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Congedo parentale: spettano ferie, permessi 104 e Tfr?

18 Luglio 2019
Congedo parentale: spettano ferie, permessi 104 e Tfr?

Durante il periodo di congedo parentale maturano i permessi retribuiti per assistere un familiare disabile, il Tfr e le ferie?

Sei una giovane madre e hai chiesto al tuo datore di lavoro i congedi parentali. Ti chiedi ora se col congedo parentale spettano ferie, permessi 104 e Tfr? La questione ha ricevuto una risposta dal Tar Molise con una recente sentenza [1]. Ecco qual è la soluzione a questo interessante quesito legale.

Cosa sono i congedi parentali e come funzionano

Oltre al periodo di congedo obbligatorio, i genitori hanno la facoltà di assentarsi dal lavoro per un ulteriore periodo (quella che un tempo si chiamava «astensione facoltativa» ma che ora ha preso il nome di «congedo parentale») parzialmente retribuito.

La durata dei congedi è così stabilita:

  • fruizione solo da parte della madre: 6 mesi (trascorso il periodo di congedo di maternità);
  • fruizione solo da parte del padre: 7 mesi dalla nascita del figlio;
  • fruizione da parte di entrambi: 11 mesi totali, nel rispetto dei limiti massimi di 6 e 7 mesi previsti per madre e padre (madre: 6 mesi + padre: 5 mesi; oppure madre: 4 mesi + padre: 7 mesi);
  • in presenza di un solo genitore: 10 mesi.

Durante il congedo parentale l’interessato ha diritto a percepire un’indennità a carico dell’Inps per un determinato periodo, trascorso il quale il beneficio è riconosciuto solo in presenza di specifiche condizioni. Il datore di lavoro è tenuto ad integrare l’indennità. L’indennità Inps è pari al 30% della retribuzione media globale giornaliera.

Durante il congedo parentale maturano i permessi della Legge 104?

Come noto, la Legge 104 attribuisce a tutti i lavoratori con un familiare affetto da disabilità tre giorni di permesso retribuito ogni mese. Ci si chiede se, nei mesi di congedo parentale, maturi il diritto a tali permessi.

Secondo la sentenza in commento il congedo parentale pone il lavoratore in uno stato di quiescenza in cui la sua attività lavorativa è sospesa: tale interruzione comporta l’impossibilità che insorga il diritto alla maturazione di permessi retribuiti per assistere un parente disabile.

La legge sui congedi parentali [2] prevede che i permessi ed i riposi per assistere i familiari disabili «possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per la malattia del figlio». Il TAR, però, chiarisce che «ciò premesso, non può ritenersi che durante il periodo di fruizione del congedo parentale maturino anche i permessi retribuiti previsti dalla Legge 104 e ciò in quanto il “cumulo” dei permessi consentito dalla legge sui congedi deve essere correttamente inteso come possibilità di fruizione degli stessi in un medesimo arco temporale, ma non anche come maturazione ed insorgenza del diritto ai permessi medesimi in capo al lavoratore; e ciò in quanto il diritto alla fruizione dei permessi retribuiti presuppone, necessariamente, lo svolgimento in essere e la costanza dell’attività lavorativa durante la quale tali permessi vengono a maturare».

Anche il Consiglio di Stato, in una precedente sentenza [3] ha detto che «i periodi di congedo straordinario incidono negativamente sulla maturazione delle ferie, della tredicesima e del trattamento di fine rapporto, coerentemente con la natura del suddetto congedo che appare idoneo a determinare una vera e propria “sospensione”, seppur temporanea, dell’attività lavorativa».

Durante il congedo parentale maturano ferie e Tfr?

Lo stesso vale per le ferie, per il Tfr e la tredicesima mensilità. Come infatti chiarito in varie circolari dell’Inps [4] e dell’Inpdap [5], ma soprattutto come prevede la legge stessa [6], il periodo di godimento dei congedi «non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto». Ma allora quando è possibile conteggiare le festività ed i riposi nel periodo di congedo? «Affinché le festività e i riposi non vengano conteggiati nel periodo di congedo parentale occorre che la domanda di congedo sia stata presentata in maniera cosiddetta frazionata; invece, se il congedo è richiesto in maniera continuativa, festivi e riposi non possono essere scomputati ma vanno in esso interamente conteggiati [7].

note

[1] Tar Molise, sent. n. 233/19 dell’8.07.2019.

[2] Art. 42, comma 5-quinquies, d.lgs. n. 119/11

[3] Consiglio Stato sent. n. 3389/05.

[4] Inps circolare n.32/12

[5] Inpdap circolare nn.30/03, 22/11 e 31/14

[6] Art. 4, comma 5-quinquies, d.lgs. n. 119/11.

[7] Circolare INPS n. 64 del 15 marzo 2001; Circolare Dipartimento Funzione Pubblica n. 1 del 3 febbraio 2012

TAR Molise, sez. I, sentenza 22 maggio – 8 luglio 2019, n. 233

Presidente Silvestri – Estensore Luce

Fatto e diritto

La ricorrente -omissis-.

-omissis-

-omissis-

-omissis-

-omissis-

-omissis-.

