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Il certificato di malattia può essere retrodatato

19 Agosto 2019
Il certificato di malattia può essere retrodatato

L’insorgere della malattia consente al dipendente di astenersi dalla prestazione di lavoro e restare a casa a riposo. Tuttavia, la malattia impone anche dei doveri al dipendente che attengono, soprattutto, alla comunicazione dello stato morboso.

Il nostro ordinamento tutela il diritto alla salute di ogni cittadino e prevede particolari cautele quando ad ammalarsi è un lavoratore. Il contratto di lavoro, infatti, impegna il dipendente a recarsi regolarmente al lavoro negli orari stabiliti ma, quando insorge uno stato morboso, il lavoratore non è in condizione di svolgere normalmente il proprio lavoro.

Per questo la legge lo esonera dalla prestazione di lavoro a patto che il dipendente si faccia certificare lo stato di malattia da un medico. Ma se si va dal medico in ritardo, ad esempio il giorno successivo all’insorgere della malattia, il certificato di malattia può essere retrodatato?

La risposta a questa domanda è molto importante perché, a seconda dei casi, il giorno di assenza non coperto dalla certificazione del medico può essere considerato o meno un giorno di assenza ingiustificata, con tutte le conseguenze che vedremo.

In generale, possiamo già anticipare che la retrodatazione del certificato di malattia non è consentita, salvo una sola ipotesi eccezionale.

Malattia del dipendente e rapporto di lavoro

Quando firmi un contratto di lavoro ti assumi tutta una serie di doveri, tra i quali il principale è l’impegno a recarti regolarmente al lavoro, nella sede di lavoro stabilita nel contratto individuale di lavoro, e lì svolgere le mansioni che sono previste nel contratto di lavoro e che rientrano nella tua figura professionale.

Andare al lavoro è, dunque, il principale obbligo del dipendente. E se stai male? Se ti senti poco bene e ritieni che questo malessere non ti permetta di recarti al lavoro perché hai bisogno di stare a casa al riposo devi, innanzitutto, avvertire subito il tuo datore di lavoro, dicendogli che stai male e che non ti recherai al lavoro e specificando anche che gli farai avere prima possibile il certificato medico di malattia.

La legge, infatti, attribuisce al dipendente in malattia il diritto di non recarsi al lavoro e di restare a casa senza per questo essere considerato assente ingiustificato. Per poter dire realmente di essere malato, tuttavia, non basta la tua dichiarazione al datore di lavoro ma occorre che un professionista, ossia il tuo medico curante, certifichi la tua malattia e attesti che sei realmente colpito da una malattia che non ti permette di recarti al lavoro.

Per questo, dopo aver avvertito prontamente l’azienda presso cui lavori della tua assenza, devi recarti quanto prima presso il tuo medico di base per farti rilasciare, dopo un’apposita visita, il certificato medico di malattia. Se il tuo stato di salute non ti permette di recarti presso l’ambulatorio del tuo medico, puoi chiedere a lui di venire a casa tua ed effettuare una visita domiciliare.

Ciò che conta è che ti attivi immediatamente.

Malattia del dipendente: da quando decorre?

Bisogna premettere che, ai fini di legge, poco importa la data effettiva di inizio della malattia. Per la legge ciò che conta è la data di rilascio del certificato medico di malattia che coincide, dal punto di vista giuridico, con la data di inizio della malattia stessa.

Per intenderci: se tu inizi a sentirti male il 10 luglio la data reale di inizio della malattia è il 10 luglio. Se però vai dal medico solo il 15 luglio ed il medico emette un certificato di malattia il 15 luglio, per la legge la data di inizio della malattia è il 15 luglio.

Solo il medico, infatti, ha il potere, in base alla legge, di certificare lo stato di malattia di una persona e ovviamente non può che farlo dal momento in cui visita il paziente non potendo sapere cosa è successo prima di visitare il paziente stesso.

Da questa regola derivano importanti conseguenze relative alla possibilità di retrodatare il certificato medico di malattia.

Il certificato di malattia può essere retrodatato?

Come abbiamo detto, ai fini di legge, la malattia decorre dalla data di rilascio del certificato medico di malattia.

Ne consegue che il medico, in base alla legge, non può giustificare giorni di assenza precedenti alla visita. La regola è dunque chiara: il certificato medico di malattia non può essere retrodatato.

Se, quindi, non ti sei recato dal medico subito dopo l’insorgere della malattia non puoi chiedere al medico di indicare nel certificato una data di inizio della malattia precedente a quella della visita medica. Ne consegue che i giorni precedenti alla data di rilascio del certificato medico di malattia non sono “coperti” dall’attestazione del medico e dunque non sono giustificati. Questo, come vedremo meglio, può provocare conseguenze negative per il dipendente sia nei rapporti con il datore di lavoro sia nei confronti dell’Inps.

A questa regola c’è, però, un’eccezione.

Come abbiamo detto sopra, potrebbe accadere che il dipendente malato non si reca tempestivamente dal medico perché il suo stato di salute non glielo permette. In questo caso egli può richiedere al medico una visita domiciliare. Ebbene, in questa ipotesi, ossia nel caso di certificato medico di malattia redatto a seguito di visita domiciliare, l’Inps riconosce anche il giorno precedente (solo se si tratta di giorno feriale) alla redazione del certificato, quando è lo stesso medico ad indicare espressamente questa circostanza nel certificato stesso.

