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Debiti intrasmissibili agli eredi

21 Luglio 2019
Debiti intrasmissibili agli eredi

Successione: quali debiti del defunto non si trasferiscono ai familiari che accettano l’eredità?

Il rischio di chi accetta l’eredità è di trovarsi sommerso da debiti di cui non conosceva l’esistenza. Ogni persona porta con sé un carico di segreti personali che, specie se dolorosi, non ama condividere con gli altri, neanche con i propri parenti. Così ben può succedere che un nipote o anche lo stesso figlio non siano al corrente delle pendenze del proprio familiare. Quando, però, quest’ultimo muore, così come tutti i nodi vengono al pettine, anche i creditori vengono alla porta. E quando bussano, purtroppo, gli eredi devono rispondere. Il punto è, però, che non tutti i debiti si trasferiscono agli eredi. Ce ne sono alcuni che, per espressa previsione di legge, sono intrasmissibili.

L’intrasmissibilità agli eredi dei debiti del defunto va affrontata su due diversi livelli. Il primo è temporale: gli eredi rispondono dei debiti solo a partire da un determinato momento. Il secondo è qualitativo: gli eredi rispondono solo di alcuni debiti.

Di tutto ciò parleremo qui di seguito. Spiegheremo, cioè, quali sono i debiti intrasmissibili agli eredi anche al fine di valutare più opportunamente se conviene accettare o rinunciare all’eredità.

Da quale momento si trasmettono i debiti agli eredi?

Prima di stabilire quali sono i debiti intrasmissibili agli eredi, è necessario verificare da quale momento si trasferiscono agli eredi. È proprio su questo aspetto, infatti, che spesso si commettono gli errori principali.

Comunemente, si crede che, nel momento in cui muore una persona, i suoi diretti discendenti e il coniuge debbano subito accontentare i creditori. Il che porta a pagare prima ancora di scegliere se accettare o meno l’eredità. Ma le cose non stanno così.

La legge dice che ad essere responsabili dei debiti del defunto sono solo gli “eredi” in senso stretto, ossia coloro che hanno già accettato l’eredità. Dunque, prima della formale accettazione dell’eredità, non si è eredi e non si risponde neanche dei debiti del defunto.

Il creditore può sì inviare diffide (che andranno indirizzate all’ultimo luogo di residenza del defunto e intestate impersonalmente a “gli eredi del sig… / della sig.ra…”), ma lì dovrà fermarsi: non potrà cioè avviare pignoramenti contro i parenti se questi ancora non hanno accettato l’eredità.

Una volta accettata l’eredità, non si può più cambiare idea. Invece, al contrario, se si rinuncia all’eredità si può revocare la rinuncia e accettare l’eredità a patto però che non siano decorsi 10 anni dal decesso del parente.

Il creditore che agisce contro uno degli eredi per chiedergli il pagamento del debito lasciato insoluto dal defunto non può limitarsi a dimostrare il rapporto di parentela che unisce questi ultimi ma deve procurarsi la prova dell’accettazione dell’eredità, accettazione che può consistere sia nella manifestazione espressa di volontà (ad esempio quella fornita al notaio), sia in un comportamento tacito (ad esempio il prelievo dal bancomat del conto del defunto o la vendita di un bene dell’eredità).

Una volta accettata l’eredità, tutti gli eredi sono chiamati a rispondere dei debiti del defunto in base alla rispettiva quota. Per cui, ad esempio, un figlio che abbia ottenuto il 33% del patrimonio del padre, non dovrà pagare più di un terzo di ogni singolo debito.

Questa regola (cosiddetta «responsabilità pro quota») vale anche per le tasse, salvo per le imposte sui redditi (Irpef, Irap, Ires) e per le imposte sulle donazioni: per queste ultime a ciascun erede l’Agenzia delle Entrate può chiedere il pagamento dell’intera somma se gli altri non adempiono (cosiddetta «responsabilità solidale»).

Quali debiti non si trasmettono agli eredi?

Anche dopo l’accettazione dell’eredità, non tutti i debiti del defunto si trasmettono ai parenti: con la conseguenza che non vanno pagati. Ecco quali sono i debiti intrasmissibili agli eredi.

