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Visita fiscale: si può uscire?

23 Luglio 2019
Visita fiscale: si può uscire?

Lavoratore in malattia: quando può assentarsi di casa per malattie, urgenze e visite mediche.

Sei in malattia: hai preso cinque giorni di permesso dal lavoro per stare a casa e riposare. Lì rimarrai anche per la cosiddetta “reperibilità” ossia per consentire al medico dell’Inps di effettuare la visita di controllo. Sai bene che, durante le fasce orarie prestabilite dalla legge, non puoi allontanarti: se così dovesse essere e, proprio in quel momento, dovesse passare la visita fiscale, perderesti il trattamento economico. E non solo: il datore di lavoro potrebbe sanzionarti. Ti chiedi, però, se il divieto di uscire sia categorico o possa subire qualche eccezione come, ad esempio, nel caso in cui vi sia la necessità di sottoporsi a cure mediche (una visita dal dentista), di acquistare medicine o di ritirare le analisi. Insomma, quando si è malati e si attende la visita fiscale, si può uscire? Per quali esigenze è consentito assentarsi da casa? Una recente sentenza della Cassazione [1] fa il punto della situazione. Analizziamola meglio per comprendere quali sono gli attuali obblighi di legge.

Visita fiscale: fasce orarie di reperibilità

Prima di stabilire se durante gli orari della visita fiscale si può uscire, ricordiamo ancora una volta in quali momenti della giornata può arrivare il medico dell’Inps.

Per i lavoratori del settore privato, l’obbligo di reperibilità scatta dalle ore 10.00 alle ore 12.00 di mattina e dalle ore 17.00 alle 19.00 del pomeriggio.

Per i dipendenti pubblici invece la reperibilità vale dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

In entrambi i casi, la reperibilità vale per tutti i giorni della settimana (7 giorni su 7), compresi sabati, domeniche e festivi (quindi Pasqua, Natale, Capodanno, ecc.).

Il medico fiscale può arrivare anche due volte nell’arco della stessa giornata, ragion per cui non è possibile uscire di casa dopo aver effettuato una prima visita di controllo.

Assenza alla visita fiscale

Se il lavoratore non si fa trovare dal medico fiscale dell’Inps, quest’ultimo:

  • rilascia, possibilmente a persona presente nell’abitazione del lavoratore, un avviso con l’invito per quest’ultimo a presentarsi il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, a meno che l’interessato non riprenda l’attività lavorativa;
  • comunica l’assenza del lavoratore all’Inps che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro per le sanzioni di cui parleremo nel successivo paragrafo.

Se il lavoratore non si reca alla visita ambulatoriale, l’Inps lo comunica al datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazioni entro 10 giorni.

Cosa si rischia se si esce durante la reperibilità 

Ci sono due ordini di sanzioni per il lavoratore assente alla visita fiscale. La prima e più immediata è la perdita del trattamento economico erogato dall’Inps con conseguente penalizzazione sulla busta paga. La seconda è la sanzione disciplinare del datore di lavoro. Vediamo singolarmente questi due aspetti.

Penalizzazioni sulla busta paga

Chi non è presente in casa durante la reperibilità o semplicemente non risponde al campanello (non importa se non ha sentito perché dormiva o era sotto la doccia) subisce alcune penalizzazioni. Questo perché il lavoratore ha il dovere di collaborare per effettuare la visita medica. L’inottemperanza a tale dovere per incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile (come ad esempio il ritardo nell’apertura della porta che determini l’allontanamento del medico, oppure l’assenza del nome del lavoratore sul citofono o sulla cassetta della posta) comporta la decadenza dal diritto al trattamento economico (nella misura in cui vedremo a breve), anche se il lavoratore si reca, il giorno successivo, alla visita ambulatoriale ove gli viene confermata la malattia.

Più in particolare, salvo le eccezioni di cui parleremo più avanti, l’assenza ingiustificata alla visita fiscale comporta:

  • alla prima visita: perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;
  • alla seconda visita: oltre alla precedente sanzione, c’è la riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo;
  • alla terza visita: l’erogazione dell’indennità Inps viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: il caso si configura come mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità.

Tali sanzioni scattano a prescindere dal fatto che la malattia sia davvero sussistente e venga accertata in un momento successivo: basta la semplice assenza del lavoratore.

Se il  lavoratore, assente dal proprio domicilio all’arrivo del medico, vi ritorna prima che lo stesso si sia allontanato dall’abitazione, la visita di controllo può essere ugualmente effettuata. Tuttavia:

  1. se il lavoratore si trovava presso una pertinenza della propria abitazione (cantina, garage, ecc.), l’iniziale irreperibilità non è configurabile come assenza ed il medico deve annotare la circostanza sul referto già redatto;
  2. se il lavoratore proveniva da un luogo esterno al domicilio, l’assenza è sanzionabile anche se il medico ha potuto comunque effettuare la visita di controllo. Nel referto deve essere annotata l’esatta provenienza del lavoratore ai fini dell’irrogazione della sanzione.

