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Violenza sessuale: punibile anche l’autoerotismo?

23 Luglio 2019 | Autore:
Violenza sessuale: punibile anche l’autoerotismo?

La Cassazione si pronuncia sul caso di un uomo che si è masturbato davanti ad una ragazza e le ha sporcato di liquido seminale la maglietta: va condannato?

Si può commettere violenza sessuale senza nemmeno sfiorare una persona? È possibile. Succede quando un uomo si masturba davanti ad una donna e il suo liquido seminale finisce per sporcare i vestiti della vittima. Così ha stabilito la Corte di Cassazione con una recente sentenza [1] con la quale, peraltro, ha allargato ancor di più i confini entro i quali viene applicato il reato. Quindi, in materia di violenza sessuale, è punibile anche l’autoerotismo? Non sempre.

La sentenza della Suprema Corte si basa su un dettaglio non indifferente: il fatto che chi ha compiuto l’atto ha sporcato il vestito della vittima. A questo punto, sarebbe punibile l’autoerotismo se ciò non fosse successo? E, soprattutto, nel caso in cui l’attore non abbia costretto la donna ad assistere alla scena?

Secondo il Codice penale [2], perché si configuri il reato di violenza sessuale è necessario che il soggetto passivo sia costretto a subirlo. Il caso di cui si è occupata la Cassazione vedeva coinvolti un uomo e una ragazza maggiorenne su un autobus. Lui, fissando lei negli occhi, ha cominciato a masturbarsi sotto lo sguardo impietrito della giovane e, al termine dell’atto, ha sporcato uno degli indumenti della ragazza con il suo liquido seminale. L’uomo non l’aveva costretta ad assistere alla squallida scena. In questo caso, è punibile anche l’autoerotismo? Vediamo che cosa dice il nostro ordinamento ed analizziamo la sentenza della Corte Suprema per ottenere la risposta.

Violenza sessuale: che cosa dice la legge?

Secondo il Codice penale, chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe un’altra persona a compiere o a subire atti sessuali è punito con la reclusione da 5 a 10 anni.

Luigi trascina Maria in una stanza, la chiude a chiave e la costringe ad avere un rapporto sessuale, oppure si masturba davanti a lei (con o senza contatto fisico) o la costringe a farlo.

La stessa pena è riservata a chi lo fa abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento dell’atto oppure sostituendosi ad un’altra persona per trarre in inganno la vittima.

Luigi, alto un metro e ottanta e con fisico muscoloso, abusa di una ragazza di corporatura più fragile oppure si finge medico per poter guardare e palpare la giovane.

La pena arriva da 5 a 12 anni di reclusione se la vittima della violenza sessuale:

  • non ha compiuto i 14 anni;
  • viene minacciata con le armi;
  • viene stordita con alcol o droghe o, comunque, con strumenti lesivi della sua salute;
  • viene ingannata da chi si finge pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio;
  • è sottoposta a limitazioni della libertà personale (il caso della ragazza chiusa in una stanza contro la sua volontà);
  • non ha compito i 16 anni e l’aggressore è un familiare ascendente oppure il genitore adottivo o il tutore;
  • viene aggredita all’interno o nelle immediate vicinanze della scuola o dell’istituto di formazione che frequenta;
  • è una donna in stato di gravidanza;
  • viene aggredita dal coniuge, anche se separato o divorziato;
  • viene aggredita da una persona della malavita organizzata al fine di agevolarne l’attività;
  • subisce violenze gravi oppure provoca in un minore un pregiudizio grave a causa della reiterazione di tale comportamento.

Ultimo aggravante: se la vittima non ha ancora compiuto i 10 anni di età. In questo caso, la pena prevista va dai 7 ai 14 anni.

L’autoerotismo è punibile come violenza sessuale?

Viene da chiedersi se chi si masturba davanti ad una persona commette reato di violenza sessuale o se la può cavare con una condanna per atti osceni, reato peraltro depenalizzato nel 2016 [2] a meno che non venga commesso in luoghi abitualmente frequentati da minorenni.

E qui è utile tornare alla recente sentenza della Cassazione. La Suprema Corte era stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso di un uomo condannato dalla Corte d’Appello di Messina a 2 anni di reclusione per violenza sessuale. L’individuo avrebbe costretto una ragazza maggiorenne seduta accanto a lui su un autobus a subire un atto sessuale consistente nel guardarla fino ad eccitarsi sessualmente per poi sfogarsi masturbandosi davanti a lei. Al momento di eiaculare, il liquido seminale finì in uno degli indumenti della giovane. Il tutto – si legge sulla sentenza – approfittando delle circostanze di luogo e di tempo che impedivano alla ragazza di evitare di assistere alla scena.

A nulla sono servite le argomentazioni della difesa, secondo cui né l’uomo avrebbe impedito alla ragazza di andarsene via nel caso ci avesse provato né c’era stato un contatto fisico con la giovane tale da giustificare una condanna per violenza sessuale, ma semplicemente un atto esibizionistico di autoerotismo che non intaccava la corporeità sessuale della vittima.

Per la Cassazione, invece, è lecito ampliare l’ambito di applicazione del reato di violenza sessuale in modo che sia punibile l’autoerotismo, per quanto non coinvolga la corporeità sessuale della persona offesa, cioè anche se non ci sono toccamenti, baci sgraditi e quant’altro. Il caso specifico, si legge nella sentenza, è da ritenere violenza sessuale (e, pertanto, è condannabile) poiché la masturbazione, compiuta mentre guardava la giovane negli occhi, ha coinvolto la dimensione corporea della vittima avendo colpito la sua maglietta con il liquido seminale.

In questo modo, gli ermellini mettono sullo stesso piano, ai fini della configurazione del reato, il contatto fisico sgradito dalla vittima ed il fatto che un suo indumento venga sporcato con del seme dopo un atto di autoerotismo. In altre parole: chi palpa il seno di una donna oppure chi si masturba ed il liquido seminale finisca nella maglietta di una ragazza è da punire allo stesso modo.


note

[1] Art. 609-bis cod. pen.

[2] Legge n. 8/2016.


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1 Commento

  1. Precedente pericoloso. Quando le sentenze equiparano con una stessa pena comportamenti di diversa entità, di fatto incentivano il più grave dei due.

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