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Se il medico sbaglia il certificato di malattia

19 Agosto 2019
Se il medico sbaglia il certificato di malattia

Ogni dipendente ha diritto a restare a casa dal lavoro se si trova in stato di malattia. Per poter attestare la reale malattia del dipendente è, però, necessaria la certificazione del medico curante che deve emettere un apposito certificato medico di malattia.

Molte norme nel nostro ordinamento cercano di offrire al lavoratore dipendente una particolare tutela nel rapporto di lavoro ed evitare che la relazione di lavoro sia dominata solo dalle pretese del datore di lavoro. Nel contratto di lavoro, infatti, la posizione del lavoratore è nella stragrande maggioranza dei casi di debolezza rispetto al datore di lavoro e, per questo motivo, interviene direttamente la legge ad attribuire al dipendente determinati diritti che, diversamente, lo stesso non riuscirebbe ad ottenere per via contrattuale. Uno di questi diritti è la malattia: il lavoratore malato può stare legittimamente a casa e ricevere comunque un pagamento in parte a carico dell’Inps ed in parte a carico del datore di lavoro. Il presupposto per giustificare la malattia del dipendente è il certificato di malattia: e se il medico sbaglia nel compilarlo?

Come vedremo, a partire dal 2010, i certificati di malattia devono essere compilati e spediti in via telematica e questo può creare dei problemi in caso di errori nella redazione e nell’invio dell’attestazione medica. Il sistema, tuttavia, prevede delle possibili soluzioni in caso di errori.

Cosa si intende per malattia del lavoratore?

La malattia del lavoratore è quello stato morboso che colpisce il dipendente e che gli impedisce di svolgere regolarmente la propria attività lavorativa. Per potere accedere ai diritti ed alle tutele previste dalla legge, la malattia deve essere tale da rendere il lavoratore momentaneamente impossibilitato allo svolgimento delle proprie mansioni.

Non esiste, ovviamente, un elenco di malattie che giustificano l’assenza per malattia. Il tutto è rimesso alla sensibilità del dipendente stesso, che non deve abusare di questo diritto ma deve usarlo solo quando realmente necessario. Inoltre, un ruolo fondamentale è svolto dal medico che, su richiesta del dipendente che lamenta uno stato morboso incompatibile con lo svolgimento dell’attività di lavoro, deve visitare il dipendente e attestare che è realmente in corso una malattia che giustifica il riposo a casa.

Ai fini di legge, infatti, solo il medico curante ha il potere di certificare la malattia e far, dunque, scattare tutte le relative conseguenze di legge.

Stato di malattia del dipendente: diritti del lavoratore

Una volta che il medico ha attestato la presenza di uno stato di malattia che non consente lo svolgimento dell’attività di lavoro, scattano diverse conseguenze a favore del dipendente in malattia che possiamo così riassumere:

  • il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro per tutte le giornate scritte nel certificato medico di malattia senza che la sua assenza possa essergli in alcun modo contestata;
  • il lavoratore ha diritto ad ottenere per tutto il periodo coperto dalla certificazione medica di malattia le indennità economiche previste dalla legge (a carico dell’Inps) e dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al suo rapporto di lavoro (a carico del datore di lavoro);
  • il lavoratore ha diritto a non essere licenziato [1] per tutto il periodo compreso nel certificato di malattia fino a che non supera un numero di giorni massimo, detto periodo di comporto, indicato nel contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al suo rapporto di lavoro.

Stato di malattia del dipendente: doveri del lavoratore

E’ un errore pensare che l’insorgere della malattia faccia scattare solo dei diritti a vantaggio del dipendente in malattia. Infatti, il lavoratore malato ha anche dei doveri che si concretizzano, in particolare, nella necessità di informare e comunicare lo stato di malattia al datore di lavoro all’Inps.

I principali doveri del dipendente in malattia sono i seguenti:

  • comunicare immediatamente all’azienda il proprio stato di malattia, riservandosi di inviare non appena disponibile il certificato medico di malattia;
  • recarsi a stretto giro dal proprio medico curante o, se lo stato di salute non consente l’accesso in ambulatorio, richiedere la visita domiciliare del medico;
  • farsi rilasciare dal medico curante il certificato medico di malattia;
  • inviare all’azienda il certificato medico di malattia, o meglio, a seguito dell’introduzione del certificato medico di malattia telematico, il codice puc identificativo del certificato, con il quale il datore di lavoro può scaricarsi il documento direttamente dal sito Inps;
  • tenere, durante la malattia, una condotta volta ad abbreviare al massimo l’assenza dal lavoro ed accelerare il decorso del morbo e la guarigione;
  • rispettare le fasce di reperibilità previste per eventuali visite di controllo degli Ispettori Inps. In particolare, il dipendente deve avere cura di indicare nel certificato medico di malattia il domicilio presso cui risiederà durante il morbo ed è lì che arriveranno eventualmente gli ispettori. Le visite mediche di controllo possono essere richieste direttamente d’ufficio dall’Inps oppure a domanda del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti. Le fasce di reperibilità sono diverse tra settore privato e pubblico. I lavoratori dipendenti del settore privato sono tenuti a essere reperibili nelle fasce orarie 10-12 e 17-19. I lavoratori dipendenti del settore pubblico, al contrario, devono restare a casa nelle fasce orarie 9-13 e 15-18.