Sanzioni disciplinari

Il dipendente assente alla visita fiscale può essere licenziato per giusta causa solo quando la sua assenza è particolarmente grave e non sia giustificabile, a prescindere dall’effettiva sussistenza dello stato di malattia.

Il licenziamento va, quindi, valutato caso per caso tenendo conto delle ragioni per cui il lavoratore era assente e che lo hanno spinto a non rispettare le regole.

Visita fiscale: si può uscire?

Vi sono diverse eccezioni al dovere di reperibilità. Alcune di queste sono tipizzate dalla legge, altre sono legate a determinati tipi di malattia, altre vanno dimostrate di volta in volta in base allo stato di urgenza e necessità. Vediamole qui di seguito singolarmente.

Leggi Come evitare la visita fiscale

Assenza per ricovero ospedaliero

Il primo e più banale caso di assenza giustificabile alla visita fiscale è quando il lavoratore viene ricoverato in ospedale o portato d’urgenza al pronto soccorso. In tal caso basterà fornire la documentazione di accesso all’ospedale per evitare sanzioni.

Assenza visita fiscale per necessità

Il lavoratore può allontanarsi da casa durante le fasce orarie di reperibilità se sussiste un giustificato motivo. Questo motivo deve essere grave, oggettivo e urgente. Ad esempio manca «l’urgenza» in caso di acquisto di medicine che possono essere comprate anche quando termina la reperibilità. Manca la «gravità» quando si tratta di una visita dentistica che potrebbe essere rimandata quando la malattia è terminata. Manca «l’oggettività» nel caso in cui una persona si rechi al pronto soccorso per una banale scottatura sulla mano.

In ogni caso, quando il lavoratore deve assentarsi per necessità è tenuto a comunicarlo sia al datore di lavoro che all’Inps, salvo sussistano ragioni particolarmente urgenti da impedire l’adempimento di tale dovere (si pensi a un ricovero immediato o al soccorso a un parente che si trova in grosse difficoltà). In ogni caso, il dipendente assente alla visita domiciliare deve essere sempre pronto a esibire la documentazione che comprovi l’urgenza e la gravità dell’allontanamento da casa.

Con la sentenza richiamata in apertura di questo articolo la Cassazione ha ritenuto sanzionabile il lavoratore in malattia che non è a casa durante le fasce di reperibilità se non dimostra che la sua assenza è dovuta a cause di forza maggiore o all’indifferibile necessità di trovarsi altrove negli orari in cui dovrebbe invece rimanere nel domicilio indicato. Non è detto, dunque, che eviti la decadenza l’assicurato che esce durante il  “coprifuoco” per andare dal dentista o a ritirare le analisi cliniche: ma deve dimostrare che l’allontanamento è indispensabile.

Devono essere serie e comprovate le ragioni che consentono al malato di non farsi trovare reperibile alla visita medica di controllo: l’Inps ha diritto a verificare che le motivazioni offerte siano reali e, quindi, è necessario procurarsi la documentazione a supporto della giustificazione addotta.

Risultato: l’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo da parte del lavoratore comporta che il suo allontanamento dall’abitazione indicata all’ente previdenziale quale luogo di permanenza durante la malattia è giustificato solo quando tempestivamente comunicato agli organi di controllo. Nel caso in cui tale comunicazione sia stata omessa o tardiva non viene automaticamente meno il diritto, ma l’omissione o il ritardo devono essere giustificati.

In sostanza, solo «un caso di forza maggiore» o «una situazione cogente» possono rendere «indifferibile la presenza del lavoratore in un luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità».

Il tribunale di Milano [2] ha ritenuta giustificata l’assenza per il Ritiro presso gli Uffici sanitari di radiografie collegate alla malattia in atto. Lo stesso dicasi per l’acquisto di medicine in farmacia quando strettamente necessarie.

La Cassazione [3] ha ritenuto giustificata l’assenza per la visita presso l’ambulatorio del medico solo :

  • in caso di impossibilità di conciliare l’orario di ricevimento con le fasce di reperibilità
  • finalizzata a far constatare l’eventuale guarigione della malattia, al fine della ripresa lavorativa;
  • specialista, in caso di cure dentistiche urgenti.

Assenza durante la visita fiscale per giustificato motivo

Oltre ai casi di forza maggiore, è possibile assentarsi durante le fasce orarie di reperibilità in caso di:

  • situazioni che rendano imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove;
  • concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità;
  • ogni serio e fondato motivo che renda ragionevole l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio.

