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Ordinanza cautelare: cos’è?

16 Agosto 2019 | Autore:
Ordinanza cautelare: cos’è?

Cosa sono le misure cautelari? A cosa serve l’ordinanza cautelare e quali sono i suoi presupposti? Qual è la procedura per ottenere un provvedimento cautelare?

La giustizia italiana non è sicuramente nota per la sua velocità: tutti sanno che nel nostro Paese un processo dura anni, anche quando sarebbe di pronta risoluzione. Questa lentezza provoca gravi danni alle parti coinvolte nel procedimento, soprattutto a quella che ha subito un torto e vuole che si ripari al più presto. Pensa al processo penale: se, ad esempio, si lasciasse in libertà un pericolo criminale in attesa della condanna, vi sarebbe il rischio concreto che l’individuo reiteri la propria condotta pericolosa. Per tamponare a situazioni del genere, interviene l’ordinanza cautelare. Cos’è?

L’ordinanza cautelare, come vedremo meglio nel corso dell’articolo, è quel provvedimento emanato dal giudice con cui si applica una misura che, in qualche modo, anticipa la decisione finale o, comunque, impedisce che quest’ultima non serva più a nulla quando verrà pronunciata. Con l’ordinanza cautelare, in pratica, si applica una misura cautelare. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più a riguardo, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme cos’è un’ordinanza cautelare.

Misure cautelari: cosa sono?

Non possiamo capire cos’è un’ordinanza cautelare senza spiegare prima cosa sono le misure cautelari. Come detto in apertura, la lentezza della giustizia italiana rischia di compromettere seriamente gli interessi giuridici che sono in gioco: una decisione tardiva, infatti, potrebbe rivelarsi del tutto inutile a raggiungere lo scopo che la sentenza stessa si prefissa.

Tizio sta eseguendo dei lavori sul proprio fondo, lavori che comportano l’abbattimento di diverse piante da frutto. Caio, proprietario del fondo vicino, ritiene che Tizio abbia superato il confine e stia tagliando anche le proprie piante.

Sempronio e Mevia convivono nella stessa abitazione. Sempronio, da qualche tempo, tornando a casa ubriaco, maltratta Mevia, sottoponendola a continue vessazioni, sia fisiche che psicologiche.

Filano è innamorato di Calpurnia, senza però esserne corrisposto. Comincia allora a farle una corte serrata, a chiamarla a qualsiasi ora e a citofonare di notte a casa sua. Dopo un po’, Calpurnia riceve messaggi contenenti minacce, anche di morte; decide dunque di denunciare il fatto alle autorità.

Negli esempi appena fatti, è evidente l’urgenza con cui la giustizia dovrebbe intervenire: se si attendessero anni prima di arrivare alla sentenza finale, Caio avrebbe già perso tutte le sue piante, mentre Mevia e Calpurnia potrebbero addirittura perdere la vita a causa delle condotte del proprio compagno e dello spasimante.

È qui che si inserisce l’ordinanza cautelare e che emerge la funzione delle misure cautelari. Cosa sono?  Le misure cautelari, come anticipato, servono ad impedire che le lungaggini processuali possano vanificare il procedimento stesso.

Esempi di misure cautelari

Tornando agli esempi fatti sopra, una misura cautelare che potrebbe tutelare Caio è quella con cui il giudice dispone la cessazione dei lavori di Tizio fintantoché non venga stabilito quale sia il confine. Nel caso di Mevia e di Calpurnia, invece, il giudice potrebbe disporre rispettivamente la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

Le misure cautelari servono ad evitare che la sentenza finale non serva più a nulla; ciò è molto evidente nel caso dei reati: se la vittima di uno stalker venisse uccisa nonostante le ripetute denunce sporte dalla vittima, allora il processo per omicidio servirebbe solo a punire l’autore del delitto, ma non a tutelare la vittima, oramai uccisa.

Cos’è l’ordinanza cautelare?

L’ordinanza cautelare non è altro che il provvedimento con il quale il giudice, valutate le circostanze, applica la misura cautelare più opportuna. L’ordinanza cautelare è una vera e propria decisione, assunta dal giudice (civile, penale o amministrativo che sia) sulla base degli elementi di cui è a conoscenza, e che potrà essere confermata oppure sconfessata completamente dalla decisione finale.

Calpurnia ha denunciato per stalking Filano. Visto che la vittima è continuamente tormentata ed è stata anche minacciata, il gip spicca un’ordinanza cautelare con cui vieta a Filano di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima. Dopo qualche anno, all’esito del procedimento penale, dopo aver sentito testimoni e raccolto altre prove, si scopre che Filano era innocente e che si era limitato a fare una innocua corte a Calpurnia la quale, infastidita, aveva mentito a proposito delle minacce e di tutte le altre molestie ricevute.

Ecco un esempio di come un’ordinanza cautelare possa essere del tutto smentita dalla decisione finale. Questo ci porta ad indagare sui presupposti dell’ordinanza cautelare.

Ordinanza cautelare: quali sono i presupposti?

A prescindere dal tipo di procedimento nel quale ne viene chiesta l’emissione, normalmente l’ordinanza cautelare necessita di alcuni presupposti, normalmente indicati con due locuzioni latine: il fumus boni iuris e il periculum in mora. Cosa sono? Approfondiamo l’argomento.

Cos’è il fumus boni iuris?