Il certificato telematico di malattia: come compilarlo?

A partire dal 2010, è stato abolito il tradizionale certificato medico di malattia cartaceo. E’ facile intuire che il certificato cartaceo fosse estremamente insicuro in quanto chiunque poteva manometterlo e non forniva adeguate certezze al sistema. Si deve, infatti, considerare che, come abbiamo visto, il certificato medico fa scattare tutta una serie di diritti per il lavoratore che si traducono anche in costi da sostenere per l’Inps e per i datori di lavoro. E’ dunque lecito pretendere che questa attenzione dia adeguata garanzia di autenticità ed abbia una data certa.

Il certificato telematico di malattia è la risposta a questa esigenza. Il medico curante lo compila direttamente online, attraverso i servizi telematici messi a disposizione dal ministero, entrando nell’area riservata con le proprie credenziali. E’ quindi accertata l’identità del medico che sta compilando il certificato.

Inoltre, l’invio avviene online ed arriva direttamente all’Inps che, combinando i dati presenti nelle sue banche dati, lo fa pervenire direttamente al datore di lavoro.

Ma cosa deve contenere il certificato telematico di malattia? Le informazioni che deve contenere il certificato telematico di malattia sono indicate in un disciplinare tecnico emanato dal ministero della Salute [2].

In particolare, il medico curante è tenuto ad inserire i seguenti dati:

  • dati anagrafici del dipendente;
  • diagnosi della malattia;
  • data di inizio della malattia: la data di inizio coincide per legge con la data di emissione del certificato con l’eccezione del certificato medico emesso a seguito di visita domiciliare;
  • prognosi della malattia: si tratta dei giorni di riposo cui ha diritto il dipendente;
  • indicazione di evento traumatico: si tratta di una informazione necessaria per consentire all’Inps di valutare se è possibile attivare un’azione surrogatoria verso i terzi responsabili;
  • segnalazione delle eventuali “agevolazioni” per le quali il lavoratore privato o pubblico è esonerato dall’obbligo del rispetto delle fasce di reperibilità.

Il certificato cartaceo è ancora valido?

Il certificato medico telematico non è un’opzione rimessa alla libera scelta del medico: salvo eccezioni la malattia va attestata attraverso la modalità telematica descritta.

I sistemi informatici, però, per loro natura non sono infallibili.

Per questo il certificato di malattia e l’attestato cartacei continuano (in via eccezionale e residuale) ad essere accettati solamente se non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica.

In ogni caso, anche se cartaceo, il certificato è valido solo se riporta tutti i dati obbligatori [3]. Per quanto concerne la modalità di trasmissione, il certificato cartaceo deve essere consegnato all’Inps e al datore di lavoro entro due giorni.

Certificato di malattia: se il medico si sbaglia?

Ultimo aspetto da chiarire è cosa succede se il medico si sbaglia nella compilazione del certificato telematico di malattia.

Innanzitutto, chiariamo che la compilazione del certificato telematico di malattia è un’operazione che richiede un pò di tempo e che il medico, prima di procedere all’invio, dovrebbe sempre ricontrollare tutti i campi inseriti e anche tutti i campi che il sistema precompila in automatico. Se viene svolto questo accurato lavoro di revisione è abbastanza difficile che il medico possa inviare un certificato telematico di malattia con degli errori.

Se, però, ciò accade vediamo quali rimedi può mettere in campo il medico.

Se si tratta di annullare un certificato telematico di malattia già emesso e trasmesso, questa operazione online è permessa al medico solamente per le prime 24 ore dall’emissione del certificato stesso. Se l’annullamento deve essere disposto oltre le 24 ore dall’emissione dell’attestazione, il medico curante deve rilasciare al dipendente in malattia una analitica e dettagliata dichiarazione scritta con la quale certifica le variazioni dei dati rispetto a quelli trasmessi unitamente al certificato telematico.

Questa dichiarazione scritta deve essere consegnata all’Inps e al datore di lavoro a cura del dipendente.

L’errore potrebbe, in altri casi, riguardare l’indicazione dell’indirizzo per la reperibilità del lavoratore. In questo caso, occorre prestare molta attenzione. Il lavoratore, infatti, in linea generale non è giustificabile se viene effettuata la visita medica di controllo domiciliare all’indirizzo errato, dando la colpa al medico.

Occorre, infatti, ricordare che il lavoratore, nonostante il certificato medico sia redatto dal medico, resta responsabile dell’esattezza dei dati inseriti nel certificato.

Proprio per permettergli di controllare i dati inseriti dal medico, la legge da al dipendente la possibilità di richiedere che una copia del certificato telematico di malattia gli venga inviata nella sua casella di posta elettronica personale.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] D.M. 18.06.2012; Circolare Inps n. 113 del 25.07.2013.

[3] Art. 8 DPCM 26.03.2008.


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