Assenza visita fiscale per terapie salvavita e invalidità

La legge ha previsto l’esenzione dalla visita fiscale – tanto per i pubblici dipendenti tanto per quelli del settore privati – nelle seguenti ipotesi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione, rilasciata dalle competenti strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare (per es. emodialisi, chemioterapia, terapie riabilitative per i lavoratori affetti da Aids, ecc.);
  • le lavoratrici in stato di gravidanza a rischio;
  • infortuni sul lavoro;
  • malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
  • stati patologici con invalidità che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67%. Per l’elenco completo di tali malattie leggi il successivo paragrafo relativo all’elenco delle malattie senza visita fiscale.

Quando il medico di base ritiene che il proprio assistito sia colpito da una delle malattie che consentono l’esonero dalla visita fiscale, inserisce il codice E nel certificato medico che invia all’Inps telematicamente. Tale codice esclude automaticamente il malato dall’elenco dei dipendenti che possono essere sottoposti a visita fiscale.

Malattie senza visita fiscale

Per quanto riguarda l’esenzione dalla reperibilità per gli «stati patologici con invalidità che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67%», una circolare dell’Inps ha indicato quali sono tali situazioni patologiche che consentono di ottenere l’esonero dalla visita fiscale [4]. Esse sono:

  • sindromi vascolari acute con interessamento sistemico;
  • emorragie severe/infarti d’organo;
  • coagulazione intravascolare disseminata e condizioni di shock-stati vegetativi di qualsiasi etiologia;
  • insufficienza renale acuta;
  • insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica);
  • insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute), ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa) e versamenti pericardici;
  • cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto;
  • gravi infezioni sistemiche fra cui AIDS conclamato;
  • intossicazioni acute ad interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non Inail (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio, ecc.);
  • ipertensione liquorale endocranica acuta;
  • malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto;
  • malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in TSO;
  • neoplasie maligne in: 1) trattamento chirurgico e neoadiuvante; 2) chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze; 3) trattamento radioterapico;
  • sndrome maligna da neurolettici;
  • trapianti di organi vitali.

Altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite, ecc.) per il solo periodo convalescenziale;

Quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale).

Il dipendente che si trovi in una delle predette condizioni e voglia farsi riconoscere l’esenzione dalla visita fiscale deve inviare tutta la relativa documentazione medica, attestante la patologia, al datore di lavoro e all’Inps.

Dopo la reperibilità si può uscire?

Scadute le fasce orarie della reperibilità il dipendente può uscire ma solo a condizione che, in tal modo, non pregiudichi la sua pronta guarigione. In virtù del dovere di fedeltà e collaborazione con il datore di lavoro, egli deve far di tutto per ritornare il più presto possibile al lavoro evitando di aggravare la malattia o prolungare l’assenza. La convalescenza, insomma, deve durare non più del dovuto.


note

[1] Cass. sent. n. 19668/19.

[2] Trib. Milano, sent. del 16.01.1988.

n caso di impossibilità di conciliare l’orario di ricevimento con le fasce di reperibilità

finalizzata a far constatare l’eventuale guarigione della malattia, al fine della ripresa lavorativa;

[3] Cass. 2 marzo 2004 n. 4247; Cass. 6 aprile 2006 n. 8012.

[4] Circ. INPS 7 giugno 2016 n. 95.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 15 maggio – 22 luglio 2019, n. 19668

Presidente Manna – Relatore Calafiore

Fatti di causa

1. Con sentenza depositata il 15.7.2013 la Corte d’appello di Lecce, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Brindisi, ha accolto l’appello proposto da Gi. Ve. nei confronti dell’INPS per il riconoscimento dell’indennità di malattia nel periodo compreso tra il 12 aprile ed il 18 giugno 2008.

La Corte d’appello ha rilevato che il ricorrente aveva provato che in occasione dell’allontanamento dal domicilio durante le due visite mediche di controllo si era recato a ritirare i referti delle analisi cliniche alle quali si era sottoposto ed inoltre aveva fatto ricorso all’intervento dell’odontoiatra.

2. Avverso tale sentenza, ricorre per cassazione l’Inps con un motivo.

3. Resiste Gi. Ve. con controricorso.

Ragioni della decisione

1. Con l’unico motivo parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 5, D.L. n. 463 del 1983 (convertito in L. n. 638 del 1983) nonché degli artt. 115 cod. proc. civ. e 2697 cod. civ. assumendo che la Corte d’appello ha violato le norme richiamate, limitandosi a verificare che il lavoratore nell’arco temporale di reperibilità, si era recato presso il laboratorio di analisi cliniche e presso l’odontoiatra, senza che si accertasse la ricorrenza di un giustificato motivo, ritenuto socialmente apprezzabile in quanto caratterizzato dalla indifferibilità ed urgenza dell’attività da svolgere nelle fasce orarie previste per le visita di controllo nel proprio domicilio.

