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È finito il Governo?

18 Luglio 2019 | Autore:
È finito il Governo?

Salvini diserta il Consiglio dei Ministri ed il tavolo sulle autonomie e sfiducia l’alleato. Di Maio ricambia gli attacchi senza complimenti. Urne più vicine?

Manca solo la telefonata all’avvocato, poi il divorzio sarà consumato. Da come si sono messe le cose, dal botta e risposta sempre più viscerale tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si può dire che è finito il Governo.

Gli attacchi di Salvini

La battuta fatta arrivare dal vicepremier leghista da Helsinki, dove si trova per partecipare al vertice europeo dei ministri dell’Interno, non lascia spazio a molte interpretazioni, se non a quella che fa pensare alla fine del Governo. Salvini annuncia che non parteciperà al prossimo Consiglio dei Ministri («non c’è nulla di eclatante all’ordine del giorno», commenta) e che nemmeno siederà al tavolo sull’autonomia («ci sono tanti altri validi leghisti», fa sapere). Due pallottole sparate a raffica con il malumore di chi si è sentito colpito alle spalle dal fuoco amico, da quel Movimento 5 Stelle che, secondo il leader del Carroccio, ha accettato di governare con il Pd in Europa votando per l’elezione della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

Due pallottole che lasciano l’odore della vendetta, dunque, dopo che lo stesso M5S ha da tempo preso le distanze su alcune posizioni e su alcune decisioni di Salvini e dopo che sul fronte dell’inchiesta sui fondi russi al Carroccio il ministro dell’Interno potrebbe non contare sull’appoggio dell’alleato, come nel caso della nave Diciotti, quando i grillini lo salvarono dal processo.

Poi, la terza pallottola, quella che può essere letale, usata per il colpo di grazia. Salvini scarica Di Maio quando dice: «Non ha più la mia fiducia». Più chiaro di così…

L’ira di Di Maio

È finito il Governo, dunque? A giudicare dai commenti al vetriolo di Luigi Di Maio all’indirizzo di Salvini, sì. Il leader pentastellato replica alle accuse del capo del Carroccio sostenendo che Salvini «vuole attaccare il Movimento per coprire il caso dei fondi russi». Una frase che va letta con attenzione: significa che, secondo Di Maio, ci sono delle basi per ritenere che si tratti di uno scandalo vero e non di menzogne, come le definisce la Lega?

Anche Di Maio dice che aver sentito bruciare la schiena dagli spari di Salvini: «Ci ha colpiti alle spalle», avrebbe commentato con i suoi durante una riunione convocata per fare il punto sui rapporti con l’alleato. Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico lamenta attacchi senza precedenti sia contro il M5S sia contro la sua persona. Vorrebbe andare avanti, vorrebbe evitare la fine del Governo ma teme che Salvini voglia tornare con Berlusconi e che stia cercando il modo per far cadere l’Esecutivo. «Se è così – avrebbe sentenziato Di Maio – che lo dica chiaramente».

L’irritazione di Conte

Allora è davvero finito il Governo? A giudicare dalla faccia che mostra ultimamente ai telegiornali il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sì. Mai lo si è visto così irritato, per non usare un’altra espressione politicamente più scorretta. «Scorrettezza» è proprio la parola che Conte ha provato ad usare nei giorni scorsi nei confronti di Salvini, quanto il leader della Lega, nella sede del ministero dell’Interno, chiamò le parti sociali per parlare con loro di flat tax. Un incontro che, per logica, si sarebbe dovuto svolgere a Palazzo Chigi o, al limite, al Mise di Luigi Di Maio, non certo al Viminale. Logico che sia il capo del Governo sia il titolare del dicastero del Lavoro si siano sentiti scavalcati.

Conte, probabilmente, si è stancato del ruolo di «premier ombra», di recitare la parte che gli veniva scritta e dettata dai due vicepremier. Il problema è che un premier non politico e non scelto dagli elettori, come lo è Giuseppe Conte, lo si potrebbe anche sostituire senza particolari traumi.

Più difficile, invece, continuare a lungo una convivenza tra i due soggetti politici che reggono (anche se in modo traballante) il Governo e che, ormai, non si sopportano più. Al Movimento 5 Stelle giova, in questo momento, mantenere le distanze dalla Lega, in attesa di conoscere la portata dello scandalo Moscagate: se butta male, sarà più facile per il Movimento dire ai suoi elettori che non ha mai sostenuto l’alleato su questo fronte.

A Salvini, invece, giova in questo momento forzare la mano ed andare alle urne, prima che l’inchiesta sui fondi russi possa compromettere – o, quanto meno, ridimensionare – un risultato elettorale che oggi sembra scontato a suo favore e che gli consentirebbe di dettare legge in un nuovo esecutivo. Cosa che a Salvini piace più che a un bambino un gelato al cioccolato.

Insomma, è finito il Governo? Così come stanno le cose, prepariamoci a togliere molto presto il punto di domanda.


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