Ha chiesto, quindi, annullarsi in parte qua il provvedimento impugnato e dichiararsi il proprio diritto alla detrazione -omissis-

Il Ministero della Giustizia si costituiva con memoria formale.

All’udienza pubblica del 22 maggio 20-omissis- la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è infondato.

Con il provvedimento qui gravato il Ministero della Giustizia, vista l’istanza presentata in data 8.10.2012, concedeva alla ricorrente-omissis-

La ricorrente, nell’impugnare il provvedimento, ne deduce l’illegittimità in quanto, a suo dire, l’Amministrazione aveva indebitamente conteggiato, nei suddetti -omissis-, -omissis-. Più nel dettaglio, l’Amministrazione avrebbe dovuto detrarre, dal computo complessivo,-omissis- (-omissis-+ -omissis-), -omissis-(-omissis-) ed -omissis–omissis-(-omissis-) -omissis-

Assume la ricorrente che, sia-omissis-, prevederebbero, sul punto, -omissis-

L’assunto non può essere condiviso.

Ed infatti, l’art. 42 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante il “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”, prevede al comma 5 che “il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio -omissis-92, n. -omissis-, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi”.

Precisa il comma 5 quinquies, introdotto dall’art. 4 del D.Lgs n. 1-omissis-/2011, che “il periodo di cui al comma 5 non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto”.

Precisa anche l’art. 42 comma 4 del D.Lgs n. 151/2001 che “i riposi e i permessi, ai sensi dell’articolo 33, comma 4 della legge 5 febbraio -omissis-92, n. -omissis-, possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per la malattia del figlio”.

Ciò premesso, non può ritenersi che durante il periodo di fruizione del congedo parentale maturino anche i permessi retribuiti previsti dal citato art. 33 e ciò in quanto il “cumulo” dei permessi consentito dal sopra citato art 42 comma 4 deve essere correttamente inteso come possibilità di fruizione degli stessi in un medesimo arco temporale, ma non anche come maturazione ed insorgenza del diritto ai permessi medesimi in capo al lavoratore; e ciò in quanto il diritto alla fruizione dei permessi retribuiti presuppone, necessariamente, lo svolgimento in essere e la costanza dell’attività lavorativa durante la quale tali permessi vengono a maturare.

Durante il periodo di congedo parentale, all’opposto, l’attività lavorativa viene messa in uno stato, per così dire, di quiescenza atteso che tale congedo ne va determinare una vera e propria sospensione, non idonea a far maturare, in capo al lavoratore, gli ulteriori permessi ex art. 33 della legge n -omissis-/92 (parere Consiglio di Stato n. 3389/2005).

Analogamente è a dirsi per le festività ed i riposi che la ricorrente pretende esserle riconosciute e non conteggiate nel periodo complessivo di congedo parentale.

Affinché le festività e i riposi non vengano conteggiati nel periodo di congedo parentale occorre che la domanda di congedo sia stata presentata in maniera c.d. frazionata; invece, se il congedo è richiesto in maniera continuativa, festivi e riposi non possono essere scomputati ma vanno in esso interamente conteggiati (in tal senso si vedano anche: Circolare INPS n. 64 del 15 marzo 2001; Circolare Dipartimento Funzione Pubblica n. 1 del 3 febbraio 2012).

-omissis-

Quanto all’ulteriore profilo di censura concernente il trattamento economico spettante al lavoratore, si rileva come il provvedimento impugnato risulti legittimo e conforme al dettato normativo atteso che l’art. 4 del D.Lgs n. 1-omissis-/2001, introducendo all’art. 42 il comma 5 –quinquies, ha previsto espressamente che durante la fruizione del congedo straordinario retribuito non maturano le ferie, la tredicesima mensilità ed il trattamento di fine rapporto. Il tutto, peraltro, a conferma di quanto già riportato precedentemente dall’INPDAP nella informativa n. 30/2003 ed in numerosi circolari, quali la circolare INPDAP n. 31 del 12 maggio 2014 n. 22 del 28 dicembre 2011, la circolare INPS n. 32 del 6 marzo 2012 e la circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 1 del 3 febbraio 2012 ove si chiarisce, appunto, che i periodi di congedo straordinario incidono negativamente sulla maturazione delle ferie, della tredicesima e del trattamento di fine rapporto, coerentemente con la natura del suddetto congedo che appare idoneo a determinare una vera e propria “sospensione”, seppur temporanea, dell’attività lavorativa (parere Consiglio di Stato n. 3389/2005).

Con riferimento alle ulteriori censure, deve, infine, ritenersi che l’omessa indicazione del termine e della autorità cui impugnare l’atto non valgono, di per sé, ad inficiarne la validità potendo, semmai, integrare una mera irregolarità del provvedimento idonea, in caso di eventuale ritardo nella sua impugnazione, a giustificare l’errore scusabile del ricorrente; nè il provvedimento impugnato può ritenersi carente di motivazione in quanto, nel caso in esame, in esso risulta chiaramente comprensibile il contenuto dispositivo, pienamente legittimo e conforme, per quanto sopra detto, al dettato normativo.

Per quanto sin qui rilevato, quindi, il ricorso si rileva infondato e, pertanto, va respinto.

Quanto alle spese di lite, la natura della controversia ne giustifica l’integrale compensazione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8 D.lg.s. -omissis-6/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.


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