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False residenze: controlli su chi mente all’anagrafe

21 Luglio 2019
False residenze: controlli su chi mente all’anagrafe

Accertamenti fiscali su Imu e Tasi: chi dichiara di vivere nella seconda casa subirà controlli tutto l’anno. E il rischio di un procedimento penale.

Stretta sulle false residenze di chi dichiara di vivere nella seconda casa. Già da tempo, era nell’aria il malcontento dei Comuni di avallare tacitamente le dichiarazioni all’anagrafe non corrispondenti al vero. Certo, c’è sempre stato il controllo dei vigili, ma in molte città questo avviene previo appuntamento con l’interessato e indicazione della fascia oraria di verifica. Peraltro, la visita della municipale avviene solo nei 45 giorni successivi alla richiesta di modifica della residenza, sicché il contribuente può prendere le dovute precauzioni. Ora, però, arrivano controlli perpetui, anche dopo i 45 giorni. A sdoganare le verifiche continue è la giurisprudenza della Cassazione e le numerose sentenze delle commissioni tributarie che hanno confermato la revoca dei benefici sulla casa ai contribuenti furbetti.

Perché fornire una falsa residenza

Ma perché mai dichiarare una falsa residenza ed effettuare controlli su chi mente all’anagrafe? Oggi, come ai tempi dell’Ici, chi risiede in un immobile e dichiara di viverci abitualmente non paga l’Imu e la Tasi. Ed allora è tutto un fiorire di falsi in atti pubblici: le famiglie con due case di proprietà di sdoppiano e mentre il marito dichiara la propria residenza in una abitazione, la moglie la dichiara in un’altra. Il tutto, ovviamente, senza che i due si spostino mai dalla casa coniugale.

Di qui, la Cassazione ammonisce: o ci si separa ufficialmente in tribunale oppure è tutto illecito [1]. Solo in due casi è ammesso che i coniugi possano avere due residenze diverse pur rimanendo regolarmente sposati: se lavorano in due Comuni diversi o se abitano nella stessa casa che è il frutto dell’accorpamento fisico di due appartamenti posti sullo stesso pianerottolo ma che, al catasto, sono rimasti distinti in due unità abitative distinte.

Controlli sulle false residenze durante tutto l’anno

I controlli dei Comuni sulle false residenze avvengono ora durante tutto l’anno. Questo grazie alla riforma sull’Imu che richiede, per il godimento dei benefici fiscali, non solo la residenza, ma anche il requisito della dimora abituale: in pratica, non basta fornire all’anagrafe un nuovo indirizzo ma bisogna anche andarci a vivere. Vien da sé che se i poliziotti municipali non vi trovano nessuno più di una volta, la casa non può essere oggetto delle esenzioni fiscali.

Leggi Coniugi con residenza diversa: si paga l’Imu?

Del resto, è sempre la Cassazione ad avvertire [2]: le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo e possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento.

Come avvengono i controlli

Sicuramente, la metodologia principalmente adoperata dai Comuni per effettuare i controlli sulle false residenze è la verifica sul posto senza preventivo avvertimento. Ma di recente il fronte si sta spostando anche sul piano indiziario, ad esempio tramite la verifica dei consumi delle utenze. Così, se il Comune dovesse richiedere alla società del gas o a quella elettrica una copia delle ultime bollette e da queste dovesse rilevare che per gran parte dell’anno i contatori sono rimasti pressoché fermi, diventa verosimile pensare che l’immobile non è stato abitato. Il che mal si concilia con la dichiarazione all’anagrafe di «abitazione principale». Decadendo ogni certezza in merito alla sussistenza del requisito della dimora abituale all’interno della seconda casa, il contribuente subirebbe delle conseguenze non di poco conto. Vediamole.

Cosa succede a chi dichiara la falsa residenza

Dichiarare la falsa residenza all’anagrafe è già di per sé un reato: quello di falso in atto pubblico. E difatti la dichiarazione che viene fatta all’ufficio del Comune viene utilizzata per formare un atto pubblico che è appunto il registro anagrafico.

Oltre alla segnalazione alla Procura della Repubblica, il Comune può cancellare il cittadino dalle liste dell’anagrafe e successivamente negargli l’iscrizione al servizio sanitario. Ma non c’è solo questo.

La dichiarazione di falsa residenza comporta l’automatica perdita dei benefici sulla prima casa e quindi il recupero a tassazione degli ultimi cinque anni di Imu e Tasi: una severa batosta sul portafogli del contribuente.

note

[1] Cass. sent. n. 18367/19.

[2] Cass. sent. n. 8627/2019.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Tutto quello descritto poi si aggrava nelle isole minori italiane dove “i falsi residenti” usufruiscono indebitamente anche di notevoli sconti sui trasporti e sulla possibilità di circolare con propri automezzi ove sarebbe vietato farli sbarcare in estate. Persone che per un mese all’anno vivono la “villa” in vacanza ma beneficiano fraudolentemente di false residenze. La finanza potrebbe facilmente stanarli.

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