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Coniugi con residenza diversa: si paga l’Imu?

17 Luglio 2019
Coniugi con residenza diversa: si paga l’Imu?

Tasse sulla casa, canone Rai, Imu e Tasi: se marito e moglie vivono nella stessa casa e non sono separati, ma hanno residenze diverse possono ottenere gli sgravi fiscali?

Alla nostra redazione arrivano spesso richieste di consulenza in materia di benefici fiscali sulla prima casa. Un quesito che viene puntualmente posto è se i coniugi, con residenza diversa, devono pagare l’Imu su una delle due case. In pratica, il fatto di essere proprietari di due immobili e di aver, in ciascuno di essi, fissato la rispettiva residenza consente al marito e alla moglie di godere entrambi dell’esenzione fiscale sull’abitazione principale?

Cerchiamo di fare il punto della situazione commentando le ultime sentenze della Cassazione pubblicate proprio su questo aspetto.

Coniugi non separati con residenza diversa

Prima di spiegare se, in caso di coniugi con residenza diversa si paga l’Imu, urgono due importanti premesse.

La prima: per godere delle esenzioni Imu e Tasi è necessario che l’immobile sia luogo di residenza e dimora abituale sia del proprietario che del suo nucleo familiare.

La seconda: la residenza deve essere il luogo ove si dimora in via abituale, ossia per gran parte dell’anno. Non si può fornire in Comune una residenza falsa. Questo comportamento costituisce reato di falso in atto pubblico.

Detto ciò, vediamo ora se marito e moglie, proprietari di due case diverse, possono avere anche residenze diverse e non pagare entrambi l’Imu. Facciamo un esempio.

Immaginiamo Giovanni e Maria sposati in regime di separazione o di comunione dei beni (questo aspetto è irrilevante). Giovanni è proprietario di una casa ove ha fissato la propria residenza e attivato tutte le utenze. In tale abitazione vive insieme a Maria e ai suoi figli. Nello stesso tempo Maria è proprietaria di un’altra casa, con l’utenza della luce attivata, ove ha dichiarato al Comune di essere residente; in realtà l’abitazione è usata dalla famiglia come seconda casa solo un mese all’anno. Così facendo, Maria crede di non dover pagare l’Imu e il canone Rai. È davvero così? Assolutamente no. Per quanto riguarda infatti l’Imu e la Tasi manca il presupposto della «dimora abituale», in quanto Maria vive nella casa di proprietà del marito. Stesso discorso vale per il canone Rai che, in caso di coniugi con residenze diverse, si paga due volte se, nella seconda casa, è stata attivata la corrente elettrica.

Alla luce dell’esempio appena esposto, è certo possibile che marito e moglie stabiliscano residenze diverse a patto però che paghino entrambi le imposte sulla casa. Tale scelta infatti non deve nascondere un intento evasivo.

Per non pagare l’Imu è necessario che, nella casa, vi sia tanto la residenza quanto la dimora abituale dell’intero nucleo familiare.

A meno che marito e moglie non siano separati ufficialmente, la loro residenza diversa è quantomai sospetta. Lo ha detto qualche giorno fa la Cassazione [1]. Si presume, infatti, che il matrimonio sia fondato sulla convivenza. Anzi, a norma del Codice civile, la convivenza è proprio un obbligo che spetta a marito e moglie.

Sicché è una contraddizione parlare di due coniugi con residenza diversa, salvo ciò sia dovuto a tre ragioni:

a) se si tratta di due immobili uniti fisicamente ma ancora distinti in catasto (ad esempio due appartamenti sullo stesso pianerottolo)

b) se i due coniugi lavorano in due città diverse

c) se i due coniugi si sono separati ufficialmente o divorziati

La Corte ha stabilito che, se i coniugi non producono una sentenza di separazione o divorzio, il Fisco può presumere che vivano ancora nella stessa casa.

Peraltro, se la polizia comunale, a seguito di sopralluogo, dovesse accorgersi che uno dei due coniugi non è residente nell’immobile dichiarato, scatteranno le seguenti conseguenze:

  • revoca dell’iscrizione dall’anagrafe del luogo;
  • cancellazione dall’iscrizione al Servizio sanitario;
  • avvio di procedimento penale per il reato di falso in atto pubblico: la dichiarazione fornita all’anagrafe comunale non corrisponde infatti al vero;
  • recupero a tassazione di tutte le imposte locali (Imu e Tasi) non versate negli ultimi 5 anni per aver indebitamente usufruito delle agevolazioni fiscali su un immobile dichiarato «abitazione principale» quando invece non lo era.

Coniugi non separati, ma con residenze diverse: si pagano le tasse sulla casa?

Il fatto che i coniugi siano proprietari di due case diverse non li autorizza a fissare la residenza ciascuno nell’immobile di sua proprietà per non pagare le tasse. Per ottenere infatti l’esenzione Imu e Tasi conta solo l’abitazione principale: tale è non solo quella ove è riportata la residenza della famiglia ma anche la dimora abituale (ossia il luogo ove effettivamente il nucleo familiare vive). Secondo la Cassazione [2], le utenze intestate al contribuente non dimostrano, ai fini delle agevolazioni e delle esenzioni Imu e Tasi, che si tratta di prima abitazione.

Anzi, proprio le utenze possono essere la zappa sul piede per il contribuente. Il Comune potrebbe rivolgersi alla società elettrica e chiedere di visionare i consumi registrati in quella che è stata definita “abitazione principale” e luogo di residenza. Se però tali consumi dovessero essere incompatibili con la destinazione dichiarata, scatterebbe la possibilità di un accertamento fiscale.

Immaginiamo che Mario dichiari di avere l’abitazione principale in una casa al mare. Sospettando l’intento fraudolento, il Comune chiede alla società elettrica di visionare le fatture. Da lì emerge che i consumi della luce sono quasi inesistenti nel corso dell’anno, salvo registrare un’impennata ad agosto. Per il Comune non ci sono dubbi: Mario è un evasore.

Coniugi furbetti e Imu

Alla luce di ciò, possiamo concludere con le stesse parole della Cassazione [1]: in tema d’imposta comunale sugli immobili, ai fini della spettanza della detrazione prevista per le abitazioni principali, occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo. A tali fini, pertanto, è irrilevante la “separazione di fatto” dei coniugi (quella cioè non formalizzata con sentenza).

Leggi sul punto Imu sulla prima casa dei furbetti.

note

[1] Cass. sent. n. 18367/19.

[2] Cass. sent. n. 12050/2010.


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