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La modifica della sentenza di separazione dei coniugi

17 Agosto 2019 | Autore:
La modifica della sentenza di separazione dei coniugi

Revisione delle condizioni della separazione giudiziale: come funziona? Come si possono modificare le condizioni stabilite dal giudice?

La separazione personale dei coniugi rappresenta un limbo all’interno della vita matrimoniale: non si è divorziati ma nemmeno più una coppia vera e propria. I coniugi separati, infatti, sono ancora sposati, ma possono sottrarsi alla gran parte dei doveri nascenti dal matrimonio. Ad esempio, i separati non devono più convivere sotto lo stesso tetto, né devono essere fedeli l’un l’altro o prestarsi reciproca assistenza; allo stesso tempo, però, non posso convolare a nuove nozze, dovendo per forza attendere il divorzio che renda loro la libertà di stato. Una delle peculiarità del procedimento di separazione è la sua modificabilità: la legge prevede espressamente la modifica della sentenza di separazione dei coniugi.

Cosa vuol dire? Significa che, per espressa previsione legislativa, le condizioni della separazione possono essere modificate in ogni tempo: classico esempio è quello della modifica dell’importo dell’assegno di mantenimento da versare al coniuge oppure alla prole, oppure il mutamento delle condizioni dell’affido dei figli. Se anche tu sei separato e vuoi sapere come fare a modificare la sentenza di separazione dei coniugi, ti invito a proseguire nella lettura: troverai le risposte che cerchi.

Separazione personale: cos’è?

Presupposto fondamentale per parlare della modifica della sentenza di separazione dei coniugi è sapere cos’è la separazione personale dei coniugi. La separazione personale dei coniugi è quell’istituto giuridico che consente a due persone sposate di poter attenuare il vincolo che c’è tra di loro: con la separazione, infatti, marito e moglie continuano a restare tali, solamente che la gran parte dei doveri nascenti dal matrimonio (coabitazione, fedeltà, assistenza morale, ecc.) viene meno oppure si trasforma in qualcosa di diverso.

Tizio e Caia sono marito e moglie. Dopo dieci anni di matrimonio e altrettanti di litigi, decidono di separarsi. Ottenuta la separazione, Tizio potrà decidere di intraprendere una relazione sentimentale con un’altra donna; alla stessa maniera, Caia potrà trovarsi un nuovo compagno. L’obbligo di fedeltà, inteso come dovere di astenersi dall’avere rapporti sessuali con persone diverse dal coniuge, con la separazione si trasforma in un generico dovere di rispettare la dignità dell’altro coniuge. Non potranno però risposarsi fintantoché non avranno ottenuto anche il divorzio.

Insomma: possiamo dire che la separazione personale mette in pausa il matrimonio, in attesa che la coppia faccia retromarcia e torni insieme oppure, come accade quasi sempre, si decida a chiedere il divorzio, rompendo così per sempre il vincolo matrimoniale.

Separazione: come si chiede?

I coniugi possono chiedere la separazione personale sostanzialmente attraverso due modi: mediante un accordo sottoscritto da entrambi ovvero attraverso ricorso al giudice. Anche nel primo caso (quello dell’accordo comune), però, è necessario sottoporre quanto stabilito dai coniugi al vaglio del giudice: questo perché la regolamentazione dei rapporti matrimoniali dopo la separazione continua ad essere di primaria importanza, soprattutto se c’è prole.

Inoltre, nel caso di accordo tra le parti, è possibile ricorrere anche alla procedura stragiudiziale della negoziazione assistita [1]: in pratica, la separazione viene fatta davanti agli avvocati i quali, però, devono poi trasmettere l’accordo al magistrato del pubblico ministero perché dia il suo nullaosta.

Vediamo più da vicino quali sono i tipi di separazione a cui i coniugi in crisi posso ricorrere.

Cos’è la separazione giudiziale?

La separazione giudiziale è quella a cui si ricorre quando c’è una situazione di profondo conflitto tra i coniugi i quali, non avendo raggiunto un accordo tra loro, si rivolgono al giudice affinché conceda loro ciò che desiderano. La separazione giudiziale può essere domandata da uno o da entrambi i coniugi quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

In buona sostanza, la separazione giudiziale è l’ultima spiaggia quando tra le parti non è possibile raggiungere un accordo bonario; ciò accade soprattutto quando non c’è intesa sull’affidamento dei figli oppure sull’importo dell’assegno di mantenimento da versare al coniuge economicamente debole.

Solo nel caso di separazione giudiziale il procedimento termina con sentenza.

Cos’è la separazione consensuale?

La separazione consensuale presuppone un accordo dei coniugi, intesa che ha ad oggetto non solo l’opportunità di procedere a separazione, ma anche la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali e le decisioni relative all’affidamento dei figli e al loro mantenimento.

Nonostante la comune volontà, l’accordo raggiunto dai coniugi, per diventare efficace, deve essere sottoposto alla valutazione del giudice: nello specifico, deve essere omologato dal tribunale con decreto.

Separazione con negoziazione assistita: cos’è?

Da ultimo, i coniugi possono separarsi ricorrendo solamente ai propri avvocati: si tratta della separazione mediante convenzione di negoziazione assistita. In pratica, come nel caso della separazione consensuale sopra vista, anche qui c’è un completo accordo tra le parti: la differenza rispetto alla separazione consensuale è che i coniugi stipulano l’intesa direttamente davanti ai loro avvocati.

