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Sistema di vendita piramidale: è legale?

17 Agosto 2019
Sistema di vendita piramidale: è legale?

Tre anni fa sono entrata in un network che proponeva l’acquisto di beni e servizi in convenzione, con la possibilità di ottenere degli sconti di tipo cashback. Esso, in realtà, nascondeva un sistema di vendita piramidale, poiché sono stata incentivata a versare circa 20.000 euro, tra iscrizione e versamenti successivi, per promuovere l’ingresso di nuovi aderenti nel sistema e guadagnare da tale meccanismo. Degli iniziali 20.000 euro, me ne sono ritornati indietro circa 2000. Mi hanno proposto una restituzione parziale, ma vorrei recuperare tutto. Sarebbe possibile?

Gentile cliente, entro subito nel merito del quesito da lei posto.

Come dettagliatamente evidenziato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato [1], può accadere che una società, proponente un sistema di vendita di tipo cashback, sia solo apparentemente diretta a pubblicizzare e vendere una modalità di acquisto di questo genere, dove, cioè, il consumatore/aderente ottiene il diritto di comprare alcuni prodotti in esercizi commerciali convenzionati, con la possibilità di avere uno sconto/rimborso di un certo importo.

In realtà, precisa la citata Autorità Garante, i veri e propri obiettivi di quest’attività potrebbero essere quelli di incentivare il cliente:

  • a incoraggiare l’ingresso nel sistema di altri potenziali consumatori, anche se in numero limitato, ricavando, così, una commissione molto modesta dai loro successivi acquisti;
  • a diventare veri e propri promoter del meccanismo descritto in precedenza (eliminando il limite iniziale in materia di reclutamento), versando una quota iniziale molto alta, seguita da successivi versamenti, non irrilevanti, per mantenere la propria posizione di promotore di un certo livello.

Al termine di questo percorso, la maggior parte dei guadagni del cliente deriverebbe non dagli sconti percepiti in virtù del sistema cashback, ma dall’entrata nel sistema di nuovi aderenti; questi sarebbero stati incentivati a diventare, a loro volta, promoter, a versare nuove quote di ingresso e ad effettuare ulteriori pagamenti successivi.

Se così fosse, il sistema sopra descritto sarebbe di natura piramidale e non consentito dalla legge. In particolare lo precisa:

  • il codice del consumo, allorquando afferma che è scorretto quel sistema dove il consumatore versa una certa somma per avere la possibilità di guadagnare, principalmente, dall’ingresso di altri soggetti nel sistema piuttosto che dalla compravendita e dall’uso di determinati beni di consumo [2];
  • la legge, lì dove vieta quelle attività nelle quali l’interesse economico prioritario dei partecipanti si basa sul reclutamento di nuovi aderenti e non sulla capacità di vendita di beni o servizi, da realizzare in prima persona o per il tramite degli altri partecipanti all’attività [3].

Per queste ragioni, individuata una situazione come quella appena descritta, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato duramente la società responsabile, con una multa complessiva di € 3.200.000,00.

Alla luce delle precedenti osservazioni, sembrerebbe che il rapporto giuridico e/o contratto instauratosi con la società in esame sia nullo per contrasto con le norme imperative del nostro ordinamento [4] e che, per tale ragione, lei abbia diritto alla ripetizione di tutto quanto è stato versato sino ad oggi.

Resta, quindi, da stabilire se la sua controparte sia interessata ad una restituzione amichevole piuttosto che disposta a subire un’azione legale (quest’ultima possibilità sembra inevitabile, visto che le propongono un rientro solo parziale).

Per tale motivo è consigliabile che si rivolga ad un legale di fiducia, affinché gestisca la pratica di recupero avviando tutte le iniziative più opportune.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Marco Borriello


note

[1] Agcm prov. del 19.12.2018

[2] Art. 23 co. 1 lett. p) Dl. 206/2005

[3] Art. 5 co. 1 L. 173/2005

[4] Art. 1418 cod. civ.


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