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Il pignoramento degli animali domestici nel contesto del sistema giuridico

10 Maggio 2013 | Autore:
Il pignoramento degli animali domestici nel contesto del sistema giuridico

La notizia – diffusa da un ufficiale giudiziario di Roma, nel corso della trasmissione “Ballarò” – della pignorabilità dei cani, ha fatto il giro del web e suscitato un acceso dibattito tra gli avvocati sulla legittimità di tale possibilità. Pubblichiamo, in proposito, il contributo dell’avv. Marcello Russo.

1. Il pignoramento del cane

Un tempo si usava dire che il fatto che un cane morde un uomo non fa notizia: fa notizia un uomo che morde un cane (il principio va ora esteso). Ha fatto notizia fra i milioni di possessori degli animali di affezione il fatto che potrebbero essere pignorati cani, gatti e canarini, tutti gli animali di affezione del debitore.

Da una trasmissione televisiva abbiamo appreso che a Venezia un cane di razza  chihuahua è stato pignorato per debiti della sua padrona. L’ufficiale giudiziario, intervenuto a Ballarò, il 16 aprile scorso, ha affermato che, per legge, i cani sono pignorabili come tutti gli animali, compresi quelli di compagnia.

La legge [1] prevede la pignorabilità di tutte le cose mobili, fatta eccezione per quelle assolutamente impignorabili (come, ad esempio, cose sacre, anello nuziale, decorazioni  al valore), quelle relativamente impignorabili (come, ad esempio, gli strumenti essenziali per il lavoro) e quelle pignorabili in particolari circostanze di tempo (come i frutti nelle ultime sei settimane anteriori alla maturazione). Gli animali domestici non sono inclusi in queste categorie.

Contesta la pignorabilità degli animali di compagnia, altrimenti detti di affezione, l’avv. Angelo Greco, sul sito “La Legge per Tutti”, sostenendo che l’animale domestico non è una cosa, in quanto non è suscettibile di valutazione economica, contrariamente agli animali da pascolo o da allevamento.

Pur ritenendo fondata la tesi della impignorabilità, sembra che essa vada sostenuta con altri argomenti. Infatti il cane, secondo la lingua italiana, è una cosa e può bene avere un suo valore economico, specie se sano e funzionale a particolari servizi come caccia, ricerca di tartufi, guida di non vedenti, salvataggio in mare, guardia e simili. Nella lingua italiana il sostantivo cosa costituisce il nome più indeterminato e più comprensivo con il quale si indice in modo generico tutto quanto esiste: “Piove di cosa in cosa” (A. Manzoni), “la donna mia par che sia una cosa venuta di cielo in terra” (D. Alighieri). “Si crede chissà che cosa”,  “l’uomo è misura di tutte le cose” [2]. Memorabile è il sonetto in vita a Laura del Petrarca: “cosa bella mortal passa non dura”, riferito dunque ad una persona sublime.

Non si può dire dunque che non sono pignorabili gli animali di affezione perché non sono cose ma non si può neppure dire che sono pignorabili tutte le cose non escluse espressamente dagli artt. 513 e seguenti del codice di procedura civile. Se così fosse, si potrebbero pignorare anche le persone, essendo comprese fra le cose.

Non è neppure sostenibile che un uomo o una donna non possano avere un valore economico (sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù ma anche per prestazioni d’opera di per sé legittime [3]. È dunque evidente che non sono pignorabili solo le cose espressamente escluse dagli artt. 513 e segg. del codice processuale civile (o da norma speciali relative al pignoramento), ma sono impignorabili altre cose per ragioni desumibili dal sistema giuridico più in generale.

2. La normativa sugli animali

La normativa sugli animali ha subito, negli anni passati, un’evoluzione che non si è limitata a disciplinare alcune fattispecie ma ha introdotto principi sistematici di notevole valenza. Inizialmente gli animali sono stati contemplati sia nelle norme  –  e nelle conseguenti pronunce giurisprudenziali – che tendevano a sottrarli a disumani trattamenti e, per altro verso, tendevano a sanzionare e prevenire i danni che essi potevano arrecare alla sicurezza o al riposo delle persone.

