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Posso avere gratuito patrocinio se lavoro in nero?

22 Luglio 2019 | Autore:
Posso avere gratuito patrocinio se lavoro in nero?

Patrocinio a spese dello Stato: bisogna dichiarare anche i redditi provenienti da lavoro in nero? Qual è il reddito rilevante ai fini dell’ammissione?

Il patrocinio a spese dello Stato consente di avere un avvocato anche a coloro che non possono permettersi di pagare la parcella. Si tratta di un istituto di assoluta democrazia, che permette di attuare il principio costituzionale secondo cui tutti hanno diritto alla difesa, in ogni stato e grado del procedimento. Con il gratuito patrocinio, in pratica, l’avvocato lo paga lo Stato. Per potervi beneficiare, però, è necessario che il proprio reddito non superi una certa soglia. Ti sei mai chiesto se è possibile avere il gratuito patrocinio lavorando in nero?

Il problema non è di poco conto: da un lato, infatti, chi dichiara anche il lavoro in nero rischia di superare i limiti e, quindi, di non poter beneficiare dell’avvocato gratis; dall’altro, però, chi dichiara il falso commette reato. Come comportarsi, dunque? Cosa fare se lavori in nero perché il datore non vuole metterti in regola? Se ti stai chiedendo se puoi avere il gratuito patrocinio se lavori in nero, allora prosegui nella lettura.

Patrocinio a spese dello Stato: cos’è?

Il gratuito patrocinio (o, più correttamente, il patrocinio a spese dello Stato) è quell’istituto giuridico che consente di poter ottenere gratuitamente un avvocato: la parcella di questi, infatti, verrà pagata dallo Stato al termine dell’incarico.

Il gratuito patrocinio consente a tutti di poter avere un avvocato, considerato che, salvo casi eccezionali, la difesa personale in giudizio non è consentita: in altre parole, se intendi adire il tribunale per far valere un tuo diritto oppure, al contrario, sei tu ad essere citato in giudizio, dovrai per forza nominare un avvocato, non potendo tu comparire personalmente e difenderti da solo.

Chi può accedere al gratuito patrocinio?

Il gratuito patrocinio è previsto per ogni tipo di processo: penale, civile, amministrativo, contabile e tributario. Ma quali sono i requisiti per poter chiedere il gratuito patrocinio? A quali persone spetta?

La legge [1] concede il beneficio del gratuito patrocinio ai seguenti soggetti:

  • cittadini italiani;
  • stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare e gli apolidi;
  • enti o le associazioni che non perseguono fini di lucro e non esercitano attività economica.

Patrocinio a spese dello Stato: qual è il limite di reddito?

Ma veniamo ora all’aspetto probabilmente più importante del gratuito patrocinio: qual è il limite di reddito per potervi accedere? Secondo la legge, quando una persona non può permettersi di pagare un avvocato e, pertanto, può fare ricorso al patrocinio a spese dello Stato?

Ebbene, secondo la legge può essere ammesso al patrocinio gratuito solamente chi possiede un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito (Irpef), risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro. I limiti di reddito vengono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi accertata dall’Istat.

Se il richiedente convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’interessato. In questa circostanza, però, il limite di reddito sopra indicato è aumentato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente.

Ai fini della determinazione dei limiti di reddito, però, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva.

Patrocinio a spese dello Stato: quale reddito si deve dichiarare?

Come si intuisce da quanto detto nel precedente paragrafo, per accedere al gratuito patrocinio occorre fare riferimento non al reddito complessivo (né a quello Isee), ma al reddito imponibile, risultante dal reddito complessivo al quale si sottraggono gli oneri deducibili e la deduzione per l’abitazione principale.

Il punto, però, è che rilevano anche redditi ulteriori, non inseriti nella dichiarazione dei redditi perché esenti Irpef (come la pensione di guerra e l’indennità di mobilità), tassati alla fonte (ad esempio, gli interessi sui conti correnti bancari o postali), soggetti ad imposta sostitutiva (ad esempio gli interessi sui titoli di stato) oppure che di fatto non hanno subito alcuna imposizione: tra questi rientrano, appunti, i redditi da attività illecite e da lavoro in nero.

In questo senso, anche la giurisprudenza [2], secondo cui ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per la determinazione dei limiti di reddito rilevano anche i redditi che non sono stati assoggettati ad imposte vuoi perché non rientranti nella base imponibile, vuoi perché esenti, vuoi perché di fatto non hanno subito alcuna imposizione; ne consegue che rilevano anche i redditi da attività illecite ovvero i redditi per i quali l’imposizione fiscale è stata esclusa.

Cosa succede se non si dichiara il lavoro in nero?

Quando si avanza formale istanza per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il richiedente deve produrre una dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante la sussistenza delle condizioni di reddito previste per l’ammissione, con specifica determinazione del reddito complessivo valutabile a tali fini, così come specificato nel paragrafo precedente, con l’impegno a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito.

Ora, si pone questo problema: cosa succede se non si dichiara il lavoro in nero? Ti rispondo subito: si rischia di commette un falso penalmente perseguibile, con conseguente decadenza dall’eventuale gratuito patrocinio già accordato.

Come visto nel paragrafo precedente, infatti, ai fini del gratuito patrocinio non rileva solamente il reddito risultante dalla dichiarazione oppure dalla busta paga (o cedolino), bensì anche i redditi che, di fatto, non sono soggetti ad alcuna imposizione; tra questi, senza dubbio rientrano quelli provenienti da lavoro in nero.

Di conseguenza, non dichiarare i redditi provenienti da lavoro in nero all’interno dell’istanza di ammissione al gratuito patrocinio può comportare sia la decadenza dal beneficio che l’imputazione per il reato di falso, sempreché il guadagno in nero venga scoperto dalle autorità.


note

[1] D.P.R. n. 115/2002.

[2] Cass., sent. n. 36362 del 12.10.2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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