una prestazione non eseguita o già oggetto di contestazione è tuttora esistente; ma ad essa il legislatore ha voluto porre rimedio consentendo al debitore di sollevare opposizione nei 40 giorni successivi alla notifica del decreto stesso. Nulla quindi cambierà, almeno sotto questo versante, dal punto di vista della tutela del presunto debitore. Sarà sempre un giudice, nel caso di opposizione, a valutare la genuinità della prova e l’effettività del credito.

Non si dimentichi peraltro che, nel momento in cui un creditore richiede un decreto ingiuntivo per una presunta fattura non pagata, è tenuto a registrare tale documento fiscale e quindi ad anticipare Iva e imposte sui redditi all’erario. A ciò si aggiungono anche le spese legali e processuali relative alla procedura. E a nessuno piace intraprendere un giudizio col rischio, peraltro, di non recuperare nulla da una persona priva di redditi.

Insomma, l’emissione di un decreto ingiuntivo fasullo è prima di tutto un rischio per il presunto creditore che non per il debitore che potrebbe, comunque, nella successiva causa, smentire le affermazioni avversarie e ottenere, peraltro, il risarcimento del danno per lite temeraria.


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