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Quando la videosorveglianza viola la privacy

17 Agosto 2019 | Autore:
Quando la videosorveglianza viola la privacy

Telecamere di videosorveglianza: dove devono essere installate per non violare la riservatezza altrui? Videocamere in condominio: cosa possono riprendere?

Abiti insieme alla tua famiglia in un piccolo immobile fuori città; non chiedi nulla, se non di vivere serenamente con i tuoi cari, nella pace delle mura domestiche. Purtroppo, però, il tuo sogno non si è mai realizzato del tutto, poiché sei stato più volte vittima di furti: approfittando della tua assenza, i ladri sono entrati in casa tua portando via oggetti preziosi; un’altra volta si sono introdotti addirittura quando eri presente. Esasperato da questa situazione, hai deciso di installare un sistema di videosorveglianza, in modo da monitorare, con telecamere esterne, ciò che accade intorno alla tua proprietà. Pensi di aver risolto i tuoi problemi, ma non è esattamente così: il vicino di casa si lamenta perché ritiene che una delle videocamere è posizionata verso le finestre di casa sua. Perplesso, ti stai chiedendo: quando la videosorveglianza viola la privacy?

Si tratta di un argomento che interessa tutti coloro che, per cercare di vivere al sicuro nelle proprie abitazioni, decidono di affidarsi ai più moderni e sofisticati sistemi di videosorveglianza. Nessuno mette in dubbio la loro efficacia, ma occorre che l’occhio delle telecamere sia puntato in maniera tale da non ledere la riservatezza delle altre persone. Ciò accade di frequente quando si vive porta a porta con un vicino, come ad esempio in condominio. Se nei vuoi sapere di più su questo argomento, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme quando la videosorveglianza viola la privacy.

Telecamere videosorveglianza: come vanno installate?

Per evitare che la videosorveglianza possa violare la riservatezza di altre persone occorre che le telecamere vengano posizionate in modo tale da perseguire unicamente lo scopo per cui sono installate, cioè per tutelare la sicurezza di chi vive in un determinato immobile. Ciò significa che le telecamere della videosorveglianza devono limitarsi a registrare ciò che accade nell’immediata prossimità della propria abitazione, senza travalicare tale limite.

Tizio, a seguito di numerosi furti subiti, decide di installare un sistema di videosorveglianza, puntando le telecamere verso la porta d’ingresso, le finestre e il proprio giardino.

Nell’esempio appena fatto sicuramente la videosorveglianza rispetta la privacy poiché le telecamere riprendono solamente ciò che accade nelle immediate vicinanze della proprietà di chi ha deciso di adottare un sistema di sicurezza del genere.

Videosorveglianza esterna: viola la riservatezza?

Il sistema di videosorveglianza può violare la riservatezza quando è installato verso l’esterno della propria abitazione: in questa ipotesi, infatti, il rischio di riprendere vicini e passanti è molto alto. Per evitare ciò, adottare le precauzioni indicate nel paragrafo precedente potrebbe non essere sufficiente.

Caio abita in una casa a pianterreno, proprio a ridosso della pubblica via. Decide di installare un sistema di videosorveglianza che riprenda anche parte della strada antistante. Sempronio, passando di lì, si sente ripreso dall’occhio della telecamera e si lamenta con Caio in quanto ritiene violata la propria privacy.

In un caso come quello appena illustrato nell’esempio di cui sopra, è praticamente impossibile non riprendere anche una piccola porzione di strada, visto che l’immobile è a piano terra e affaccia direttamente sulla via. Cosa fare? in un’ipotesi del genere la videosorveglianza è illegittima perché viola la privacy?

Ebbene, un sistema di videosorveglianza esterno non viola la riservatezza se il fine è solamente quello di tutelare la propria sicurezza. Per fare ciò, le telecamere possono essere puntate in maniera tale da non riprendere il viso dei passanti.

Va tra l’altro specificato che la strada è un luogo pubblico: pertanto, colui che viene ripreso dalla videosorveglianza non può lamentare un’interferenza illecita nella propria vita privata. La regola generale, infatti, è che la videosorveglianza viola la privacy quando registra immagini che dovrebbero restare private, ad esempio perché compiute nella propria abitazione.

In sintesi, quando le riprese sono fatte per tutelarsi e senza alcuna intenzione di invadere la privacy altrui, sono perfettamente lecite. Va altresì precisato che la durata della conservazione dei filmati deve essere commisurata all’indispensabilità delle riprese e per il solo tempo necessario alla tutela del diritto alla sicurezza. Pertanto, si ritiene che il diritto alla conservazione, salvo i casi ove si renda necessario l’intervento delle autorità giudiziarie, sia, tendenzialmente, limitato alle 24 ore successive.

Videosorveglianza in condominio: come funziona?

Quanto appena detto vale, con i dovuti aggiustamenti, anche per la videosorveglianza in condominio.

Mevio vive in un piccolo alloggio condominiale. A seguito dei numerosi furti in abitazione subiti dagli altri inquilini, decide di installare una videocamera all’esterno della porta d’ingresso. La telecamera, però, riprende anche il pianerottolo ove vive il vicino.

