Diritto e Fisco | Articoli

Domanda di accompagnamento con errori di compilazione: che succede

23 Luglio 2019
Domanda di accompagnamento con errori di compilazione: che succede

L’Inps può negare l’indennità di accompagnamento per errori nella domanda, trattandosi di violazioni formalistiche e non della sostanza del diritto?

Devi presentare la domanda di accompagnamento all’Inps e hai bisogno di un facsimile. Sappi che esiste già un modulo predisposto dall’Inps, che puoi scaricare in formato pdf, compilare e poi inoltrare in modalità telematica (eventualmente tramite il tuo caf). Lo trovi a questo link: Modulo AP70 Domanda di accompagnamento Inps.

Il fatto che esista un modello prestampato non toglie che tu sia vincolato ad esso: potresti, in teoria, redigere una domanda in modo autonomo col computer di casa, stamparla, firmarla e inviarla all’Ente di previdenza. Questo perché ciò che conta non è la forma, ma la sostanza, ossia l’esistenza del diritto. Il modulo è solo una semplificazione che serve per evitare inesattezze o domande incomplete. Ben potrebbe succedere tuttavia che, nonostante l’uso del prestampato, si commetta ugualmente qualche sbaglio, frutto di inesperienza o di incomprensioni nella lettura delle istruzioni. Ebbene, che succede in caso di domanda di accompagnamento con errori di compilazione? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Ecco cosa hanno detto in proposito i giudici supremi.

Assegno di accompagnamento: a chi?

L’assegno di accompagnamento spetta solo ai titolari di pensione di inabilità ordinaria o privilegiata. L’inabilità deve essere pari al 100%. Ma questo requisito non è, da solo, sufficiente. Non basta cioè avere un’invalidità totale. È necessaria anche un’ulteriore condizione che renda necessario l’accompagnatore. Essa può consistere alternativamente nella:

  • impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
  • impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua.

L’impossibilità di deambulare richiama problemi di carattere fisico e motorio (si pensi a una persona anziana e paralizzata da un ictus). Il secondo requisito invece apre la porta anche a patologie psichiche o comunque non strettamente attinenti alla sfera motoria (si pensi a persona affetta da grave Alzheimer o da una forma di demenza).

La capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non solo in senso fisico, ossia come mera idoneità ad eseguirli materialmente, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psicofisica, dovendosi parametrare la stessa non sul numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute del malato e sulla sua dignità come persona. Sicché anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.

L’indennità di accompagnamento va riconosciuta, alla stregua di quanto previsto dall’art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n.18, anche in favore di coloro i quali, pur essendo materialmente capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana (quali nutrirsi, vestirsi, provvedere alla pulizia personale, assumere con corretta posologia le medicine prescritte) necessitano della presenza costante di un accompagnatore in quanto, in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva cognitiva o volitiva dovuti a forme avanzate di gravi stati patologici, o a gravi carenze intellettive, non sono in grado di determinarsi autonomamente al compimento di tali atti nei tempi dovuti e con modi appropriati per salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza porre in pericolo sé o gli altri [2].

Come presentare domanda di accompagnamento

Per ottenere l’assegno di accompagnamento l’interessato deve presentare una domanda presso l’Inps, corredata dalla documentazione idonea a provare il possesso dei requisiti per il riconoscimento del relativo diritto.

Per ottenere la prestazione è necessario il riconoscimento della minorazione, previo accertamento medico legale e rilascio del verbale sanitario.

Bisogna, quindi, rivolgersi innanzitutto al medico di famiglia e chiedere a questi il rilascio di certificato medico introduttivo con il codice allegato. Detto codice va inserito nella domanda di accertamento sanitario da inoltrare all’Inps.

Ottenuto il certificato medico introduttivo e il codice allegato, bisogna presentare la domanda all’Inps in modalità online attraverso il servizio “Invalidità civile – Procedure per l’accertamento del requisito sanitario (InvCiv2010)”.

In alternativa si può fare domanda tramite gli enti di patronato o le associazioni di categoria dei disabili (Anmic, Ens, Uic, Anfass), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

Assegno di accompagnamento: da quando spetta?

Una volta presentata la domanda, al di là dei tempi necessari all’accertamento dei presupposti, l’assegno viene riconosciuto dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della richiesta stessa (quindi con efficacia retroattiva) o a quello di perfezionamento dei requisiti, se successivo.

Assegno di accompagnamento: a quanto ammonta

L’importo dell’assegno di accompagnamento è identico a quello previsto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Esso non deve essere necessariamente speso per un badante, potendo essere destinato anche ad altre spese (si pensi al caso di un inabile che vive a casa dei figli ed è assistito da questi).

L’assegno di accompagnamento non spetta agli eredi in caso di decesso dell’inabile (non è cioè reversibile).

Si perde il diritto all’accompagnamento se la persona malata viene ricoverata in istituti di cura o di assistenza a carico della pubblica amministrazione.

Inoltre, la sua erogazione è incompatibile con l’assegno mensile dovuto dall’Inail a titolo di assistenza personale continuativa ed il suo importo è ridotto in misura corrispondente all’importo della prestazione stessa per coloro che fruiscono di analoga prestazione erogata da altre forme di previdenza obbligatoria e di assistenza sociale. Ad esempio, l’assegno non viene corrisposto nel caso di fruizione dell’assegno di accompagnamento (a carico delle Regioni) erogato ai soggetti riconosciuti invalidi civili, di importo superiore.