Sanzioni fiscali e cartelle esattoriali

La legge che regola tutti gli illeciti amministrativi stabilisce che l’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione non si trasmette agli eredi [1]. In pratica, tutte le sanzioni amministrative non si trasmettono agli eredi. Ma quali sono queste sanzioni?  Innanzitutto si tratta di quelle di natura fiscale, conseguenti al mancato o tardivo versamento delle imposte.

Antonio subisce un accertamento fiscale. L’Agenzia delle Entrate gli contesta la mancata indicazione di alcuni redditi nella dichiarazione annuale. Così gli intima il pagamento delle imposte sui redditi evasi e, sugli stessi, applica le relative sanzioni. Gli eredi di Antonio dovranno pagare solo le tasse non corrisposte dal loro parente ma non anche le sanzioni.

In pratica, agli eredi non si trasferisce solo la sanzione per l’illecito tributario commesso dal defunto quando ancora era in vita, ma resta l’obbligo di versare l’imposta non corrisposta da quest’ultimo.

Tale principio vale per tutte le obbligazioni di carattere tributario: quindi, si applica sia ai debiti con Inps, Inail, sia le imposte dovute ad Agenzia Entrate, Comune, Provincia, Regione, sia le cartelle esattoriali dovute all’Agente della Riscossione.

Poiché gli eredi sono, comunque, tenuti a corrispondere il capitale, ossia l’imposta evasa, essi devono presentare all’ente creditore una istanza sgravio sanzioni per ottenere il ricalcolo dell’atto impositivo.

Luca riceve una cartella esattoriale per l’omesso versamento dell’Irpef da parte del padre. La cartella è composta da 800 euro di imposta non corrisposta e da 400 euro di sanzioni. Luca può chiedere lo sgravio delle sole sanzioni (i 400 euro).

Altre sanzioni amministrative

Fanno ancora parte delle sanzioni amministrative tutte quelle pene comminate per illeciti che non costituiscono reati. Pensa, ad esempio, al protesto di illeciti, all’omesso versamento di contributi, alla sanzione per una ingiuria, per atti osceni in luogo pubblico o per atti contrari alla pubblica decenza.

Le multe stradali

Anche per le contravvenzioni stradali vige l’intrasmissibilità agli eredi. A prevederlo è lo stesso Codice della strada [2] in base al quale «L’obbligazione di pagamento a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria non si trasmette agli eredi».

Attento: in questo caso, non esiste una sorte capitale imputabile agli eredi come nel caso delle imposte. Difatti le contravvenzioni sono costituite interamente da importi dovuti a titolo di sanzioni. Sicché gli eredi non devono versare neanche un euro per le multe stradali prese dal proprio parente. Anche in questo caso, dovranno presentare l’istanza di sgravio prima che la richiesta di pagamento diventi definitiva. In caso di mancata risposta da parte del Comune o della società di riscossione, bisognerà procedere al ricorso al giudice di pace.

Marco riceve una cartella esattoriale per multe mai pagate dal padre. Può rivolgersi alla società di riscossione esattoriale e, con certificato di morte, chiedere lo sgravio dell’intera cartella senza pagare nulla.

Condanne penali

Molti reati prevedono la multa o l’ammenda come sanzione per l’illecito che può essere chiesta anche in sostituzione alla detenzione. Questo significa che se un parente defunto ha subito, ad esempio, un processo penale per un abuso edilizio e non ha mai pagato la multa allo Stato, di tale sanzione non dovranno mai rispondere i suoi eredi.

Per le sanzioni penali vale, quindi, lo stesso principio di quelle amministrative: non si trasmettono agli eredi.

Debiti vecchi

Nel calderone dei debiti del defunto potrebbero esserci anche dei debiti caduti in prescrizione. La prescrizione si calcola a partire dall’ultimo sollecito ricevuto dal debitore, per cui bisognerà cercare tra le carte nei cassetti prima di sollevare pretestuose eccezioni di prescrizioni. Per tributi e cartelle non c’è grosso problema: basta fare un’istanza di accesso agli atti per verificare quali sono state le ultime notifiche ricevute. Per le cartelle si può richiedere anche un estratto di ruolo.

La prescrizione varia a seconda del debito. Qui trovi l’elenco di tutti i termini di prescrizione.

note

[1] Art 7 Legge n. 689/1981.

[2] Art. 199 cod. strada.


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