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Salvini pronto a far cadere il governo

22 Luglio 2019
Salvini pronto a far cadere il governo

Giorgetti spinge il vicepremier a far cadere il Governo. Dal Piemonte e Veneto la spinta per tornare alle elezioni e ottenere da Salvini l’autonomia promessa e ora non mantenuta. 

«Abbiamo aspettato anche troppo, siamo pronti ad andare da soli». Sono le dichiarazioni di Salvini rilasciate ieri sera dal parco di Adro, che ha poi aggiunto: «Chi in Europa sta con il presidente francese Macron e con la cancelliera tedesca Merkel, in Italia non può stare con la Lega». E ancora: «Qualunque scelta prenderò nei prossimi giorni la prenderò per i miei figli e per il futuro degli italiani. Senza pensare a poltrone o ministeri. Non accetterò più di stare al governo con chi dice no a tutto, dall’autonomia alle strade. Non abbiamo bisogno della decrescita felice. Penso alla scelta fatta sul nucleare: oggi tornerei indietro».

Una guerra aperta, quindi, non solo agli alleati di Governo, quella di Salvini, ma anche ai leader dell’Europa che hanno detto “no” ad alleanze strategiche con la Russia.

Il vicepremier è in un momento di affanno: assediato, da un lato, dallo scandalo dei presunti fondi provenienti dalla Russia, dall’altro da un Presidente del Consiglio che inizia a manifestare una propria personalità. Sullo sfondo, poi, c’è il rischio che Pd e M5S tramino una “relazione” per prendere il comando dell’esecutivo.

Il capo della Lega, insomma, è sempre più isolato. Proprio per questo, sino ad oggi, ha tentennato a far cadere il Governo: il timore di una nuova maggioranza, supportata dal parlamento (dove Conte non trova ancora oppositori) e sponsorizzata da Mattarella, sconsiglia una crisi di governo proprio in questo momento. Non necessariamente un rimpasto tecnico, ma i giusti equilibri per portare a termine la prossima legge di Bilancio ed evitare l’aumento Iva. Il che, però, darebbe ai rivali di Salvini la possibilità di ricompattare le fila e riprendere quel credito con gli elettori che le ultime consultazioni avevano invece visto crollare.

Proprio per riaffermare la propria leadership, pochi giorni fa, lo stesso Salvini aveva infranto tutte le regole sulle competenze istituzionali e, senza dire nulla al presidente del Consiglio e a Di Maio, aveva convocato i sindacati per discutere sulla prossima legge di Bilancio. Mossa pessima che ha fatto insorgere gli altri partner, Conte compreso.

Mercoledì sarà il “giorno del giudizio”: il ministro dell’Interno si presenterà in parlamento e, salvo ripensamenti, riferirà sul cosiddetto Russiagate.

Conte appare sempre più orientato verso una propria politica che, da un lato, strizza l’occhio al M5S e, dall’altro, sposa la linea morbida di Mattarella con i soci europei. Una linea che non vuole la flat tax con indebitamento, né intende sposare l’autonomia regionale imposta dalla Lega e su cui, proprio ora, i governatori di Lombardia e Veneto hanno aperto un nuovo fronte di battaglia.

I sondaggi, però, sono tutti con la Lega. L’ultimo, pubblicato dal Corriere della Sera, dà il partito di Salvini al 36 per cento. Secondo alcune analisi, inoltre, risulterebbe che il Carroccio, se si andasse al voto ora, potrebbe spiccare il salto e arrivare a sfiorare il 40 per cento. «Andiamo a governare finalmente da soli», gongola un dirigente vicino a Salvini.



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