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Quando posso dare le dimissioni?

23 Luglio 2019 | Autore:
Quando posso dare le dimissioni?

I tempi da rispettare e la procedura telematica da seguire per risolvere un rapporto di lavoro. Chi ha l’obbligo del preavviso.

Hai trovato un posto di lavoro che rappresenta per te un’occasione di esprimere le tue capacità meglio di quanto già fai in quello attuale? Oppure hai delle nuove esigenze in famiglia e hai l’opportunità di avvicinarti a casa lasciando l’azienda e facendoti assumere in una nuova? O, ancora: hai dei problemi piuttosto pesanti con il capo o con i colleghi e vuoi lasciare il posto per fare causa? In casi come questi ti sarai chiesto: quando posso dare le dimissioni? Per quale motivo e con quali tempistiche?

Teoricamente, saresti libero di dare le dimissioni volontarie in qualsiasi momento della tua vita lavorativa. Altro discorso è che ti convenga farlo: in determinati casi potresti rimetterci, dovendo pagare, ad esempio, una sorta di «penale» per un mancato preavviso.

Affinché abbiano efficacia, le dimissioni devono essere presentate seguendo una particolare procedura che vedremo più avanti nel dettaglio e che prevede la compilazione e l’invio di un modulo online tramite il portale dedicato del ministero del Lavoro. Questo significa che non si può dare le dimissioni presentando con una lettera cartacea indirizzata al datore di lavoro, come si faceva una volta.

Quando al motivo, nulla ti vieta di lasciare un posto di lavoro per la ragione che ritieni più opportuna. L’importante, come si diceva prima, è che vengano rispettati procedura e tempi. Anche se non è necessario osservare un preavviso in caso di dimissioni per giusta causa, cioè per avere subìto o continuare a subire degli abusi, dei soprusi, ecc.

Scendiamo, dunque, nei dettagli e vediamo quando puoi dare le dimissioni.

Dimissioni: che cos’è il preavviso?

Come abbiamo appena accennato, se vuoi dare le dimissioni sei tenuto nella maggior parte dei casi a rispettare un preavviso, cioè il periodo che trascorre da quando dici formalmente che te ne vai fino a quando effettivamente lasci la scrivania. La durata di tale periodo è stabilita dal contratto nazionale di categoria in base alla tua qualifica o alla tua posizione contrattuale.

Dare il preavviso non significa che da quel momento puoi fare quello che ti pare, arrivare al lavoro quando vuoi o tornartene a casa quando ti fa comodo: il tuo impegno deve essere esattamente lo stesso rispetto a prima di presentare le dimissioni, anche perché la tua retribuzione non cambierà.

Ci sono dei casi, però, in cui il preavviso non è previsto. Questo succede per:

  • le dimissioni presentate per giusta causa, cioè perché si è creata una situazione che non consente la prosecuzione del rapporto di lavoro nemmeno per un solo giorno (il contrario del licenziamento per giusta causa operato dall’azienda, per intenderci);
  • le dimissioni presentate dalla mamma lavoratrice o dal padre lavoratore;
  • i contratti che prevedono la libera recedibilità del rapporto di lavoro, come il periodo di prova.

Negli altri casi, il preavviso è dovuto nei tempi stabiliti dal rispettivo Ccnl. Naturalmente, sei libero di presentare le dimissioni e di non recarti il giorno dopo al lavoro. Sappi, però, che se il preavviso è previsto dovrai pagare una «penale», cioè la cosiddetta indennità sostitutiva per mancato preavviso per non avere consentito all’azienda di organizzarsi in vista della tua futura assenza.

Dimissioni: posso darle in qualsiasi momento?

Se il contratto tra te e l’azienda non dice nulla in contrario, puoi dare le dimissioni in qualsiasi momento. Anche durante il periodo di prova, se previsto. Alcuni contratti a tempo indeterminato, però, prevedono una clausola mirata a garantire una durata minima del rapporto di lavoro, quello che viene conosciuto come «patto di stabilità». Che cosa significa?