2. Ciò a fronte della giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 3921 del 2007) che ha considerato tale giustificato motivo quale clausola elastica che implica la necessità di accertare la sussistenza o di una causa di forza maggiore o di una situazione che, ancorché non insuperabile e nemmeno tale da comportare la lesione di beni primari, abbia reso indifferibile altrove la presenza personale dell’assicurato. Peraltro, ricorda il ricorrente, secondo Corte Cost. n. 78 del 1988, la nozione di giustificato motivo va intesa rimarcando l’esistenza per il lavoratore di un onere di reperibilità alla visita medica di controllo che non contrasta con il carattere pubblico dell’assicurazione, tanto più che essa può essere fornita con un minimo di diligenza e disponibilità, atteso l’ambito molto limitato delle fasce di reperibilità per cui non risulta nemmeno gravoso o vessatorio.

3. Il motivo è fondato.

4. Questa Corte ha affermato che l’ingiustificata assenza del lavoratore alla visita di controllo – per la quale l’art. 5, comma quattordicesimo, del D.L. 12 settembre 1983 n. 463, convertito, con modifiche, nella legge 11 novembre 1983 n. 638, prevede la decadenza (in varia misura) del lavoratore medesimo dal diritto al trattamento economico di malattia – non coincide necessariamente con l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione, potendo essere integrata da qualsiasi condotta dello stesso lavoratore – pur presente in casa – che sia valsa ad impedire l’esecuzione del controllo sanitario per incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale. La prova dell’osservanza del dovere di diligenza incombe al lavoratore (cfr. Cass., 18 novembre 1991 n. 12534; 23 marzo 1994 n. 2816; 14 maggio 1997 n. 4216, Cass. 22 maggio 1999, n. 5000).

5. In particolare, il potere dell’ente previdenziale – debitore di verificare il fatto generatore del debito (prima di pagare) verrebbe vanificato dalla contrapposta facoltà del preteso creditore di sottrarsi alla verifica se non per serie e comprovate ragioni, quale l’indifferibile necessità di recarsi presso altro luogo (usualmente la giurisprudenza ha valutato l’ipotesi di allontanamento dal domicilio per esigenza improcrastinabile di recarsi presso l’ambulatorio del medico curante (cfr. Cass. 30 agosto 2006, n. 18718).

6. L’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo comporta che l’allontanamento dall’abitazione indicata all’ente previdenziale quale luogo di permanenza durante la malattia sia giustificato solo quando tempestivamente comunicato agli organi di controllo. Qualora tale comunicazione sia stata omessa o sia tardiva, non viene automaticamente meno il diritto, ma l’omissione o il ritardo devono a loro volta essere giustificati (cfr. Cass. 9 novembre 2002, 15766).

7. Nella fattispecie la Corte d’Appello di Lecce ha fondato la propria decisione senza procedere allo specifico accertamento delle peculiarità delle circostanze che sole giustificano l’assenza e che risiedono nella necessaria dimostrazione dell’indifferibilità della allontanamento dal proprio domicilio ed il motivo di ricorso risulta idoneo a dimostrare che non risulta accertato dalla sentenza impugnata che il lavoratore, durante il periodo di malattia, abbia adottato una condotta diligente volta a consentire all’ente previdenziale i controlli sanitari.

Invero, l’obbligo dell’INPS di erogare l’indennità di malattia permane, anche a fronte di un comportamento del lavoratore che si sottragga alla verifica sanitaria, solamente ove ricorrano serie e comprovate ragioni, quale l’indifferibile necessità di recarsi presso un luogo diverso dal proprio domicilio, e considerato l’obbligo di cooperazione in capo all’assicurato per la realizzazione del fine di rilevanza pubblica di impedire abusi di tutela.

8. L’accertamento giudiziale, dunque, deve essere effettuato in ragione della finalità di appurare quali siano state le ragioni di indifferibilità dell’allontanamento dal proprio domicilio allegate dal lavoratore e di verificare i motivi della mancata collaborazione con l’ente previdenziale, sia che si tratti di un caso di forza maggiore, di una situazione cogente che abbia reso indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità, oppure di una mera evenienza.

9. In definitiva, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte d’appello di Lecce, in diversa composizione, al fine di procedere all’accertamento delle circostanze sulle quali si fonda, alla luce dei principi sopra esposti, il diritto del lavoratore, assente dal proprio domicilio in occasione delle visite di controllo, a mantenere intero l’importo dell’indennità di malattia erogata dall’Inps.

10. La Corte d’appello designata regolerà anche le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Lecce, in diversa composizione, cui demanda anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.


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