2.1 La normativa civile

– Il codice civile [4] responsabilizza il proprietario o anche il temporaneo utilizzatore  per danni cagionati da animali in custodia, smarriti o fuggiti [5]. Prevede l’acquisto della proprietà degli animali per occupazione [6] (come per le cose abbandonate) e l’acquisto in proprietà degli animali mansuefatti da parte dei proprietari del fondo cui accedono [7]; il codice civile analogamente dispone per colombi, conigli e pesci “migranti” [8]. È prevista inoltre la non sanzionabilità di rumori provenienti dal fondo vicino nei limiti della normale tollerabilità [9]. Queste norme, nella sostanza, assimilano fortemente gli animali alle cose inanimate prescindendo da questioni di sensibilità, sentimenti, affettività.

2.2 La normativa penale

Il codice penale, all’art. 727, ha introdotto una norma contravvenzionale per chiunque incrudelisca sugli animali anche in giochi e spettacoli (in modo da destar ribrezzo in luogo pubblico o aperto al pubblico) oppure a fine scientifico o didattico [10].

La norma ha cercato un punto di equilibrio nell’antica controversia fra ricercatori scientifici e antivivisezionisti.

L’art. 727 cod. pen., come sostituito con la l. n. 189 del 2004, punisce l’abbandono e la produzione di gravi sofferenze negli animali. È evidente la nuova ottica con la quale, nella vivisezione, oggetto della tutela non sia  più il ribrezzo degli uomini, ma le sofferenze degli animali, che così  acquistano una propria soggettività giuridica speciale in quanto per le cose inanimate abbandonate, danneggiate, distrutte non si potrebbe mai parlare di sofferenza.

Non senza ragione le “avventure” di Pinocchio di Collodi – la più grande “fiction letteraria” di tutti i tempi –  avevano il  loro  passo più sorprendente quando il legno in mano di Mastro Geppetto cominciava a lamentarsi perché questo, nel lavorarlo, gli faceva male. È l’umanità di Pinocchio che segna la distinzione fra cosa inerte ed essere sensibile che ha suscitato il grande successo mondiale dell’opera di Collodi, con 200 traduzioni in tutte le lingue parlate e persino in latino, col titolo di Pinoculus. Essa è stata approfondita da studiosi, psicologi e freudiani che le hanno attribuito una sostanziale religiosità umanità e moralità [11]. È dunque la svolta legislativa che ha riconosciuto un’anima agli animali e sotto questo profilo li ha ritenuti meritevoli di tutela (anche nei confronti del padrone).

Tuttavia non erano stati legalmente considerati i legami e sentimenti che collegano gli uomini agli animali conviventi.

2.3 La normativa europea e la sua attuazione in Italia

Occorre considerare che la legge n. 179/2004 ha le sue radici nella Convenzione Europea per la protezione degli animali del 13.11.1987, che definisce gli animali da compagnia e distingue questi – tenuti dall’uomo generalmente presso il suo alloggio per diletto o compagnia – da quelli tenuti per allevamento e a fini commerciali, da quelli randagi.

La convenzione è stata ratificata dall’Italia dopo 23 anni [12], mentre nel 1991 [13] era stata approvata la legge quadro in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo. Il 28.2.2003 era stato adottato  il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di “recepimento” dell’accordo tra Ministero della Salute e le province autonome di Trento  Bolzano del 6.2.2003, recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e di “pet-terapy”.

La Convenzione Europea, dopo le definizioni, detta norme per il benessere, il mantenimento, l’addestramento, il commercio, gli spettacoli, le competizioni, gli interventi chirurgici, l’uccisione per animali da compagnia. Detta altresì misure per gli  animali randagi e per i programmi d’informazione e di istruzione dei proprietari e possessori.

2.4 La normativa sul condominio

Di recente sono state dettate nuove norme sul condominio negli edifici [14] ed è stato integrata la normativa relativa al regolamento condominiale [15] introducendo il “divieto di vietare” nei regolamenti la presenza di animali domestici nel condominio [16].

La normativa entrerà in vigore il 18.6.2013. Ciò non toglie che nel caso in cui la presenza dell’animale domestico dovesse arrecare molestie o turbative, ciascun condomino potrebbe adire la competente autorità giudiziaria civile per ottenere provvedimenti adeguati al singolo caso, convenendo in giudizio il condomino o l’inquilino responsabile (assieme al condominio).