Compilazione modulo domanda di accompagnamento ed errori

I moduli poi possono apparire a volte ostici, tant’è che sono spesso previste delle lunghe spiegazioni sulle modalità di compilazione. I meno esperti possono farsi assistere dal proprio Caf o dagli stessi uffici dell’Inps. Ma che succede in caso di errori di compilazione nella domanda di accompagnamento? La Cassazione ha precisato – coerentemente con i propri stessi precedenti [3] – che l’Inps non può negare l’indennità di accompagnamento per errori nella domanda, trattandosi di violazioni formalistiche e non della sostanza del diritto.

In tema di prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito della previa presentazione della domanda non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’Inps o l’uso di formule sacramentali; è sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura anche amministrativa si svolga regolarmente. Ne consegue che non costituisce requisito imprescindibile della domanda amministrativa barrare la casella che, nel modulo, individua le condizioni sanitarie la cui sussistenza è necessaria per il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento; l’Inps, infatti, non ha il potere di nuove cause di improcedibilità o di improponibilità in materia (potere riconosciuto solo alla legge e non certo al personale di un ente, sia pure pubblico).

A confermare la prevalenza della sostanza rispetto alla forma sono state anche numerose sentenze degli anni passati. Così la Cassazione ha detto che: «In tema di prestazioni assistenziali, il giudice investito della domanda di pensione di inabilità, per la quale risulti carente il requisito sanitario, qualora, per la percentuale accertata, ricorrano le condizioni per l’attribuzione dell’assegno di invalidità, può riconoscere, pur in mancanza di esplicita richiesta dell’interessato, quest’ultima prestazione se sussistano i necessari requisiti socio-economici, in quanto implicitamente compresa nella più ampia domanda di pensione» [4].


note

[1] Cass. sent. n. 19724/2019.

[2] Trib. Roma, sent. 5159/2019.

[3] Cass. sent. n. 14412/2019.

[4] Cass. Civ., n. 3027 del 2016, Cass. Civ., n. 19767 del 2017, Cass. Civ., n. 20664 del 2011, Cass. Civ., n. 7287 del 2015.

Corte di Cassazione, sez. VI – L, ordinanza 3 aprile – 22 luglio 2019, n. 19724

Presidente Curzio – Relatore De Felice

Rilevato

CHE:

il Tribunale di Crotone, in sede di opposizione ad ATP, avendo disposto il rinnovo della CTU con cui era stata accertata la sussistenza in capo a G.R. del requisito sanitario per beneficiare dell’indennità di accompagnamento, dalla stessa richiesta in via amministrativa nel 2014, ha condannato l’Inps a corrisponderne l’ammontare maturato da tale data, oltre interessi, fatti salvi gli eventuali periodi di ricovero in istituti di lungodegenza con retta a carico dello Stato;

la cassazione della decisione è domandata dall’Inps sulla base di un unico motivo; resiste con controricorso, illustrato da memoria, G.R..

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Considerato

CHE:

con l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, l’ente previdenziale contesta “Nullità della sentenza – Violazione e falsa applicazione della L. n. 533 del 1973, art. 7; dell’art. 2697 c.c.; del D.M. 9 novembre 1990 Ministero del Tesoro artt. 1 e 2 (in G.U. n. 268 del 16 novembre 1990, intitolato “determinazione delle caratteristiche del modello di domanda, da presentare per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile, e delle caratteristiche della certificazione da allegare a dimostrazione della presunta invalidità”), in relazione alla L. n. 18 del 1980; del D.P.R. n. 698 del 1994, art. 1; del D.L. n. 78 del 2009, art. 20, conv. in L. n. 102 del 2009 e della Circolare Inps 28 dicembre 2009, n. 131, emanata in esecuzione del D.L. n. 78 del 2009, art. 20, comma 3, conv. in L. n. 102 del 2009″; l’Inps contesta al giudice del merito di aver ritenuto spettante l’indennità di accompagnamento sebbene avesse accertato che il certificato del medico curante allegato alla domanda proposta in via amministrativa non conteneva l’indicazione espressa dell’impossibilità dell’istante di deambulare autonomamente e di svolgere, senza un aiuto continuativo, gli atti quotidiani della vita, così come indicato nella normativa richiamata in epigrafe; in particolare l’Inps si duole che il giudice abbia rigettato l’eccezione di improponibilità del ricorso, sollevata in ragione dell’accertata carenza di un presupposto di legittimità della domanda amministrativa;

il motivo è infondato;

il Tribunale ha correttamente rigettato l’eccezione d’improcedibilità del ricorso sollevata dall’Inps per l’asserita mancanza di una specifica domanda amministrativa volta ad ottenere l’indennità di accompagnamento;

la decisione gravata è coerente con il principio di diritto recentemente affermato da questa Corte (Cass. n. 14412 del 2019), con cui si afferma che “In tema di prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito della previa presentazione della domanda non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’INPS o l’uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura anche amministrativa si svolga regolarmente. Ne consegue che non costituisce requisito imprescindibile della domanda amministrativa barrare la casella che, nel modulo, individua le condizioni sanitarie la cui sussistenza è necessaria per il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento, non potendo l’istituto previdenziale introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.;

in definitiva, il ricorso va rigettato, le spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese di legittimità nei confronti della controricorrente, che liquida in Euro 200 per esborsi, Euro 2.500 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube