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Licenziamento per giusta causa preavviso

17 Luglio 2019
Licenziamento per giusta causa preavviso

Dimissioni e licenziamento in tronco: quando non è dovuto il periodo di preavviso e quando invece bisogna corrispondere all’altra parte l’indennità sostitutiva.

Facendo alcune ricerche su Google in materia di licenziamenti per giusta causa, il motore di ricerca mi ha suggerito la combinazione: licenziamento per giusta causa preavviso. Mettendomi nei panni di chi ha digitato queste parole (almeno diverse migliaia di utenti, se è vero che si tratta di una delle prime chiavi di ricerca offerte da Google) ho provato a pormi gli stessi dubbi e interrogativi. Di qui, il quesito: si può essere licenziati per giusta causa senza preavviso? È possibile dimettersi senza preavviso? La parola “licenziamento” viene spesso ed impropriamente usata, nel gergo comune, sia con riferimento alla scelta del datore di lavoro che del dipendente (“mi sono licenziato” al posto di dire “mi sono dimesso”).

Ecco che allora ho pensato che fosse necessario un chiarimento ad uso e consumo di chi, non molto esperto in materia di diritto del lavoro, si chiede ancora cos’è un licenziamento per giusta causa, cosa sono le dimissioni per giusta causa e quando è possibile interrompere in tronco il rapporto di lavoro, senza cioè dare preavviso. Ecco allora i chiarimenti che servono per definire, una volta per tutte, tale questione.

Cos’è il licenziamento per giusta causa?

Il licenziamento per giusta causa è quello che scatta a causa di uno o più illeciti disciplinari commessi dal dipendente. Presuppone, dunque, un comportamento doloso o fortemente negligente del dipendente stesso.

La caratteristica del licenziamento per giusta causa è il fatto che esso avviene in tronco, ossia senza preavviso. La ragione è semplice: esso è legato a condotte talmente gravi da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche per un giorno. Si pensi al dipendente colto mentre ruba dalla cassa o che aggredisce fisicamente il proprio datore di lavoro.

Il fatto che il licenziamento per giusta causa avvenga senza preavviso non toglie che tale decisione debba essere sempre preceduta da un previo avviso con cui si comunica al dipendente l’avvio del procedimento disciplinare nei suoi riguardi. Questo procedimento – che può poi culminare nel licenziamento vero e proprio o nell’archiviazione – consta di tre fasi:

  • la prima fase è l’invio della lettera di avvio del procedimento disciplinare che può essere spedita con raccomandata a.r. o consegnata a mani. Tale comunicazione deve essere tempestiva rispetto ai fatti contestati (o meglio alla conoscenza degli stessi da parte del datore), basata su fatti specifici (non si possono contestare genericamente delle condotte senza identificarle nello spazio e nel tempo) ed immutabile (non è possibile intimare il licenziamento per ragioni diverse da quelle riportate nella lettera di contestazione;
  • la seconda fase riguarda la successiva difesa del dipendente: nella lettera di avviso gli vengono dati 5 giorni per poter presentare scritti a proprio supporto e/o chiedere di essere ascoltato personalmente. Prima della scadenza di tale termine o – se richiesto – dell’incontro “a tu per tu”, il datore non può decidere il licenziamento;
  • la valutazione delle difese e la decisione finale da parte del datore di lavoro.

Solo a questo punto, il datore di lavoro può inviare la lettera di licenziamento. Se le motivazioni che sostengono la scelta di risolvere il rapporto di lavoro sono particolarmente gravi, perché grave è stata la violazione del dipendente, il licenziamento avrà effetto immediato (“in tronco”): il che significa che già dal giorno successivo al ricevimento della lettera il dipendente non dovrà presentarsi più in azienda e non potrà ricevere il pagamento dello stipendio (che verrà liquidato in quota parte per le giornate del mese che sono state “lavorate”).

Se vuoi conoscere qualche esempio di licenziamento per giusta causa pensa a tutti quei casi così gravi da far perdere definitivamente la speranza che il dipendente possa lavorare in modo corretto e leale. Pensa ad esempio al dipendente che non si presenta al lavoro senza dare giustificazioni o che si finge malato. Pensa al lavoratore che disobbedisce costantemente al datore o che si appropria di denaro in cassa. Pensa al dipendente che sta svolgendo un secondo lavoro in concorrenza con il datore o a quello che sta rivelando i segreti aziendali a terzi.

Per altri esempi leggi l’articolo Esempi di licenziamento per giusta causa.

Cos’è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo

Accanto al licenziamento per giusta causa – che, come abbiamo appena visto – avviene senza preavviso, esiste anche il licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Anche questo, al pari del precedente, avviene previa instaurazione del procedimento disciplinare e quindi con l’inizio della comunicazione al dipendente, i 5 giorni di tempo per presentare le difese e/o richiedere di essere ascoltati di persona, la decisione finale.

Tuttavia, in questo caso, il licenziamento avviene sì per ragioni tanto gravi da interrompere definitivamente il legame di fiducia che dovrebbe legare il datore al dipendente, ma non tanto da non consentire il preavviso. Quindi, in questo caso, al ricevimento della lettera di licenziamento per giustificato motivo soggettivo il dipendente dovrà continuare a svolgere le proprie mansioni fino alla fine del periodo di preavviso, venendo pagato regolarmente durante tale arco di tempo.

Il datore di lavoro, anche in costanza di un licenziamento per giustificato motivo soggettivo, potrebbe rinunciare al preavviso e risolvere subito il rapporto di lavoro, ma in tal caso dovrà corrispondere al lavoratore, insieme all’ultima busta paga, l’indennità sostitutiva del preavviso.

Anche lo stesso dipendente potrebbe rinunciare al preavviso e restare a casa già dopo il licenziamento, ma in tale ipotesi sarà lui a versare al datore l’indennità di preavviso (che gli viene scalata dall’ultima busta paga).

Le dimissioni per giusta causa senza preavviso

È diritto del dipendente dare le dimissioni dal lavoro in qualsiasi momento, osservando anche lui l’obbligo di dare il preavviso secondo i tempi stabiliti dal suo contratto di lavoro (il Ccnl). Tuttavia, potrebbe succedere che le dimissioni siano motivate da gravi violazioni del datore di lavoro: pensa agli stipendi non pagati, alla violazione delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, alle molestie, al mobbing, ecc. Ancor più in questi casi, il dipendente può dimettersi, ma poiché la ragione risiede in illeciti commessi dal datore di lavoro le dimissioni avvengono “per giusta causa” ed allora non è dovuto il preavviso. Significa che il lavoratore può stare a casa già a partire dal giorno successivo a quello in cui ha comunicato di voler recedere dal rapporto di lavoro.

In più, le dimissioni per giusta causa consentono – al contrario di quelle ordinarie – di ottenere l’assegno di disoccupazione dall’Inps.

È valido il licenziamento per giusta causa senza preavviso?

Sintetizzando quanto sinora detto, possiamo così concludere:

  • è valido – e anzi corrisponde alla regola – il licenziamento per giusta causa senza preavviso;
  • è valido il licenziamento per giustificato motivo soggettivo senza preavviso, tuttavia il datore di lavoro dovrà corrispondere al dipendente l’indennità sostitutiva del preavviso;
  • sono valide – e anzi corrispondono alla regola – le dimissioni per giusta causa senza preavviso.

note

Autore immagine 123rf com


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