Resta, in particolare, applicabile l’art. 659 cod. civ., il quale stabilisce che chiunque, non impedendo strepiti di animali, disturba occupazioni o il riposo delle persone, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro. La soglia minima viene in generale indicata in 3 decibel sopra il rumore di fondo ma va poi accertata caso per caso.

In sede civile potrebbe essere disposto l’allontanamento dell’animale dal condominio con divieto assoluto di reintrodurlo [17] e con il rischio di allontanamento forzoso ed assegnazione ad una struttura di ricovero e custodia.

3. La vastità dei problemi relativi ai rapporti dell’uomo cogli animali e di quelli con le cose.

Se si considera che ormai più del 40% delle famiglie italiane possiede uno o più animali domestici o familiari, altrimenti denominati animali senzienti, si può comprendere come l’interesse alle varie e diverse questioni che possono insorgere è vastissimo.

Studiosi della materia [18] dedicano al diritto degli animali particolare attenzione nel contesto del problema ambientalista. Partendo dalla visione Aristotelica (a lungo prevalente, concernente la “gerarchizzazione” degli esseri viventi) e da visioni religiose del mondo (Tommaso D’Aquino) che descrivono l’uomo come primo destinatario della creazione divina, Michele Pezone, attraverso agili passaggi nella storia della filosofia e nella normativa europea, perviene a spiegare come si sia pervenuti alla nuova concezione dell’animale in quanto capace di provare sofferenze per giungere al principio della soggettività e dei diritti degli animali [19].

Occorre aggiungere che il cane è destinatario di particolari rapporti con l’uomo, rapporti di un’amicizia di carattere speciale: chi ha assistito alla morte del suo amico cane, lo ha visto spegnersi e chiudere gli occhi o lo ha visto travolto e ucciso da un veicolo, ha registrato fatti indelebili nella sua memoria.

È un dolore dissimile (non tanto per quantità quanto per caratteristiche) da quello che si prova per la morte di un congiunto, di un amico, di un commilitone. Probabilmente la giustificazione di ciò si trova negli studi sulla pet-therapy. Per questo molti ritengono indimenticabile il film “Hachiko”, con Richard Gere, ove il cane ha atteso, irremovibile, fino alla sua morte il padrone che era deceduto senza accettare altre accoglienze.

Proprio per questo particolare rapporto, la pet-therapy o zooterapia, intesa come terapia dolce, basata sull’iterazione uomo-animale, destinata al miglioramento dei disturbi della sfera motoria, psichica, cognitiva ed emotiva è ormai un metodo di cura acquisito in sede scientifica e operativa tanto da essere inserita nell’accordo tra il Ministro della Salute e le Province di Trento e Bolzano e in Linee Guida regionali [20].

Non si può per converso tacere dei pericoli derivanti dall’aggressività di animali che hanno costituito ragioni di allarme nella pubblica opinione e di provvedimenti come l’ordinanza del Ministro della Salute del 14.1.2008 concernente “la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” [21].

Il Ministero ha precisato che non è possibile, come ritenuto dalla letteratura scientifica di medicina veterinaria, stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell’appartenenza ad una razza o agli incroci ed ha ricordato come la Corte di Cassazione [22] abbia ritenuto che l’uso del collare di tipo elettrico costituisca causa di una inutile e sadica sofferenza. Ha, quindi, incentrato sul rapporto tra il proprietario e il cane la questione centrale del problema della sicurezza, ricavandone alcune prescrizioni che così possono essere riassunte:

– responsabilità del proprietario;

– utilizzazione di guinzaglio e museruola nei luoghi aperti al pubblico;

– affidamento temporaneo del cane solo a persone in grado di gestirlo;

– percorsi formativi resi obbligatori dai Comuni per i proprietari di cani a seguito di morsicature o aggressioni;

– divieto di addestramento all’aggressività;

– divieto di determinati interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia del cane, specie su corde vocali, orecchi e coda, non aventi finalità curative;

– obbligo di raccogliere le feci per chiunque conduca il cane in ambito urbano;

– divieto di possedere o detenere cani per delinquenti abituali o per condannati (anche in modo non definitivo) per determinati reati.

Sembrano utili questi principi per i regolamenti condominiali da modificare entro il 18.6.2013 attuando il “divieto di vietare a priori” il possesso e la detenzione di animali domestici nei condomini ma consentendo, anzi implicitamente rendendo ineluttabili, regole sia per la presenza di animali nelle proprietà esclusive, sia per quella nelle parti comuni.

Secondo il criterio del contemperamento delle esigenze, occorrerà regolare in modo ragionevole le esigenze della convivenza, superando irragionevoli intolleranze ed anche non giustificabili abusi, ascrivibili in generale a fatti caratteriali e psicologici delle persone, cui dovrebbe fare persino bene assoggettarsi alle esigenze della compresenza condominiale razionalmente rispettosa e tollerante.

4. Considerazioni finali

Tornando a bomba, si possono trarre conclusioni fondate non su criteri semantici e strettamente letterali ma su criteri sistematici [23] sulla pignorabilità del cane di affezione.

Il rapporto fra le persone e gli animali domestici affrontato da dottrina e giurisprudenza sotto numerosi profili, conferma la totale disinformazione di chi abbia ritenuto pignorabile il cane di affezione come un qualsiasi oggetto.

Michele Pezone, in “L’avvocato degli animali” [24], elenca 50 casi pratici fra i quali quelli dei gatti in libertà, del pedigree, della vendita, delle cautele nella circolazione, delle recinzioni, della responsabilità dei veterinari, della sepoltura, degli uccelli in  gabbia, dei cavalli, delle omissioni di soccorso agli animali dopo i sinistri stradali.

Dei problemi degli animali di affezione hanno dovuto occuparsi anche le strutture penitenziarie per la richiesta di detenuti di ricevere la visita, assieme ai familiari, del loro amico cane.

Le principali questioni concernono l’affidamento degli animali in caso di separazione, questione della quale sono coinvolti, per lo più per ragioni affettive ma talvolta per ragioni ritorsive o impeditive, i sentimenti dei due coniugi. Sono però coinvolti in modo innocente i figli e gli stessi animali con sentimenti in genere più genuini e talvolta più forti di quelli dei coniugi separandi.

Interessanti sono, specie per le ponderate motivazioni, varie decisioni giudiziarie e varie note di studiosi relative all’assegnazione del cane o dei gatto in caso di separazione di coniugi [25].

Al divieto di lasciare per disposizione testamentaria i propri averi agli animali (secondo gli ultimi desideri del loro amico uomo) ma solamente a chi dovrà prendersene cura, fa riferimento Gino M.D. Arnone, in uno scritto del 16.11.2011, sotto il titolo “L’animale domestico nella crisi coniugale e nelle vicende successorie” [26].

Per l’argomento base di queste considerazioni, sembra tuttavia centrale la decisione della Corte di Cassazione del 13.3.2013 in materia di affidamento di animali domestici, ove è stato affermato che l’animale non può essere collocato nell’area semantica concettuale delle cose dovendo essere riconosciuto come “essere senziente”. L’aspetto semantico non sembra essere condivisibile ma è condivisibile  quello concettuale.

A margine delle considerazioni svolte sulla evoluzione del diritto in merito al rapporto fra gli uomini e gli animali, sembra utile richiamare un convegno che si è svolto a Montesilvano il 30.11.2012 sulle questioni penali attinenti alla materia, nel quale si è enfatizzato (ma non senza ragione) il problema parlando di “zoomafie”,  con accostamenti alle “ecomafie”. Ciò per alcune attività circensi, per il trattamento dei randagi, per l’abbandono di animali di affezione, per gli spettacoli di combattimento, per la somministrazione di stupefacenti, per il trattamento nei canili, per l’uso di cani e di gatti per la produzione e il confezionamento di pelli, pellicce e capi di abbigliamento, per l’introduzione nel territorio nazionale di animali di compagnia privi delle necessarie certificazioni sanitarie. Tutto ciò non avrebbe senso in riferimento alle cose inanimate.