Questo accordo, però, per essere valido, deve essere trasmesso dai difensori al pubblico ministero presso il tribunale competente entro il termine di dieci giorni. Il p.m. deve procedere a verificare la regolarità della convenzione di negoziazione assistita e, in particolare:

  • rilasciare un semplice nullaosta, verificata la regolarità formale dell’intesa;
  • in presenza di figli minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci, rilasciare l’autorizzazione necessaria per il successivo inoltro all’Ufficio dello Stato Civile nei cui registri è stato iscritto o trascritto il matrimonio.

Ovviamente, il vantaggio di separarsi mediante una convenzione di separazione assistita è quello di limitare i costi.

Modifica delle condizioni della separazione: quando?

Particolarità assoluta della separazione (di ogni tipo di separazione, consensuale, giudiziale o mediante negoziazione assistita) è la sua costante modificabilità: non solo i coniugi possono decidere di tornare insieme e vanificare la precedente scelta di separarsi, ma possono continuare a rimanere separati decidendo, però, di modificare le condizioni inizialmente stabilite di comune accordo oppure unilateralmente dal giudice.

Per modificare la sentenza di separazione dei coniugi, però, occorre un presupposto fondamentale: che nel corso del tempo vi sia stato un mutamento che giustifichi una revisione.

Tizio e Caia si sono separati con sentenza del giudice (separazione giudiziale). In questa sede, il giudice ha stabilito che il marito debba versare alla moglie disoccupata un assegno mensile di cinquecento euro. Dopo qualche anno, Caia trova un impiego stabile e Tizio non ci sta più a versare il mantenimento alla moglie.

L’esempio appena prospettato è quello tipico che giustifica la revisione della sentenza di separazione dei coniugi: il mutamento delle condizioni economiche di una delle parti è senza alcun dubbio una motivazione idonea a chiedere la modifica del provvedimento iniziale. Lo stesso potrebbe dirsi nel caso in cui uno dei figli minori rifiuti di voler continuare a vivere con il genitore al quale è stato inizialmente affidato e voglia, invece, trasferirsi dall’altro.

Modifica delle condizioni di separazione attraverso ricorso

Per modificare la sentenza di separazione è possibile fare ricorso al tribunale competente. Secondo la legge, i coniugi possono sempre chiedere la modificazione dei provvedimenti riguardanti loro e la loro prole. Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori; ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento [2].

In buona sostanza, dunque, accade ciò che abbiamo anticipato nel paragrafo precedente: se uno dei coniugi ritiene che le condizioni della separazione siano divenute ingiuste per un sopravvenuto cambiamento, può fare ricorso al tribunale che ha deciso la separazione e chiedere la modifica di ciò che non gli sta più bene. In pratica, si chiede la modifica della sentenza di separazione dei coniugi.

La modifica deve essere giustificata da un cambiamento della situazione di fatto: se le condizioni stabilite dal giudice con sentenza non erano gradite sin dall’inizio, allora si sarebbe dovuto impugnare il provvedimento in appello.

Modifica delle condizioni di separazione mediante negoziazione assistita

Sebbene la separazione personale dei coniugi sia stata stabilita da un provvedimento del giudice (sentenza) e, dunque, si sia giunti alla separazione senza accordi tra le parti, è possibile modificare le condizioni stabilite dalla sentenza mediante una convenzione di negoziazione assistita.

Dunque, se si intende rivedere quanto stabilito dal magistrato in sede di separazione giudiziale, si potrà raggiungere un’intesa con la controparte con l’assistenza dei rispettivi avvocati, esattamente come abbiamo visto sopra quando ti ho parlato della negoziazione assistita funzionale alla separazione.

In estrema sintesi, quindi, la negoziazione assistita può essere utilizzata sia per separarsi sia, successivamente, per modificare le condizioni della separazione, anche se quest’ultima è stata deliberata dal giudice.

Anche in questa circostanza, però, sarà necessario il vaglio del pubblico ministero; nel dettaglio:

  • se non vi sono figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita deve essere trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente il  quale, quando non ravvisa irregolarità, comunica agli avvocati il nullaosta;
  • se, invece, vi sono figli  minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave  ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo va trasmesso entro dieci giorni al procuratore della Repubblica, il quale, se ritiene che l’accordo risponde all’interesse dei figli, concede la propria autorizzazione. In caso contrario, il pm lo trasmette, entro cinque giorni, al presidente del  tribunale, che fissa, entro i successivi trenta giorni, la comparizione delle parti e provvede senza ritardo.

Modifica delle condizioni di separazione davanti all’ufficiale dello stato civile

Infine, la legge consente di modificare le condizioni stabilite nella sentenza di separazione mediante una semplice dichiarazione resa davanti all’ufficiale dello stato civile (il sindaco o suo delegato). Si tratta di una procedura ancora più rapida ed economica, in quanto l’assistenza di un avvocato non è obbligatoria. Fondamentale, ovviamente, è che le parti siano d’accordo.

Le dichiarazioni rese dai coniugi vengono raccolte dall’ufficiale dello stato civile, il quale provvede ad effettuare le dovute annotazione negli atti di matrimonio. Non serve, dunque, nessun passaggio giudiziario. La legge impedisce ai coniugi di ricorrere a questa procedura per la modifica delle condizioni di separazione quando:

  • l’accordo riguarda trasferimenti patrimoniali (tipo concessione o donazione di un immobile; sono possibili, invece, le revisioni dell’assegno di mantenimento);
  • vi siano figli minorenni;
  • vi siano figli maggiorenni  incapaci di intendere e volere, portatori di handicap o non economicamente autosufficienti.

note

[1] Legge n. 162 del 10/11/2014.

[2] Art. 710 cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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