Vuol dire che il datore di lavoro si garantisce le tue prestazioni per un certo periodo di tempo, durante il quale non puoi dare le dimissioni, o meglio: puoi farlo, ma risarcendo il danno all’azienda.

Lo stesso vale per il tuo datore di lavoro: nel periodo stabilito non può licenziarti.

Entrambi, cioè tu e l’azienda, potete interrompere il rapporto di lavoro solo per giusta causa.

Dimissioni: quando scatta la giusta causa?

Le abbiamo citate più volte, ora vediamo quando puoi dare le dimissioni per giusta causa.  Hai diritto a risolvere il rapporto di lavoro quando c’è un grave inadempimento dell’azienda che non consente la prosecuzione del contratto nemmeno per un solo giorno. Ecco perché le dimissioni per giusta causa non prevedono l’obbligo di preavviso.

Questi gravi inadempimenti possono essere:

  • il mobbing da parte di un superiore o dei colleghi;
  • il mancato versamento dei contributi previdenziali;
  • il mancato pagamento di più di una mensilità di stipendio, oppure il grave e sistematico ritardo nel pagamento della retribuzione;
  • il mancato rispetto delle norme a tutela della sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;
  • il conferimento di un incarico incompatibile con le condizioni di salute del dipendente;
  • il trasferimento di sede o di reparto per motivi discriminatori o, comunque, carente di un valido motivo;
  • il demansionamento, cioè lo svuotamento delle mansioni per qualità e per numero, a discapito della carriera del lavoratore;
  • le molestie sessuali;
  • la richiesta al dipendente di effettuare delle prestazioni illecite.

In casi come questi non solo hai il diritto di dare le dimissioni per giusta causa, ma anche di avere l’indennità di disoccupazione come se fossi stato licenziato, oltre alla possibilità di avviare una causa chiedendo il risarcimento del danno morale e materiale.

Dimissioni: ho diritto alla disoccupazione?

Se hai deciso di dare le dimissioni volontarie perché cambi lavoro o perché vuoi lasciare la tua attività per dedicarti alla famiglia o ad altro, non hai diritto alla disoccupazione. L’assegno è previsto solo per chi ha presentato le dimissioni per giusta causa, nei casi che abbiamo appena visto.

Dovrai, in quest’ultimo caso, indicare e dimostrare all’Inps al momento della richiesta di disoccupazione che ti sei dimesso per giusta causa.

Dimissioni: posso darle con un contratto a termine?

Se, anziché un contratto a tempo indeterminato, ne hai uno a termine non puoi dare le dimissioni se non per giusta causa. Significa che per abbandonare il posto di lavoro (a meno che tu sia ancora nel periodo di prova) hai bisogno di un valido motivo, altrimenti dovrai risarcire il danno all’azienda.

Non è consentito, dunque, presentare le dimissioni con un preavviso.

Se, invece, sussiste la giusta causa, hai diritto ad un risarcimento del danno pari al numero delle retribuzioni che avresti percepito se il contratto fosse stato rispettato fino alla fine, sempre che nel frattempo tu non abbia trovato un altro lavoro.

Dimissioni: come presentarle?

Come si diceva all’inizio, non è possibile dare le dimissioni con una semplice lettera indirizzata al datore di lavoro, come si faceva una volta, ma bisogna rispettare una procedura telematica introdotta dalla legge nel 2007 [1]. In questo modo, si tenta di evitare il tristemente famoso fenomeno delle dimissioni in bianco, cioè di quella lettera di dimissioni fatta firmare al lavoratore al momento dell’assunzione senza alcuna data (che, poi, l’azienda avrebbe riportato a suo piacimento negando al dipendente ogni possibile richiesta di risarcimento).

Il modello online per presentare le dimissioni per via telematica va compilato secondo le disposizioni del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sia in prima persona (cioè da parte del lavoratore stesso) sia attraverso un soggetto delegato ed abilitato, come un Caf, un sindacato, in patronato, ecc.

