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Responsabilità avvocato e risarcimento: ultime sentenze

19 Luglio 2019
Responsabilità avvocato e risarcimento: ultime sentenze

Avvocato e responsabilità professionale: quando c’è negligente svolgimento dell’attività professionale.

Avvocato negligente solo se la causa sarebbe stata vinta

L’affermazione della responsabilità professionale per negligente svolgimento dell’attività professionale implica una valutazione prognostica positiva – non necessariamente la certezza – circa il probabile esito favorevole del risultato della sua attività se la stessa fosse stata diligentemente svolta con la conseguenza che in assenza di prove che portino a tale valutazione prognostica positiva circa il probabile esito dell’attività del legale induce a escludere la sua responsabilità. La responsabilità dell’avvocato non può dunque affermarsi per il solo fatto del mancato corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se, qualora avesse tenuto la condotta dovuta, l’assistito avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale e il risultato derivatone. (Nella specie pur nel comprovato e contestato ritardo dell’avvocato nella proposizione dell’appello contro la decisione del pretore, non era emersa agli atti la prova che, ove l’avesse proposto nei termini, l’esito sarebbe stato probabilmente favorevole ai suoi clienti)

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 28 giugno 2019 n. 17414

Responsabilità dell’avvocato: in caso di negligenza va valutato se la causa si sarebbe chiusa positivamente se la prestazione fosse stata diligentemente svolta

In materia di responsabilità professionale dell’avvocato, ove anche risulti provato l’inadempimento del professionista alla propria obbligazione, per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quell’omissione, il risultato sarebbe stato conseguito.

Tribunale Milano sez. I, 10/06/2019, n.5548

La responsabilità dell’avvocato per inesatto adempimento richiede la prova, da parte del cliente danneggiato, del danno e del nesso causale

La responsabilità del prestatore di opera intellettuale, nei confronti del proprio cliente, per negligente svolgimento dell’attività professionale, presuppone la prova, da parte di costui, del danno e del nesso causale tra la condotta del professionista ed il pregiudizio del cliente, formando oggetto di un accertamento che non è sindacabile in sede di legittimità, se correttamente motivato. Ne consegue che il cliente che sostiene di aver subìto un danno, per inesatto adempimento del mandato professionale del suo avvocato, ha l’onere di provare: a) la difettosa o inadeguata prestazione professionale, valutata alla luce del diverso esito che avrebbe potuto avere una diversa prestazione e della difficoltà ed opinabilità della questione trattata; b) l’esistenza del danno; c) il nesso di causalità tra la difettosa o inadeguata prestazione professionale e il danno.

Corte appello Napoli sez. III, 06/05/2019, n.2407

Avvocato che non agisce: quando è responsabile?

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto la responsabilità di due professionisti, consistita nella mancata riassunzione del giudizio di rinvio a seguito di cassazione, con conseguente prescrizione del diritto vantato dal loro cliente, sulla base di una valutazione prognostica circa il probabile esito favorevole dell’azione non coltivata desunta “dagli stringenti vincoli posti al giudice del rinvio dalla sentenza della Corte di cassazione”).

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 24 ottobre 2017 n. 25112 

L’avvocato domiciliatario non risponde per negligenza se ha agito sulla base delle istruzioni del dominus senza margini di autonomia.

Non v’è condotta negligente dell’avvocato domiciliatario quando dalla documentazione in atti e dalle allegazioni dello stesso si evince che questi ha agito sempre e solo sulla base delle istruzioni impartite dal dominus, senza alcuna condivisione della strategia difensiva sottesa al ricorso, che ha solo sottoscritto, e senza avere avuto alcun contatto con il cliente, compiendo attività processuali sulla base delle istruzioni del dominus senza margini di autonomia.

Tribunale Ancona, 20/02/2018, n.286

Danni da colpa professionale dell’avvocato, il danneggiato deve provare anche il danno subito

Nelle azioni di responsabilità occorre allegare e provare la condotta professionale che si assume negligente, ma anche il danno che ne è derivato come conseguenza della condotta il cui onere spetta al danneggiato.

Cassazione civile sez. III, 21/06/2018, n.16342

Avvocato non propone appello: è responsabile?

La responsabilità dell’avvocato – nella specie per omessa proposizione di impugnazione – non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente e, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, e il risultato derivatone.

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 5 febbraio 2013 n. 2638 

Giudizio estinto

La perdita di una “chance” favorevole non costituisce un danno di per sé, ma soltanto – al pari del danno da lucro cessante – se la “chance” perduta aveva la certezza o l’elevata probabilità di avveramento, da desumersi in base a elementi certi e obiettivi (in base a tale principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso la responsabilità d’un avvocato per aver provocato l’estinzione del giudizio di merito, in base all’assunto che non vi era alcuna certezza del fatto che, se non vi fosse stata l’estinzione, la pretesa del cliente sarebbe stata accolta).

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 10 dicembre 2012 n. 22376


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