Occorre considerare che oggi non è più possibile manomettere in alcun modo la data di rilascio del certificato medico in quanto, dal 2010, è stato introdotto il certificato di malattia telematico [1]. Questo certificato viene compilato e rilasciato dal medico in modalità telematica, attraverso i servizi informatici messi a disposizione dal ministero. Ciò significa che è del tutto trasparente e tracciabile la data di compilazione e di inoltro del certificato medico telematico e non può essere dunque posta in essere alcuna forma di manomissione della data di invio né di quella di inizio della malattia.

Certificato medico di malattia non retrodatato: conseguenze

Come abbiamo detto, la possibilità di retrodatare il certificato di malattia facendo decorrere l’inizio dell’evento morboso in una data precedente all’emissione del certificato stesso costituisce una eccezione alla regola ed è possibile solo in caso di di certificato medico di malattia redatto a seguito di visita domiciliare. E negli altri casi che succede?

Se hai omesso di farti certificare la malattia per delle giornate in cui non ti sei recato al lavoro le conseguenze possono essere pesanti.

Occorre distinguere due profili: il rapporto di lavoro ed il rapporto con l’Inps.

Per quanto attiene al rapporto di lavoro, come abbiamo già detto, una delle tue principali obbligazioni è recarti regolarmente al lavoro e, se sei malato, comunicare tempestivamente l’assenza inoltrando, prima possibile, il certificato medico di malattia. Se, invece, ti sei assentato per alcune giornate, dicendo di essere malato, ma il certificato medico non copre queste assenze, il datore di lavoro può considerare i giorni di assenza non giustificati.

In questo caso si palesa, dunque, un grave inadempimento da parte tua degli obblighi che ti derivano dalla legge, dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al tuo rapporto di lavoro e dal contratto individuale di lavoro.

Di fronte a questo inadempimento, l’azienda può far partire un procedimento disciplinare [2], inviandoti una contestazione disciplinare con cui ti viene addebitato il fatto di esserti assentato per un certo numero di giorni senza idonea giustificazione medica e, dunque, in modo ingiustificato.

Dal ricevimento della lettera di contestazione disciplinare, avrai cinque giorni di tempo per inviare al datore di lavoro delle giustificazioni scritte oppure per chiedere di essere sentito oralmente, magari con l’assistenza di un rappresentante sindacale. Nelle giustificazioni scritte potresti cercare di far emergere il tuo dispiacere e la tua buona fede. Oppure, ma devi essere poi in grado di dimostrarlo, puoi provare ad evidenziare che non ti è stato materialmente possibile recarti dal medico per impossibilità oggettive.

Una volta ricevute le tue giustificazioni scritte, o effettuata l’audizione orale, l’azienda valuterà i tuoi argomenti e prenderà la decisione finale. Potrà accontentarsi di ciò che hai argomentato e chiudere così la vicenda. Oppure potrà adottare una sanzione disciplinare a tuo danno.

Per capire a quale sanzione disciplinare puoi andare incontro in caso di assenza per malattia non sorretta da idonea certificazione medica, devi consultare il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al tuo rapporto di lavoro. I Ccnl, infatti, prevedono molto spesso una serie di condotte illegittime del dipendente specificando, per ognuna di essere, qual è la sanzione disciplinare applicabile da parte del datore di lavoro.

Nel tuo caso è fondamentale il numero di giorni in cui si è protratta l’assenza per malattia non sorretta da idonea certificazione medica. Infatti, molti Ccnl prevedono che la sanzione disciplinare più grave, ossia il licenziamento per giusta causa [3], scatti solo quando il numero di giorni di assenza ingiustificata supera la soglia di n. 3 giornate.

Le possibilità sono dunque due: ricevere una sanzione disciplinare conservativa (ammonizione scritta, multa, sospensione dal lavoro e dalla retribuzione) oppure il licenziamento per giusta causa. Il tutto dipenderà, in particolare, dalla presenza di giustificazioni serie che possano alleggerire la gravità del tuo inadempimento e dal numero di giorni di assenza ingiustificata.

Per quanto attiene, invece, al rapporto con l’Inps, devi considerare che quando sei in malattia, a partire dal 4° giorno, l’Inps ti eroga l’indennità di malattia Inps. Il 4° giorno di malattia viene calcolato dall’istituto considerando come giorno di inizio della malattia la data di emissione del certificato medico da parte del medico curante. La presenza di giornate di assenza per malattia non sorretta da idonea certificazione medica non fa altro, dunque, che spostare in avanti il 4° giorno e indebolire quindi la tua tutela economica. Tieni conto che il datore di lavoro non pagherà nulla per le giornate di assenza per malattia non sorretta da idonea certificazione medica che diventeranno, quindi, giorni persi dal punto di vista dello stipendio.


note

[1] Circolare Inps n. 113 del 25.07.2013.

[2] Art. 7 L. n. 300/1970.

[3] Art. 2119 cod. civ.


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