Traendo le conclusioni definite da quanto sopra illustrato, è agevole considerare come la tesi della pignorabilità degli animali da compagnia non sia solo in conflitto con i sentimenti degli uomini e degli animali (si potrebbe opporre l’antico brocardo “dura lex sed lex”). Ragionamenti semplicistici di questo genere condurrebbero – come già osservato – alla conclusione per cui, essendo anche l’uomo una cosa (secondo i vocabolari della lingua italiane), si potrebbero pignorare anche soggetti umani.

Ovviamente si potrebbe obiettare che gli esseri umani non sono di proprietà altrui ma il codice di procedura civile si riferisce alle cose rinvenute nella casa di abitazione del debitore non già a quelle di sua proprietà. Ciò significa che non tutte le “cose”, in senso letterale, sono pignorabili bensì solo quelle che possono essere assegnate ai creditori o vendute secondo le finalità del procedimento di esecuzione.

Infatti l’esecuzione forzata  è volta a colpire il patrimonio del debitore, non i sentimenti e gli affetti suoi e degli “animali senzienti” senza trasformarsi in una indebita pressione morale. Infatti è principio pacifico quello per cui le obbligazioni hanno carattere patrimoniale [27] e dell’inadempienza  si risponde con il patrimonio. Non  si risponde con i rapporti affettivi, tanto meno ne risponde l’animale titolare di una sua soggettività e di sentimenti che gli appartengono e sono inalienabili.

di AVV. MARCELLO RUSSO


note

[1] In applicazione degli artt. 513 e ss. cod. proc. civ.

[2] Vocabolario della lingua italiana dell’istituto Treccani; Vocabolario italiano Zingarelli; Dizionario Devoto della lingua italiana.

[3] A norma degli artt. 2222 e ss. cod. civ.

[4] Art. 2052 cod. civ.

[5] Analogamente a quanto l’art. 2051 cod. civ. prevede per i danni da cose in custodia.

[6] Art. 923 cod. civ.

[7] Art. 925 cod. civ.

[8] Art. 926 cod. civ.

[9] Art. 844 cod. civ.

[10] Art. 727 cod. pen., che riprende i principi della l. n. 611 del 12.6.1913  sulla protezione degli animali nella macellazione e della selvaggina nella caccia.

[11] Piero Bargellini, “La verità di Pinocchio”, Brescia 1916.

[12] Con l. n. 201 del 4.11.2010.

[13] Con l. n. 281 del 14.8.1991.

[14] Art. 16, l. n. 220 del 12.12.2012.

[15] Art. 1138 cod. civ.

[16] D.C. Puntoriero, in Ventiquattrore Avvocato, Aprile 2013, monografia su La Riforma del condominio, pagg. 13-36-47; ivi citati Bassoli, Animali da compagnia, Maggioli Ediore 2012; Salis,I cani e il condominio, in Riv. Giur. Ed. 1971, I, 447; Visco, I cani in regime condominiale. Il tutto con ampi richiami giurisprudenziali e schemi di ricorso.

[17] Sotto la responsabilità di cui all’art. 650 cod. pen.

[18] Michele Pezone, Diario Verdemare, Edizione Buendia 2009; id in P.Q.M. (Rivista Trimestrale degli avvocati abruzzesi) n. I del 2004, pagg. 57 e segg.

[19] Franco Sabatini in P.Q.M. n. II/2002, pagg. 51  e segg.

[20] L.r. Veneto n. 3 del 3.1.2005.

[21] Pubblicata in G.U. n. 23 del 28.1.2008 e quella modificativa del 3.3.2009, scaduta dopo 24 mesi ma differita con ordinanza del 13.5.2011  in G.U.  13.5.2011 n. 110.

[22] Cass. pen.,  sez. III, sent. n. 15061 del 13.4.2007.

[23] Secondo i principi ermeneutici generali desumibili dagli artt. 1362 – 1363- 1369-1371 cod.civ.

[24] Michele Pezone, L’Avvocato degli animali, Ed. Buendia 2009.

[25] Trib. di Milano 13.3.2013 (per l’affidamento del gatto); Pres. Trib. di Foggia (Ord. del 2011); Trib. Cremona 11.6.2008 citata in nota dell’avv. Massimilino Gallone;

[26] Gino M.D. Arnone, “L’animale domestico nella crisi coniugale e nelle vicende successorie”.

[27] Cfr. art. 1174 cod. civ.


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