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Si può cercare lavoro avendone uno?

21 Luglio 2019
Si può cercare lavoro avendone uno?

Invio curriculum e colloqui di lavoro presso altre aziende: c’è violazione del divieto di concorrenza?

Non si è mai contenti. Anche quando si ottiene l’agognato posto di lavoro che, di questi tempi, è una vera fortuna, c’è chi subito si lamenta dello stress e chi, invece, coltiva già l’ambizione per nuove e più stimolanti posizioni. Proprio a questi ultimi ci riferiremo nel seguente articolo: si può cercare lavoro avendone uno? Cosa potrebbe dire – e fare – il tuo capo se scoprisse che, mentre lavori per lui, stai inviando il tuo curriculum ad altre aziende e magari hai già iniziato dei colloqui di lavoro? Un comportamento del genere può essere considerato illecito e magari causarti un licenziamento?

Come certo saprai esiste un obbligo di fedeltà che lega ogni lavoratore al proprio datore: fedeltà che non può essere lesa per nessuna ragione. E questo dovere si sostanzia non solo nell’esecuzione pratica delle mansioni (il che significa: dovere di obbedienza e di evitare atti di insubordinazione), ma anche nei rapporti coi terzi (non si può infangare la reputazione dell’azienda per cui si lavora, non si può parlare male dei propri superiori o dei colleghi, non si può rivelare ad altri i segreti appresi nell’esercizio della propria attività).

Fedeltà, nel gergo comune, significa innanzitutto il divieto in intrattenere relazioni parallele. Ed anche nell’ambito del rapporto di lavoro esiste quest’obbligo. Proprio da qui partiremo per capire se si può cercare lavoro avendone già uno.

La fedeltà del dipendete 

Il Codice civile [1] vieta al lavoratore di trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore. È ciò che viene chiamato divieto di concorrenza (leggi la guida sul Divieto di concorrenza del dipendente).

La stessa norma vieta poi allo stesso lavoratore di divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio. Quest’obbligo viene detto obbligo di riservatezza.

Ma per la Cassazione la fedeltà e la riservatezza non si risolvono solo nei rapporti coi terzi ma anche all’interno dell’azienda. Il dipendente deve, infatti, tenere un comportamento leale, improntato alla buona fede e correttezza [2]. Tale obbligo deve essere rispettato anche al di fuori dell’orario di lavoro e durante la sospensione del contratto.

In forza del dovere di fedeltà, il lavoratore deve astenersi da qualsiasi attività possa essere in conflitto con gli interessi del datore di lavoro, a prescindere dal fatto che ciò possa produrre un danno concreto [3]. Basta, infatti, la sola irrimediabile lesione del rapporto di fiducia con l’azienda [4].

La violazione di questa norma comporta una responsabilità disciplinare che, nei casi più gravi, può comportare il licenziamento.

Si possono avere due lavori?

Dobbiamo ora scoprire se si può cercare un nuovo lavoro avendone già uno oppure tale comportamento costituisce violazione del dovere di fedeltà.

Sicuramente, già saprai che si possono avere due lavori nello stesso momento, a patto che il monte ore complessive non superi il tetto massimo prefissato dalla legge.

In particolare, non si possono superare 48 ore a settimana di orario lavorativo (come media nell’arco di 4 mesi), complessivamente, tra tutti i rapporti di lavoro subordinati in svolgimento. Ad esempio, ipotizzando un orario part time pari al 75%, ossia a 30 ore settimanali, nell’azienda presso la quale il lavoratore presta servizio, e del 50% presso una seconda azienda, l’orario settimanale complessivo sarebbe pari a 50 ore, ed entrambi i datori di lavoro sarebbero passibili di sanzioni per non aver rispettato la normativa in materia di riposi.

Dunque, si possono avere due lavori contemporaneamente a patto che siano part time.

Ma – e qui il punto controverso – per cercare un nuovo lavoro bisogna chiedere il permesso al proprio capo? Oppure lo si può fare autonomamente?

Si può cercare un secondo lavoro avendone già uno

La legge che pone il divieto di concorrenza non vieta, a ben vedere, un secondo lavoro ma solo uno che sia collocato nello stesso ambito di attività presso cui già opera l’interessato. Per cui, se non c’è concorrenza tra le due aziende, è ben possibile cercare un secondo posto di lavoro senza dirlo al proprio datore. Quest’ultimo non deve essere necessariamente informato, né tantomeno è tenuto a fornire la sua autorizzazione.

Chiaramente, se ci sono potenziali situazioni di conflitto tra le due aziende bisognerà valutare con attenzione le proprie mosse: diversamente, si può rischiare il licenziamento. E il datore potrebbe già provvedere a licenziare il lavoratore che sta svolgendo ancora dei semplici colloqui di lavoro presso un’azienda rivale; tale comportamento si configura già come una violazione del dovere di fedeltà (secondo tuttavia un diverso orientamento, per il licenziamento è, invece, necessario che l’attività concorrenziale sia stata concretamente attuata, almeno in parte [5]).

Attenzione: quando si parla di divieto di concorrenza non si deve avere riguardo solo allo stesso identico prodotto realizzato dall’azienda, ma al tipo di clientela cui questa si rivolge. Ad esempio, costituirebbe una violazione della concorrenza il comportamento di chi, lavorando in una ditta che fa occhiali da vista, vada a lavorare nello stesso tempo presso un oculista.

E se mi dimetto?

Il divieto di concorrenza opera soltanto durante il rapporto di lavoro e cessa a seguito della risoluzione del rapporto stesso. Questo significa che, se trovi un posto di lavoro in una ditta concorrente a quella ove stai lavorando, ma hai l’accortezza di dimetterti prima di iniziare il nuovo lavoro, non commetti una violazione del dovere di fedeltà, a meno che al dipendente sia stato fatto firmare  un apposito patto di non concorrenza.

Se, invece, non c’è alcuna potenziale concorrenza tra le due aziende, puoi intrattenere contemporaneamente i due rapporti di lavoro, sempre nel limite del monte ore settimanale fissato dalla legge.

note

[1] Art. 2105 cod. civ.

[2] Artt. 1175 e 1375 cod. civ.

[3] Cass. 24 ottobre 2017 n. 25147.

[4] Cass. 26 marzo 2018 n. 7425

[5] Cass. 24 dicembre 1999 n. 14527.

Autore immagine: 123rf com


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