Il caso appena riportato è emblematico e si verifica ogni volta che si parla di sicurezza in condominio. Innanzitutto, va detto che ogni singolo condomino può installare un proprio sistema di videosorveglianza senza chiedere il consenso dell’assemblea o dell’amministratore, se è per la propria sicurezza. Precisato ciò, è possibile che le proprie telecamere riprendano una zona comune (cioè, condominiale) come il cortile o il pianerottolo, purché non catturino immagini della proprietà privata altrui.

E così, rifacendoci all’esempio sopra fatto, si potrà installare una videocamera di sicurezza davanti alla propria porta se l’occhio della telecamera, pur inquadrando il pianerottolo, non riprenda la soglia di casa del vicino.

In questo senso anche la prevalente giurisprudenza di legittimità, la quale ha ritenuto che, ai fini della integrazione del reato di interferenze illecite nella vita privata (di cui ti parlerò a breve), deve escludersi che le scale condominiali ed i relativi pianerottoli siano luoghi di privata dimora cui estendere la tutela penalistica alle immagini riprese, trattandosi di zone che non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo di sguardi indiscreti, essendo destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti [1].

Quanto detto, però, va meditato alla luce di un’altra considerazione: non è possibile riprendere una zona condominiale quando questa non sia strettamente collegata con il proprio diritto alla sicurezza. Mi spiego meglio facendo un esempio.

Tizietto abita al quinto piano di un grande condominio. Per motivi di sicurezza decide di installare un impianto di videosorveglianza nel proprio appartamento e all’ingresso della propria abitazione, limitandosi a riprendere parte del pianerottolo. Non contento, decide di acquistare, a proprie spese, un’ulteriore telecamera, questa volta però installandola direttamente nell’androne comune, così da poter tenere sotto controllo tutti coloro che entrano in condominio.

Nel caso appena prospettato, sebbene la videosorveglianza sia realizzata a tutela della sicurezza, c’è senza dubbio una violazione della privacy, visto che il singolo condomino può disporre di un impianto di videocamere limitatamente alla propria abitazione e a tutto ciò che è davvero indispensabile a difenderla. E così, se è ammesso, entro stretti limiti, la possibilità di riprendere parte del pianerottolo antistante al proprio uscio di casa, non sarà lecito installare una telecamera in una zona condominiale che non è direttamente collegabile alla sicurezza della propria abitazione.

Videosorveglianza: quando c’è violazione della riservatezza?

Quando la videosorveglianza lede la privacy? Quando è in grado di riprendere aree che, normalmente, sarebbero sottratte all’interferenza altrui.

Tizio installa una videocamera di sicurezza davanti alla porta. La telecamera, oltre che il proprio ingresso, filma anche il pianerottolo e la soglia d’ingresso del vicino.

Filano installa un sistema di videosorveglianza tutto intorno alla propria abitazione. Le telecamere sono in grado di riprendere non solo il proprio giardino, ma anche quello del vicino delimitato dalle siepi.

Sempronio installa alcune telecamere in casa e nelle immediate vicinanze della propria abitazione, restando nei confini. Una delle videocamere, però, è puntata verso la finestra del vicino ed è in grado di riprendere ciò che accade all’interno.

In tutti gli esempi sopra riportarti ricorre una violazione della riservatezza: l’occhio della telecamera, infatti, è capace di catturare situazioni che dovrebbero restare celate agli occhi degli estranei. Da tanto possiamo desumere la regola per cui la videosorveglianza viola la privacy tutte le volte in cui esorbita dal proprio scopo (la sicurezza) e si “intromette” nella vita privata altrui.

Videosorveglianza: quando è reato?

Un sistema di videosorveglianza installato in maniera tale da entrare nella vita privata degli altri rischia di far incorrere in reato colui che l’ha voluta.

Il Codice penale punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita che si svolge nei luoghi di privata dimora. Alla stessa pena soggiace chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi suindicati [2].

Si tratta del reato (sopra citato) di interferenze illecite nella vita privata, che scatta solamente quando le riprese indebite avvengono in un luogo di privata dimora: ciò significa che non si potrà integrare un delitto di questo genere se le riprese vengono fatte in luogo pubblico oppure in aree condominiali.

Quando la videosorveglianza rispetta la riservatezza?

A conclusione di questo nostro breve viaggio all’interno della videosorveglianza e della sua liceità in riferimento al diritto alla riservatezza dei terzi, possiamo dire che i sistemi di videosorveglianza non violano la privacy quando:

  • l’unico scopo è quello di tutelare la propria abitazione;
  • la telecamera riprende solo gli spazi di proprietà, senza sconfinare in quelli di altre persone.

note

[1] Cass., sent. n. 34151 del 12 luglio 2017.

[2] Art. 615-bis cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Per la durata di conservazione dei filmati, i limiti essendo commisurati alle necessità e allo scopo non possono indicarsi genericamente a 24h dato che basta il tempo perso tra il denunciante, la polizia, l’amministratore e il gestore del sistema cctv a far passare 24h e quindi rendere nulla la denuncia. Se poi aggiungiamo che il furto può essere scoperto al rientro da un we, chiaramente non bastano 72h. Da quel che so il limite da non superare, giustificandolo (per esempio con quanto sopra), è fino a 7 giorni, oltre il quale va avvisato il garante della privacy.

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