Se il dipendente che vuole dare le dimissioni è un minorenne, deve essere assistito da almeno uno dei genitori o di chi ne fa le veci.

Per compilare il modulo delle dimissioni online, è necessario collegarsi all’apposita pagina del sito del ministero del Lavoro oppure seguire la procedura tramite l’app dedicata per iOS e Android. Sarà necessario essere in possesso del Pin Dispositivo dell’Inps o dello Spid (Il sistema di identità digitale per accedere ai servizi della Pubblica amministrazione).

La procedura

Se sei in possesso delle tue credenziali (Pin Dispositivo Inps o Spid), puoi compilare ed inviare il modulo per dare le dimissioni seguendo questa procedura:

  • collegati al sito del ministero del Lavoro e vai nella sezione «Strumenti e servizi/dimissioni volontarie», cliccando su «Accedi al sistema»: ti si aprirà la pagina di compilazione;
  • autenticati cliccando su Inps o su Spid, a seconda delle credenziali che vuoi utilizzare per accedere al servizio;
  • vai su «dimissioni volontarie», poi clicca su «Entra» e su «Inserisci nuova dimissione». Vedrai i rapporti di lavoro attivi. Clicca sull’icona blu che c’è sotto la voce «Seleziona» per scegliere il rapporto di lavoro che vuoi concludere;
  • ti apparirà il modulo da compilare con quattro sezioni: i tuoi dati personali, i dati del datore di lavoro, la data di inizio ed il tipo di contratto e, infine, la richiesta che vuoi effettuare (dimissioni volontarie, per giusta causa, risoluzione consensuale) con la data di decorrenza.

Quando hai compilato tutti i campi richiesti in queste quattro sezioni, e solo dopo aver controllato che tutti i dati siano corretti, puoi cliccare su «Salva». Attenzione, perché una volta salvato il modulo non potrai più modificarlo. Nel momento in cui hai salvato, il sistema ti avvisa che la richiesta è stata elaborata e che è stata inviata un’e-mail al tuo datore di lavoro per comunicargli le tue dimissioni.

Chiudendo la finestra su cui hai compilato il modulo, ti ritroverai sulla pagina iniziale, da cui potrai scaricare la ricevuta delle dimissioni che hai appena presentato. La ricevuta riporta, oltre alle quattro sezioni che hai compilato, un’altra parte in cui ci sono il codice identificativo del modulo e la data in cui è stato trasmesso.

Dimissioni: posso ritirarle dopo aver inviato il modulo?

Oltre a chiederti «quando posso dare le dimissioni?», potresti domandarti anche: «Posso ritirare le dimissioni una volta che ho fatto partire il modulo?». Puoi farlo, purché non sia trascorsa una settimana da quando hai inviato la tua richiesta. Hai, dunque, 7 giorni di tempo per ripensarci e per bloccare la risoluzione del rapporto di lavoro che tu stesso hai avviato.

Per farlo, devi seguire la procedura che ti abbiamo spiegato prima, cliccando però su «Revoca» nella lista delle dimissioni volontarie (anziché «Inserisci nuova dimissione»).

Osserva che la scritta «Revoca» su cui cliccare sia colorata. Se la trovi in grigio, significa che il termine per ritirare le dimissioni è già scaduto è non puoi più fare nulla.

Dimissioni: chi non deve inviare il modulo telematico?

Ci sono delle eccezioni alla regola secondo cui per dare le dimissioni occorre inviare il modulo telematico tramite il sito del ministero del Lavoro. Sono esclusi da quest’obbligo i lavoratori:

  • domestici;
  • che hanno risolto il rapporto di lavoro tramite conciliazione in sede stragiudiziale (alla direziona territoriale del lavoro, ad esempio);
  • che si dimettono per maternità o per paternità;
  • del settore pubblico;
  • con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co);
  • in prova;
  • marittimi.

note

[1] Legge n. 188/2007 del 17.10.2007.


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