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Avvocato può chiedere di essere pagato per consulenza WhatsApp?

22 Luglio 2019 | Autore:
Avvocato può chiedere di essere pagato per consulenza WhatsApp?

Parere legale mediante WhatsApp: l’avvocato ha diritto alla parcella? Cosa può fare il legale per ottenere il pagamento? Si può chiedere decreto ingiuntivo?

Esisteva un tempo in cui, per essere ricevuti da un professionista, occorreva telefonare, parlare con la segretaria, fissare un appuntamento e infine recarsi di persona allo studio, rigorosamente all’orario prefissato. Dopo aver parlato con il suddetto professionista, era necessario pagare la parcella, anche solamente per aver ricevuto una consulenza. Per quanto ti possa sembrare strano, una volta era così. Oggi, grazie (o a causa) dei moderni mezzi di comunicazione è possibile contattare chiunque anche attraverso un semplice sms o, ancora meglio, tramite WhatsApp. Segno dei tempi che cambiano, sicuramente, ma anche indice del minor prestigio che le categorie professionali rivestono. Tipico esempio è quello degli avvocati, bersaglio di continue telefonate e messaggi da parte dei clienti. Un avvocato può chiedere di essere pagato per una consulenza via WhatsApp?

Se sei un legale, sicuramente questo argomento ti interesserà, visto che ti riguarda da vicino e che sicuramente sarà capitato anche a te di dover prestare “soccorso giuridico” attraverso il sistema di messaggistica istantanea. Se non lo sei, quello che ti dirò sarà ugualmente di tuo interesse, visto che potrebbe tornarti utile in futuro. Sei pronto? Vediamo allora se un avvocato può chiedere la parcella per una consulenza WhatsApp.

Avvocato: c’è sempre bisogno del mandato scritto?

Leggendo il quesito posto come titolo dell’articolo (“Avvocato può chiedere di essere pagato per una consulenza WhatsApp?”) potresti subito pensare che nulla è dovuto all’avvocato finché non gli firmi un formale mandato. In realtà, non è proprio così.

Come spiegato nell’articolo Consulenza legale: se invii una mail a un avvocato devi pagarlo, non occorre necessariamente, per conferire un incarico all’avvocato, la sottoscrizione di un formale mandato: secondo la giurisprudenza [1], fa prova dell’effettivo incarico conferito ad un legale anche l’invio di una semplice email dalla quale si desume chiaramente la volontà di affidare un compito all’avvocato.

Dunque, se pensi che una semplice consulenza WhatsApp non giustifichi la parcella dell’avvocato perché non hai firmato alcun mandato, sei fuori strada: anche le professioni millenarie come quella dell’avvocato si adegua alle nuove tecnologie.

Consulenza avvocato: va pagata?

Potresti allora pensare che la consulenza resa dall’avvocato non debba essere in ogni caso pagata: d’altronde, si tratta di un semplice parere, che spesso al legale costa solamente pochi minuti di impegno. Anche in questo caso stai sbagliando: la consulenza, infatti, rientri di pieno diritto all’interno dell’attività legale svolta dall’avvocato. Anzi: la consulenza è indispensabile, perché è il primo passo verso una possibile azione legale da intraprendere contro un’altra persona.

Ti dirò di più. La consulenza dell’avvocato è talmente importante che per il professionista consiste in un’obbligazione di risultato. Cosa significa? Vuol dire che il parere reso dall’avvocato deve essere certo e obiettivo, conforme a legge, anche se dovesse essere sfavorevole al cliente.

Tizio va dall’avvocato e gli chiede se è possibile recuperare un vecchio credito che vanta nei confronti di Caio. Dall’esame delle documentazione l’avvocato evince che il credito, essendo trascorsi oltre dieci anni, non può essere più recuperato perché prescritto.

Mevio si reca dall’avvocato mostrandogli il decreto ingiuntivo che gli è stato notificato dal proprio creditore. Il legale, pur essendo trascorsi quaranta giorni dalla notifica, gli suggerisce di fare ugualmente opposizione.

Questi due esempi possono rendere l’idea dell’importanza della consulenza. Nel primo caso, l’avvocato ricorda al suo cliente che il credito è purtroppo prescritto e, pertanto, non c’è più niente da fare. Il parere è oggettivo perché non è reso solamente per accontentare il cliente, ma gli dice come stanno le cose secondo il diritto.

Nella seconda ipotesi, invece, il parere è errato, in quanto viene consigliata un’azione legale sbagliata. La consulenza, dunque, può comportare un pregiudizio economico all’assistito, con obbligo dell’avvocato a pagare il risarcimento dei danni.

Consulenza via WhatsApp: va pagata?

Siamo ora in grado di rispondere al quesito di fondo di questo articolo: l’avvocato può chiedere di essere pagato per una consulenza resa via WhatsApp? In linea di massima, sì: l’avvocato ha diritto al compenso anche se la consulenza non è resa di persona, vis à vis, ma attraverso diversi sistemi di comunicazione, come la telefonata, il fax oppure messaggio WhatsApp.

Questa soluzione deriva dall’unione delle considerazioni sopra fatte: il diritto al pagamento matura a prescindere dal conferimento scritto di un mandato e la consulenza va intesa a tutti gli effetti come una prestazione professionale resa dall’avvocato.

Consulenza WhatsApp: cosa può fare l’avvocato per essere pagato?