Con l’espressione fumus boni iuris si intende fare riferimento al fatto che la domanda con cui si chiede al giudice l’emissione di un’ordinanza cautelare deve essere basata su ragioni che possano sembrare fondate anche senza una previa istruttoria. Mi spiego meglio con un esempio.

Caio si rivolge al giudice chiedendo l’emissione di un’ordinanza cautelare con cui si ordini a Tizio la cessazione dei propri lavori perché hanno sconfinato nel proprio fondo. A sostegno della richiesta, Caio allega una visura catastale dalla quale emergono chiaramente i confini delle rispettive proprietà.

Ebbene, in un’ipotesi del genere, la domanda potrà essere accolta, e di conseguenza l’ordinanza cautelare potrà essere emessa, perché, anche senza un processo vero e proprio, le ragioni del ricorrente sembrano fondate.

Periculum in mora: cos’è?

L’altro presupposto dell’ordinanza cautelare è il cosiddetto periculum in mora. Di cosa si tratta? Te lo spiego in modo molto semplice: un’ordinanza cautelare è giustificata nella misura in cui ci sia una situazione giuridica da salvare dal pericolo attuale e imminente di un danno. In altre parole, l’ordinanza cautelare ha ragion di esistere se il passare del tempo (inevitabile per giungere ad una sentenza definitiva) possa mettere a repentaglio il bene giuridico da tutelare.

Pensiamo all’esempio sopra fatto della vittima di maltrattamenti: se il gip non emanasse un’ordinanza cautelare al fine di allontanare il marito che maltratta costantemente la moglie, questa potrebbe anche restare vittima degli abusi, vanificando così la sentenza finale.

Ordinanza cautelare: caratteristiche

Come abbiamo già ricordato, l’ordinanza cautelare è un provvedimento tipico di qualsiasi giudice, civile, penale o amministrativo. Con l’ordinanza cautelare si cercano di anticipare gli effetti della futura sentenza, fermo restando comunque la possibilità che quest’ultima accerti che la situazione giuridica tutelata inizialmente con la misura cautelare, in realtà, era infondata.

Caratteristica principale di ogni ordinanza cautelare è la sua temporaneità: la misura cautelare applicata è destinata a venir meno entro un determinato lasso di tempo. Ad esempio, il codice di procedura civile [1] dice che l’ordinanza di accoglimento della domanda cautelare, se emanata prima dell’inizio della causa vera e propria, produce i suoi effetti per sessanta giorni, entro i quali la parte interessata deve dare l’avvio al processo di merito. In mancanza, la misura cautelare viene meno.

Anche l’ordinanza cautelare in ambito penale ha una durata limitata: le misure cautelari si estinguono decorso un determinato periodo di tempo, oppure se espressamente revocate dal giudice competente.

Infine, l’ordinanza cautelare è sempre modificabile o revocabile: dice la legge che nel corso dell’istruzione il giudice può, su istanza di parte, modificare o revocare con ordinanza il provvedimento cautelare, anche se emesso anteriormente alla causa, se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l’istante deve fornire la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza.

Ordinanza cautelare nel processo civile

Vediamo brevemente cosa dice la legge a proposito della procedura che consente di chiedere ed ottenere l’emissione di un’ordinanza cautelare. Secondo il codice di procedura civile [2], l’applicazione di una misura cautelare si chiede facendo ricorso al tribunale competente (il giudice di pace non lo è mai). Se c’è già una causa pendente, la domanda va proposta al giudice che sta già trattando la causa.

Il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili (ad esempio, all’acquisizione di documentazione) in relazione ai presupposti e ai fini del provvedimento richiesto, e provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto della domanda.

L’ordinanza di rigetto non preclude la riproposizione dell’istanza per il provvedimento cautelare, quando si verifichino mutamenti delle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto. Come anticipato, l’ordinanza di accoglimento, ove la domanda sia stata proposta prima dell’inizio della causa di merito, deve fissare un termine perentorio non superiore a sessanta giorni per l’inizio del giudizio di merito. Se il procedimento di merito non è iniziato nel termine perentorio stabilito dal giudice, o comunque entro sessanta giorni, il provvedimento cautelare perde la sua efficacia

Decreto cautelare: cos’è?

Come visto, l’ordinanza cautelare viene emessa nel contraddittorio delle parti: ciò significa che il giudice decide dopo aver sentito sia le ragioni del ricorrente che quelle del resistente (cioè di colui che si oppone all’emissione di un’ordinanza cautelare).

Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l’attuazione del provvedimento, il giudice provvede sulla richiesta cautelare con decreto motivato, assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto, l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a quindici giorni assegnando all’istante un termine perentorio non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza il giudice, con ordinanza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto.

Ordinanza cautelare penale: come funziona?

All’interno del procedimento penale, l’ordinanza cautelare viene emessa dal giudice procedente, cioè dal giudice che è competente durante quella determinata fase (ad esempio, il gip durante le indagini preliminari) su richiesta dal magistrato del pubblico ministero.

Il giudice penale, valutato il ricorrere di determinate circostanze (le cosiddette esigenze cautelari, che sono un po’ l’equivalente del fumus boni iuris e del periculum in mora dell’ambito civilistico), decide se emettere l’ordinanza cautelare e, di conseguenza, quale misura cautelare concretamente irrogare.

Contro l’ordinanza cautelare è sempre possibile proporre impugnazione davanti ad altro giudice, oppure fare istanza al medesimo giudice che l’ha emanata al fine di chiederne la revoca.


note

[1] Art. 669-octies cod. proc. civ.

[2] Art. 669-bis ss. cod. proc. civ.


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