Il punto più difficile è proprio questo: cosa può fare l’avvocato per chiedere il pagamento di una consulenza WhatsApp? Ebbene, il legale che ritiene di essere creditore per uno o più pareri rilasciati mediante WhatsApp potrebbe adire il tribunale competente per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti del cliente che ne ha beneficiato.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: come provare il proprio credito, ossia l’attività svolta? Semplice: producendo al giudice la copia dei messaggi o dei WhatsApp ricevuti, magari procedendo alla trascrizione dei messaggi vocali. La giurisprudenza [2], infatti, ha ammesso in passato il credito provato dallo scambio di numero sms tra l’assistito e il proprio avvocato; da tanto si evince la possibilità di fare lo stesso anche per i messaggi WhatsApp.

La Corte di Cassazione [3] ha riconosciuto pieno valore probatorio agli sms e alle immagini contenute negli mms, ritenute elementi di prova integrabili con altri elementi anche in caso di contestazione, chiarendo peraltro che in caso di disconoscimento della fedeltà del documento all’originale, rientrerebbe nei poteri del Giudice accertare la conformità all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.

Questa conclusione è rafforzata da un’ulteriore considerazione: la giurisprudenza ammette oramai pacificamente che possano essere utilizzati come prova in giudizio anche gli screenshot dei messaggi WhatsApp, i quali devono essere ritenuti attendibili fino a motivato disconoscimento di controparte.

Possiamo dunque concludere ritenendo non solo che l’avvocato abbia pieno diritto al compenso nel caso di consulenza resa via WhatsApp, ma anche che è possibile azionare il suo diritto in tribunale mediante la richiesta di emissione di un decreto ingiuntivo basato sulla produzione dei messaggi scambiati tra le parti.


Anche la consulenza legale via WhatsApp, costituendo espressione di prestazione professionale dell’avvocato, deve essere pagata.

note

[1] Cass. sent. n. 1792 del 24.01.17.

[2] Trib. Genova del 24.11.2016.

[3] Cass., sent. n. 9884 dell’11/05/2005.

[4] Cass., sent. n. 866 del 26/01/2000.

Autore immagine: Pixabay.com


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6 Commenti

  1. A mio avviso la discriminante principale dovrebbe essere AVVISARE IL CLIENTE CHE SI STA DANDO UNA VERA E PROPRIA CONSULENZA. Poi se sia al telefono, per iscritto, su WhatsApp o al citofono non cambia molto. Secondo me invece alcuni avvocati giocano sull’equivoco, NON INFORMANDO correttamente il cliente a priori che la loro domanda è una richiesta di consulenza.

    1. Gent. Sig. Marcello,
      La ringrazio per aver letto l’articolo e per il Suo contributo. Quanto dice è vero, ma ritengo che si debba distinguere case by case. Alcuni messaggi WhatsApp ad un avvocato non possono essere considerati una richiesta di consulenza se pongono un quesito molto banale, semmai inserito già all’interno di un rapporto fiduciario: si pensi al cliente agli arresti domiciliari che chiede via WhatsApp al suo avvocato se può uscire nei casi di necessità. Altra cosa sono l’invio di messaggi lunghi e complessi (magari vocali) nei quali si chiede una risposta che è molto più vicina all’essere un parere che un semplice consiglio.
      Quello che intendo dire è che la persona che si rivolge ad un avvocato mediante WhatsApp sa molto bene se sta chiedendo un mero consiglio oppure un parere: la differenza è insita nel tipo di domanda posta. Per fare un esempio, solo stamattina un cliente mi ha contattato dicendomi che i carabinieri avevano perquisito la sua casa e chiedendomi come avrebbe dovuto comportarsi, pretendendo di comunicarmi per telefono il provvedimento del giudice. E’ evidente, in casi come questi, che si tratta di una richiesta di consulenza.
      La saluto cordialmente.
      Avv. Mariano Acquaviva

    2. Buongiorno sig marcello, innanzi tutto in molti esordiscono con la consapevole richiesta che quanto chiedono non sia la semplice informazione ma così la camuffano, sa avvocato una semplice informazione e magari non immagina che quella semplice informazione è frutto di anni di studio, di aggiornamenti . pertanto nel momento in cui io pongo una domanda ad un professionista, è evidente che chi pone il quesito non abbia le conoscenze tecniche per risolvere il problema con cui si confronta.in ogni caso mi permetta ma dal 2017 gli avvocati sono obbligati a rendere edotto il cliente sopratutto sul costo della prestazione che gli si richiede e poi per favore non facciamo di tutta l’erba un fascio non siamo tutti così.Un nostro collega che fu contattato dall’amico cliente per essere informato sull’arrivo di un plico da leggere e ricevere la fatidica informazione,così rispose …vuoi un consiglio o un parere risposta del soggetto avv. che differenza c’è? l’avv caro il consiglio è gratis il parere è a pagamento .Ok avv dammi un consiglio va bene rispose l’avv. il mio consiglio è passa dallo studio per un parere.Cordialità

    1. Gent. Sig. Enzo,
      in linea di massima quanto detto nell’articolo (ivi compreso il valore probatorio dei messaggi e degli screenshot) vale per ogni professionista.

  2. Uno dei problemi principali è che gli avvocati sono pagati troppo per la competenza che hanno e che a loro volta hanno pagato troppo per raggiungere quel livello di competenza

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